Approfondimenti
Il cinema politico di Agnieszka Holland
Un approfondimento su una delle voci politiche e artistiche più influenti della Polonia.
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6 ore agoon
Al Trieste Film Festival viene presentato in anteprima Franz, il nuovo film della pluripremiata regista polacca Agnieszka Holland, che esplora la vita e le inquietudini di Kafka.
Non tutti sono però a conoscenza della storia personale e artistica di Holland, una delle voci politiche più libere e anticonformiste del cinema polacco, oggi attuale più che mai.
Una vita all’insegna dell’arte e attivismo
Agnieszka Holland nasce a Varsavia nel Novembre del 1948, da una madre cattolica e un padre ebreo, la cui famiglia era stata sterminata dai nazisti nel ghetto di Varsavia. Il fardello della persecuzione scorre nelle vene della famiglia, quando il padre, quadro del partito comunista polacco, muore durante un interrogatorio.
All’epoca Agnieszka aveva solo tredici anni. Cresciuta a pane e attivismo politico in un ambiente costellato da aspre critiche nei confronti del regime, la futura regista trasmetterà il suo dolore e il suo disprezzo per le ingiustizie politiche e sociali attraverso la propria arte.
Dopo il liceo Holland decide di lasciare Varsavia per inseguire la sua più grande passione. Si iscrive ai corsi della FAMU, la celebre scuola di cinema di Praga, ispirata dalla cinematografia cecoslovacca degli anni Sessanta di Miloš Forman e Ivan Passer, suoi insegnanti.
In Cecoslovacchia Agnieszka assiste ad un momento storico cruciale, la Primavera di Praga. La repressione sovietica costringe la regista a passare alcuni mesi in carcere, in quanto parte di un gruppo di dissidenti politici. La breve prigionia sarà per lei un’esperienza temprante, al termine della quale si renderà conto di “preferire fare l’artista piuttosto che l’agitatrice”.
Una volta tornata in Polonia, Holland inizia a scrivere le prime sceneggiature, attirando l’attenzione di di Andrzej Wajda, che diventa presto il suo mentore e la introduce all’interno di un gruppo di noti cineasti.
“Praga è stata la mia introduzione alla politica, alla violenza, alla bellezza, all’arte, al matrimonio, al cinema e ad altre arti… tutto ciò che mi è successo dopo è basato su questa esperienza cecoslovacca della quale sono profondamente grata”.
Uno stile politico senza compromessi o censura
Abbiamo già citato l’amore di Agnieszka Holland per il cinema degli anni Sessanta, da lei definito come l’espressione artistica più eccitante, assieme all’influenza del suo mentore Wajda. Ma ad accendere la sua passione per la settima arte furono i film di Agnes Varda, che le mostrarono come fosse possibile essere una donna e una regista di successo allo stesso tempo.
Il cinema di Holland è caratterizzato da uno sguardo libero, critico, acuto e profondamente segnato dalla Storia politica del suo Paese. Crescere nella Polonia comunista significa essere vittima di una costante repressione, artistica e individuale:
“La politica era impossibile, l’unico posto per eseguire un qualche tipo di potere era il set cinematografico”
Il cinema politicamente impegnato di Holland ti trafigge come un’arma con il suo crudo realismo e taglio quasi documentaristico. Film come Europa Europa, Raccolto Amaro e In darkness raccontano le drammatiche storie delle vittime ebree dell’Olocausto e del nazismo, senza paura di mostrare il dolore e la violenza disumana.
Ognuno di questi film non ci spiega la Storia che leggiamo sui libri ma racconta i destini individuali delle persone travolte dagli eventi. Il tutto con una forte intensità emotiva e vicinanza ai personaggi. Il fil rouge che lega la sua cinematografia è difatti il conflitto, che si palesa all’interno della famiglia, dell’identità, della sessualità o degli eventi storici.
Cinque film per conoscere Agnieszka Holland
La regista polacca esordisce sul grande schermo nel 1979 con Aktorzy prowincjonalni (Attori di provincia), un film incentrato su una compagnia teatrale di provincia e lo scontro tra aspirazioni e fallimenti degli attori. Un lucido ritratto della condizione dell’artista nell’Europa dell’Est socialista e la prima pietra che compone lo stile critico e politico della cinematografia di Holland.
Fever (Gorączka, 1980)
Una delle opere prime di Agnieska Holland, sospesa tra passato e presente, da lei definita come “un film realizzato in uno stato di libertà interiore mai più ritrovato”.
Fever è un dramma storico ambientato nella Polonia dei moti rivoluzionari del 1905, durante i quali seguiamo le disavventure di Kama, una giovane anarchica incaricata di un attentato. Il colpo fallisce. La protagonista cade in preda ad un crollo psicologico mentre una bomba passa di mano in mano sospesa tra paranoia, tradimenti e doppiogiochisti.
