Cult

‘I duellanti’: tesi, antitesi e sintesi dell’animo umano

L’appuntamento col duello di due ufficiali attraversa tutto il periodo napoleonico

Published

on

Se Hegel fosse stato vivo all’epoca dell’uscita de I duellanti, avrebbe probabilmente apprezzato profondamente l’opera prima di Sir Ridley Scott.

Quello de I duellanti non è stato soltanto un esordio con i fiocchi per il regista britannico, ma il film è stato anche capace di raccontare la fine dei vecchi valori di lealtà e di rispetto reciproco, offrendo al contempo una visione perfettamente “hegeliana” dei mutamenti di un mondo che andava ben oltre gli ideali repubblicano e democratico.

Il film è disposnibile su Paramount +.

I duellanti: un esordio eccezionale

Scott, dopo anni dedicati a cortometraggi e spot pubblicitari, decise di debuttare nel lungometraggio adattando il racconto omonimo di Joseph Conrad. Ne risultò un’opera che, in un periodo di profondo rinnovamento cinematografico e di storie fortemente ancorate all’attualità, compiva un passo indietro nel tempo, recuperando il genere del film storico, caratterizzato da grande eleganza stilistica e attenzione ricostruttiva, per raccontare una lotta incessante dell’essere umano.

Quella che Scott mette in scena è una lotta tra ideali politici in perenne conflitto dentro un mondo che, sotto i loro occhi, sta cambiando volto. Mentre i protagonisti, nel corso degli anni, si trasformano al tempo stesso in complici e diventano progressivamente obsoleti.

All’interno de I duellanti è possibile individuare tre momenti riconducibili al pensiero hegeliano, nei quali due punti di vista opposti giungono, verso la fine, a una sintesi.

Tesi

La prima tesi è rappresentata dal punto di vista di Armand d’Hubert, interpretato da Keith Carradine, incaricato di arrestare Gabriel Feraud (Harvey Keitel) dopo che quest’ultimo ha ferito a morte il nipote del sindaco in un duello. Nel loro primo incontro, Gabriel appare come una figura irascibile, quasi folle, che combatte senza misura.

Armand è un uomo che risponde agli ordini del potere, pur desiderando in parte ribellarsi a esso. Tuttavia, resta bloccato dalla sua ambizione di carriera, poiché aspira a raggiungere un alto rango sociale. Questo obiettivo lo accompagna fin dall’inizio, anche se a tormentarlo è l’incontro con Gabriel, che ferisce il suo orgoglio.

Egli incarna un ideale conservatore: un uomo che si autodetermina e aspira a superare il proprio status sociale per un fine personale. Vorrebbe che questo principio valesse non solo all’interno del governo napoleonico, ma per chiunque. Con il tempo sviluppa un crescente senso di inferiorità nei confronti di Gabriel, accompagnato da un sentimento di impotenza che gli impedisce di prevalere su di lui.

Quando Napoleone viene sconfitto in Russia e confinato all’Isola d’Elba, Armand riesce finalmente a entrare nell’alta aristocrazia che ha sempre sognato, ma il suo traguardo risulta svuotato di significato.

Antitesi

Gabriel Feraud è il contrario di Armand: un personaggio che non si sente compreso, ribelle ma profondamente fedele ai propri principi di nobiltà e a Napoleone. Disprezza la vigliaccheria e la paura di perdere uno scontro. Proprio per questo, entra più spesso in conflitto con il proprio reggimento.

Legato a un ideale più unitario ed egualitario, Gabriel rifiuta le regole rigide e trova in Armand il suo contraltare, qualcuno contro cui misurarsi costantemente. Ogni volta che lo incontra, Armand lo percepisce come un uomo venuto meno al proprio dovere e all’onore dovuto all’ideale napoleonico.

Per questo, lo perseguita e tenta ripetutamente di coinvolgerlo in nuovi duelli: Armand diventa per lui una necessità ideologica, l’anello mancante della propria esistenza, il degno avversario attraverso cui continuare una lotta che, per Gabriel, non può e non deve finire.

Sintesi

Sono due i momenti in cui i protagonisti trovano un punto di contatto tra le loro visioni.

Il primo avviene in Russia, durante la fallimentare campagna napoleonica: stretti dal freddo, si imbattono in soldati russi e li affrontano insieme. Uniti contro un nemico comune, imparano a “guardarsi le spalle” a vicenda.

Il secondo è l’incontro finale, dopo il crollo definitivo del sogno napoleonico. Stremati, invecchiati, si affrontano tra le macerie di antiche rovine e decidono infine di fingere la propria morte, rispettandosi per l’ultima volta. Entrambi hanno perso: il loro mondo non esiste più.

Gabriel e Armand diventano cosi la “sintesi” del loro scontro. Ciò non perché trovino una verità comune, ma perché vengono meno le rispettive rivalità e le presunte “superiorità” che li hanno definiti. La loro lotta perde ogni funzione storica, esaurendosi insieme al mondo che l’aveva resa necessaria.

I due personaggi si ritrovano a essere due reduci di una lunga lotta politica. Essi sono simili a coloro che uscirono dal secondo conflitto mondiale sognando un mondo diverso, dopo aver combattuto per una causa che non ha mantenuto le promesse.

I duellanti

Il racconto storico di Ridley Scott

Ridley Scott è sempre stato affascinato dalle narrazioni duali, come dimostra anche The Last Duel (2021). Infatti, questo tipo di struttura gli consente di mettere in scena le diverse facce del potere e degli eventi storici, attraverso il confronto tra figure opposte ma speculari, impegnate in una lotta di valori e ideologie inconciliabili.

Nello stesso anno dell’uscita de I duellanti, negli Stati Uniti Jimmy Carter divenne presidente: si sperava in un ritorno alla democrazia dopo anni di dominio repubblicano che avevano frenato il Paese. Ma tali aspettative furono in larga parte disattese.

Si respirava un diffuso pessimismo, alimentato dal declino delle istanze rivoluzionarie nate con i moti del ’68. Poi avvenne, nel 1974, lo scandalo del Watergate e le conseguenti dimissioni di Richard Nixon, che segnarono così la fine di un governo considerato “conservatore” e “autoritario”.

Dal 1977 in poi, l’America avrebbe imboccato la strada di un conservatorismo sempre più individualista, in cui i valori di unione e fraternità venivano sostituiti dal capitale e dall’affermazione personale, trovando il suo spazio nel reaganismo ed è proprio questo clima che rende I duellanti un film perfettamente aderente al suo tempo.

Scott osservava questo cambiamento e lo comprendeva profondamente. Nella sua filmografia avrebbe continuato ad analizzare tali mutamenti fino alle opere più recenti, dove il potere assume tratti sempre più grotteschi e caricaturali: House of Gucci (2021) e Il gladiatore II (2024).

Conclusioni

I duellanti è più di un film storico che omaggia Barry Lyndon di Kubrick: è un’opera che riflette sulla persistenza del conflitto anche quando il mondo ha già voltato pagina. Con la sua prima prova registica, Ridley Scott costruisce un racconto di grande epica visiva e densità teorica, ponendo le basi della sua filmografia futura. Il conflitto non conduce a una risoluzione, ma a una sospensione, il momento in cui un ideale perde significato e coloro che vi hanno creduto restano soli di fronte al vuoto lasciato dalla Storia.

Exit mobile version