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IN SALA

Sin City – Una donna per cui uccidere

Un 3D funzionale e che abbraccia lo spettatore rendendolo parte della narrazione è forse la vera e unica piacevole novità di questo secondo atto di “Sin City” che, nel complesso, risulta essere quasi una caricatura del primo lungometraggio

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Anno: 2014

Distribuzione: Lucky Red

Durata: 102′

Genere: Thriller

Nazionalità: USA

Regia: Frank Miller/Robert Rodriguez

Data di uscita: 2 Ottobre 2014

Il mondo dei cine-comic è bello perché è vario, ma è bello soprattutto perché oltre ai blockbuster di cui la Disney Marvel è portatrice sana dai tempi del terzo Iron Man, spiccano in questo genere anche capolavori quali Watchmen e V per Vendetta. Vero è che questi due ultimi titoli sono trasposizioni di mini serie graphic novel d’autore, lontane dalla serialità mainstream delle avventure di personaggi come Thor, Capitan America e Avengers, ma sta di fatto che comunque unire il mondo del cinema a quello dei comics non è sempre sinonimo di puro intrattenimento, e a confermare questa verità si possono anche annoverare i film tratti dalle avventure di Batman che vantano la direzione di cineasti d’eccezione quali Tim Burton e Christopher Nolan.

Nell’altra metà del cielo dei Cine-Comic, ovvero quella in cui ciò che conta non è solo l’azione fine a se stessa in una lotta tra buoni e cattivi dove i secondi vincono sempre sui primi confermando ogni volta la loro natura di super eroi, nel 2005 si è aggiunta alla non lunghissima lista di lavori appartenenti a questo genere di lungometraggi Sin City, la trasposizione di alcuni capitoli dell’omonima opera di Frank Miller diretta dallo stesso autore insieme a Robert Rodriguez e a Quentin Tarantino come guest director. Dopo un passaggio in concorso al Festival di Cannes, Sin City una volta arrivato sul grande schermo è diventato un vero e proprio culto di genere dove il bianco e nero della fotografia in contrasto con i colori forti di alcuni particolari ad hoc ha dato vita a una versione del fumetto da cinema mai vista prima.

A nove anni dal primo film che racchiudeva quattro dei sette volumi scritti da Miller arriva nelle sale il sequel del lungometraggio, Sin City – Una donna per cui uccidere, che anche stavolta vede alla regia il duo Miller/Rodriguez. All’ormai famosissimo Kadie’s Bar di Sin City si incrociano le strade di sei personaggi assetati di vendetta. Un giovane e presuntuoso giocatore d’azzardo, Johnny (Joseph Gordon-Levitt), sfida e sconfigge più volte il perfido Senatore Roark (Powers Boothe), suscitando la sua ira e le sue minacce. La bella Nancy (Jessica Alba), la cui vita è precipitata nel baratro dopo la morte dell’amato Hartigan (Bruce Willis), fa la spogliarellista al Kadie’s Bar e proprio su quel palco matura il desiderio di vendicare il suo uomo con l’aiuto di Marv (Mickey Rourke). Ma soprattutto per Dwight (Josh  Brolin) il bar della “città del peccato” ha un grande significato. Dopo anni, rincontra lì Ava (Eva Green), la femme fatale per cui aveva perso la testa e il cuore. Pentita per averlo fatto soffrire, Ava gli chiede aiuto per liberarsi dai soprusi del marito milionario…

Un 3D funzionale e che abbraccia lo spettatore rendendolo parte della narrazione è forse la vera e unica piacevole novità di questo secondo atto di Sin City che, nel complesso, risulta essere quasi una caricatura del primo lungometraggio. La storia lo aveva già insegnato con Batman: Il cavaliere oscuro colpisce ancora: ciò di geniale che Frank Miller crea, Frank Miller può distruggere, e Sin City – Una donna per cui uccidere ne è la conferma. Oltre alla perfetta confezione che riprende, con aggiunta della terza dimensione, tutto ciò che di bello è già stato visto nel primo lungometraggio tratto dalla mini serie, il nuovo Sin City è debole di storie – trattate in maniera svogliata -, dove l’unica degna di un commento positivo è quella che dà il titolo al lungometraggio e si regge su una Eva Green straordinaria nel ruolo della donna fatale, tanto da mettere in ombra l’accattivante Jessica Alba che in confronto alla Dea Eva sembra un lombrico nei suoi ammiccanti balli nei panni della splendida Nancy, la cui mutazione – come se non bastasse – la rende più simile a una sorta di Edward Mani di Forbice in gonnella che a quella dolorante vendicatrice senza scrupoli che dovrebbe essere.

Di quel che è stato il primo Sin City rimane il nero di una città dove il giorno non arriva mai, la cattiveria vendicatrice dei suoi personaggi, la bellezza e la forza delle sue donne, ma l’anima di quella città maledetta in questo secondo atto sembra essersi persa, come i suoi protagonisti, nel buio delle strade.

Sandra Martone

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