La bomba in questione svolge la doppia funzione di dispositivo distruttivo e narrativo, per raccontare la storia di un gruppo di rivoluzionari e dell’uso della violenza come problematico strumento di lotta, fino al fallimento del loro ideale di fronte alla cruda realtà. Gorączka è una grande opera metaforica, considerata oggi un film di culto in Polonia.
Raccolto amaro (Bittere ernte, 1985)
Il colpo di stato del 13 Dicembre 1981 costringe la regista a lasciare la Polonia e trasferirsi a Parigi. Gli anni dell’esilio coincidono però con la sua crescente affermazione artistica e contribuiscono allo sviluppo del suo caratteristico stile apolide, libero e personale, racchiuso in Raccolto amaro.
Il film si svolge negli anni Trenta, quando l’Unione Sovietica sotto Stalin, impone la collettivizzazione delle terre, confiscando il grano e affamando deliberatamente milioni di ucraini, un evento noto come Holodomor. Per colpa della carestia, Yuri, un giovane artista cosacco, si ritrova a combattere per la sopravvivenza sua e della sua famiglia contro l’oppressione sovietica. Nel mentre, si innamora di Natalka, una ragazza ucraina per lui simbolo di libertà e resistenza.
Holland racconta la storia di un artista che, proprio come la regista polacca, lotta contro un regime totalitario utilizzando come arma la sua arte, in questo caso per documentare gli orrori della carestia artificiale. Affrontando temi come la resistenza, la libertà, l’amore e l’orrore della guerra civile e politica, la regista mostra l’ardore degli animi umani e artistici nella lotta alla sopravvivenza. Il film le valse una candidatura all’Oscar come miglior film straniero nel 1986.
Europa, Europa (1990)
Nel cinema di Holland la Storia è vista come una complessa compresenza di opposte realtà con cui vanno fatti i conti, duramente e senza debolezza. Questo è quello che avviene nel film Europa Europa.
Europa, Europa ripercorre una storia realmente accaduta. Nella Germania della Seconda Guerra Mondiale, un ragazzino ebreo si finge ariano per sfuggire alle persecuzioni naziste. Costretto a mantenere la finzione, finisce per arruolarsi come militare nella gioventù hitleriana, fino a divenire un eroe di guerra del regime.
Tratto dal romanzo autobiografico di Salomon Perel, Europa, Europa alterna momenti di estrema emotività a teatrali dimostrazioni di violenza, raccontano una storia reale carica di spessore psicologico. Un film che, dati i recenti avvenimenti, si dimostra più attuale che mai ed è recuperabile su MUBI.
In Darkness (2011)
La vera storia di Leopold Socha, operaio del sistema fognario e ladruncolo a Lvov, nella Polonia occupata dai Nazisti. Dopo essersi imbattuto in un gruppo di ebrei, Socha accetta di nasconderli per denaro, sottraendoli alla persecuzione e mettendoli momentaneamente in salvo nei condotti fognari. Quello che inizia come un mero accordo “economico” prende, però, una piega inaspettata e Socha rischia la sua vita assieme a quella degli ebrei.
La regista polacca ritorna sul tema della Seconda Guerra Mondiale anche in anni più recenti, ma con un taglio differente. In Darkness è il ritratto del contrasto tra luce e tenebre, tra i chiari pericoli della superficie e il buio dell’ignoto nel sottosuolo.
Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti, la cinematografia di Holland è influenzata dalle forme hollywoodiane contemporanee. Dirige Leonardo DiCaprio in Poeti dall’inferno e alcuni episodi di note serie americane come House of Cards, The Wire, Cold Case. Nonostante questo, con In Darkness, Holland si dimostra in grado di mantenere uno stile unico, capace di coniugare lo spessore di un crudo e realistico sguardo europeo con la teatralità e la finzione del cinema hollywoodiano.
Green Border (2023)
Agnieszka Holland torna a parlare del proprio Paese in un film che mette al centro la crisi umanitaria in atto nel 2021 tra i confini della Polonia e la Bielorussia, il cosiddetto “green border”.
Al confine verde si intrecciano le vite di una famiglia siriana, di una giovane guardia di frontiera e di un’attivista. Ogni notte il gruppo di profughi tenta di entrare in Europa attraverso le foreste paludose tra la Bielorussia e la Polonia. Ogni notte i soldati delle due frontiere li riportano dall’altro lato del confine, tra violenze, grida e ingiustizie.
Dopo la prima sequenza a colori, il film è interamente in bianco e nero, come a manifestare attraverso l’assenza del colore tutto il dolore e la tragicità della vicenda. Green border è un’opera potente, cupa ed evocativa, animata dal forte senso di ingiustizia provato dalla regista nei confronti del proprio governo. Un atto d’accusa non solo verso la Polonia, ma verso l’ipocrisia europea.
«Racconto una verità che doveva a ogni costo restare nascosta»