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‘Teheran 3’: un nuovo e promettente inizio

il ritorno di una serie complessa e sfaccettata

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Dal 9 Gennaio Teheran 3 è su Apple TV. Ogni venerdì verrà pubblicato un nuovo episodio. La serie diretta da Daniel Syrkin e ideata da Moshe Zonder, Dana Eden e Maor Kohn torna con una nuova storia ricca di intrighi e colpi di scena.  

Prima di iniziare Teheran 3, è caldamente consigliato un recupero della prima e della seconda stagione, per conoscere meglio i suoi personaggi. 

Teheran 3 riprende direttamente dal finale della stagione precedente, mostrando come l’omicidio del generale Mohammadi (Vasilis Koukalani) influenzi la stabilità politica del paese. La storia si apre con Tamar (Niv Sultan) in evidente difficoltà, alle prese con le conseguenze della sua disobbedienza agli ordini del Mossad. 

Teheran 3: una nuova sfida

Teheran 3 pone delle nuove sfide per il team di scrittura. La serie è dotata di una macchina narrativa particolarmente complessa. Nel corso di queste due stagioni gli sceneggiatori hanno ordito delle trame in cui doveri, sentimenti e temi sociali si intrecciavano tra di loro in un intricato affresco tenuto insieme da un’ottima abilità di scrittura. 

La sceneggiatura si è distinta finora per la sua abilità di tenere vivo un crescendo di tensione sempre costante che mantiene l’attenzione dello spettatore. Anche stavolta, con il primo episodio di Teheran 3, la sceneggiatura sembra non aver perso il suo smalto. 

Alcuni interpreti hanno saputo dar voce con maestria ai personaggi sfaccettati che compongono il racconto, enucleando alla perfezione l’essenza della serie.

Teheran 3: grandi interpretazioni 

Vanno ricordati, tra gli altri, Niv Sultan e Shaun Toub, l’interprete di Faraz Kamali, l’agente segreto iraniano. I due attori, fra l’altro, aprono la narrazione in questo nuovo episodio di Teheran 3. 

Questi due interpreti hanno saputo tenere testa ad una prova di recitazione tutt’altro che semplice. In questa serie, infatti, gli agenti segreti sono professionisti, ma prima di tutto sono umani. La collisione fra questi due lati è uno dei punti di forza dello show, e, in Teheran 3, ritorna con tutta la sua potenza. A questa complessità si aggiunge l’abilità di camuffamento durante una copertura, in cui il vero essere del personaggio viene celato dietro delle effimere maschere funzionali al completamento delle missioni. 

Questa serie già solida per scrittura e cast è ulteriormente impreziosita dalla regia di Daniel Syrkin.

Una regia brutale e onesta

In Teheran 3, la regia di Syrkin si mantiene brutale e asciutta, e rivela in questa scelta estetica un’onestà che è alla base di tutta la narrazione. 

La complessità della serie, del resto, non potrebbe avere luogo senza l’occhio asciutto e metodico del regista. Syrkin è un regista che non nasconde nulla allo spettatore, né la fragilità dell’essere umano, ne le contraddizioni di un sistema politico. 

Nuovi arrivi nel cast di Teheran 3

In Teheran 3 il cast si aggiorna, introducendo nuovi personaggi e nuove opportunità di conflitto in grado di turbare gli esili equilibri narrativi della serie. 

In questo episodio fa la sua comparsa Talia (Yarden Toussia-Cohen), un’amica di Tamar disposta ad aiutarla ad uscire dalla situazione spinosa in cui si trova. Al suo fianco, abbiamo il tecnico nucleare Eric Peterson (Hugh Laurie), desideroso di scoprire quanto l’Iran sia trasparente nel suo utilizzo del nucleare, noncurante della crescente xenofobia scatenata dalla morte di Mohammadi. 

Non meno interessante è il nuovo agente segreto iraniano interpretato da Ray Haratian. Questo personaggio si preannuncia pieno di sorprese, poiché la sua apparenza  mite potrebbe celare un lato oscuro pronto a emergere nei momenti di maggiore tensione. 

Gli sviluppi narrativi non sono l’unica cosa che genera aspettative in Teheran 3, lo è anche la ricerca visiva messa in atto dal regista. 

Teheran 3: nuovo spazio per una ricerca visiva? 

Nella prima stagione, Syrkin ha saputo trasmettere quanto il dovere pesi sulla vita privata degli agenti. La sua  soluzione di regia  prevedeva che un momento di vita privata venisse continuamente frammentato da inquadrature simmetriche sugli agenti moderatori del quartier generale, rendendo bene l’idea di un vincolo indissolubile fra gli agenti ed il loro mestiere. 

Nella seconda stagione, Syrkin sperimenta per rappresentare un’altra complessa tematica molto cara alla serie: la relatività del punto di vista. Dopo un momento di forte tensione, sia Tamar che Faraz Kamali sono stati inquadrati davanti allo specchio del bagno, alle prese con le loro emozioni. La simmetria nell’inquadratura e nei gesti era necessaria per suscitare una riflessione su quanto sia sfumata e relativa la linea fra bene e male. 

Teheran 3 è appena iniziata, ma c’è già l’aspettativa che Syrkin continui a sperimentare per trasmettere i temi della serie in modo ancora più incisivo. 

Un grande ritorno 

Teheran 3 fa nuovamente parlare della serie con questo ritorno in grande stile, promettendoci ancora una volta delle emozioni forti, valorizzate dalla narrazione serrata e dalla regia chirurgica ed impietosa che hanno saputo conquistare il pubblico. 

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