Sono ormai passati quasi 4 anni dall’invasione russa dell’Ucraina che ha portato allo scoppio di una guerra che imperversa tuttora. In un clima geopolitico e sociale sempre più teso, la nuova edizione del Trieste Film Festival si trasforma ancora una volta in una piattaforma di dialogo sui temi del conflitto e delle sue conseguenze. L’occasione perfetta arriva con l’anteprima italiana di Active Vocabulary, film in concorso per la sezione documentari del festival. Il documentario realizzato dalla regista russa Yulia Lokshina, attiva soprattutto in territorio tedesco, arriva in Italia portandosi dietro il premio per il miglior film vinto al DOK Leipzig 2025.
Active Vocabulary, la guerra vista a scuola
Poche settimane dopo l’invasione dell’Ucraina, Masha, giovane insegnante russa, esprime il suo dissenso nei confronti della manovra, prendendo una netta posizione contro la guerra. Registrata di nascosto e accusata da studenti e da colleghi come una traditrice della patria, Masha si trova costretta alla fuga, ritrovandosi a insegnare in una scuola berlinese. In questa nuova scuola, Masha propone agli studenti di una sua classe di ricostruire il caso che l’ha vista partecipe, dando vita a un piccolo esperimento atto a indagare concetti quali il potere, il tradimento e la democrazia.
La scuola come strumento di propaganda
Active Vocabulary nasce nelle intenzioni della sua regista con una forma abbastanza diversa rispetto a quella del prodotto finale. L’idea iniziale di Yulia Lokshina era infatti quella di seguire alcune proteste scoppiate in Russia in merito a delle grosse operazioni di disboscamento per Nuova Mosca, un massiccio progetto di espansione territoriale. Varie sequenze di queste proteste sono rimaste nel documentario, nonostante il tema principale sia diventato quello dell’insegnante Masha. Ciò può far sembrare queste scene quasi fuori luogo e particolarmente scollegate con il resto del film. Ma in realtà non è così. C’è un filo sotteso che attraversa queste due vicende, apparentemente staccate, e che passa per il ruolo della scuola.
Per legittimare questo enorme progetto di espansione ai danni dell’ambiente naturale, il governo russo ha usato la scusa della costruzione di una gigantesca scuola, spacciando la cosa per pregresso civile e sociale. Eppure, non si parla solo di un primo passo verso la costruzione di nuovi e mostruosi impianti con conseguente sfruttamento del territorio, ma di uno strumento utile ad alimentare la macchina della propaganda. È in un ambiente scolastico fermamente controllato che si possono plasmare menti soggiogate al diktat del governo e corpi gettati in pasto al servizio della patria. E chi osa contrapporsi a questa linea di pensiero rischia di venire escluso, cacciato ed etichettato per sempre come traditore.
La scuola come palestra di democrazia
Lo sa bene Masha, che dopo aver criticato l’invasione russa dell’Ucraina si è trovata costretta a trasferirsi a Berlino. Questa situazione si rivelerà però perfetta per allestire un piccolo esperimento con una delle sue classi, ovvero quello di ricostruire gli avvenimenti del caso che l’ha coinvolta per poterne poi discutere. Andando ancora una volta in contrapposizione con il modello russo, Masha trasforma la scuola da strumento di propaganda in vera e propria palestra di democrazia, per utilizzare un concetto tanto caro al pedagogista John Dewey. Attraverso una piccola e coinvolgente attività di role play, la scuola diventa un luogo in cui il potere e le sue pratiche non vengono inculcate e osannate ma messe in discussione, esercitando dunque l’agire democratico e comunitario e il pensiero critico.
Active Vocabulary non è, dunque, solo un documentario sulla guerra che imperversa da quasi 4 anni tra Ucraina e Russia, ma una vera e propria esplorazione del ruolo che la scuola ricopre all’interno della società. Utilizzando, tra gli altri, materiali video d’archivio, registrazioni audio e animazioni 3D, Yulia Lokshina costruisce un’opera che riflette sulle meccaniche di potere, sulla propaganda e sul colonialismo militare e ideologico, avvertendoci dei rischi di un sistema sociale e scolastico che costruisce cittadini passivi piegati a dettami dogmatici al posto di cittadini attivi che agiscono consciamente e in libertà nel proprio vivere democratico.