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‘Gremlins’, storia di una natività mostruosa

A Natale, tornano gli iconici mostriciattoli verdi creati da Joe Dante

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A ben pensarci, è difficile immaginare un film più natalizio di Gremlins. Non tanto, o non solo, perché si svolge nel “periodo più meraviglioso dell’anno”, perché “Baby Please Come Home” di Darlene Love ci accompagna sin dai titoli di testa o, ancora, perché i riferimenti – anche macabri – al Natale si sprecano, ma perché Gremlins è un vero e proprio film sulla natività e su ciò che ne consegue: una riflessione giocosa ma anche dissacrante sul concetto stesso di Natale.

Prodotto da Steven Spielberg, scritto dal Chris Columbus e diretto da Joe Dante, praticamente un concentrato di quell’immaginario eighties di cui il film del 1984 sarà una colonna portante, Gremlins è infatti legato a doppio filo al tema della nascita e, di conseguenza, a concetti come genitorialità e responsabilità. Il film perfetto, insomma, per un Natale “blasfemo” e non convenzionale.

Il lato oscuro delle festività

In questa favola nera di animaletti teneri e pelosi che si moltiplicano quando bagnati e che si trasformano in diabolici mostri quando mangiano dopo la mezzanotte, una storia di regole prontamente infrante e di ruoli famigliari capovolti, a prendere forma è così proprio una Festa (e un Paese) ormai preda dei suoi più bassi istinti, del consumismo più sfrenato, di una facciata ipocrita pronta a essere violentemente strappata via. Quando Gizmo entra nella vita di Billy (Zach Galligan) e della sua famiglia è infatti da subito chiaro come l’America di Gremlins sia un paese sempre più incosciente e irresponsabile.

Una realtà fatta di genitori immaturi e figli che si caricano sulle spalle la famiglia (Billy, ancora adolescente, che lavora in banca mentre il padre va in giro per il paese tentando di piazzare le sue disastrose invenzioni), istituzioni inette e una comunità sempre più vittima di un edonismo consumista che proprio in quegli anni stava raggiungendo il suo apice. È proprio in questo mondo che irrompono con la loro carica anarchica e distruttiva i gremlins, il lato più oscuro e fuori controllo di un pubblico che, suo malgrado, in loro e nelle loro pulsioni animalesche è costretto a rispecchiarsi (la scena del cinema), facendo i conti con una società aggressiva che proprio sotto le feste – quel periodo in cui tradizionalmente bisogna essere felici e gentili a tutti i costi – tira fuori il peggio di sé.

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All’assalto del sogno americano

Nati come espressione gergale tra le fila dell’aviazione militare che così identificava i guasti meccanici più inspiegabili, rispolverati da Roald Dahl (ex pilota della RAF) in una delle sue storie per ragazzi, i gremlins sbarcano così nel nuovo continente e nel mondo del cinema mutando (anche letteralmente) pelle e rinascendo dai loro fumosi bozzoli a immagine e somiglianza di un sistema fuori controllo e in preda ai suoi più bassi istinti.

Lo fanno attraverso un film che mescola sapientemente horror e black comedy, satira sociale e film per ragazzi, riuscendo a essere infantile senza mai dimostrarsi ingenuo, pieno d’amore per il genere e la storia del cinema (le citazioni si sprecano: da Nosferatu a Biancaneve e i sette nani, da Il pianeta proibito a L’invasione degli ultracorpi) senza perdere di vista la sua giocosa e al tempo stesso feroce messa alla berlina dell’american way of life. Non è un caso, del resto, che la resa dei conti avvenga proprio all’interno di un centro commerciale, tempio del consumismo per eccellenza e luogo dove, ironia della sorte, troveranno posto, da quel momento in poi, nella forma di gadget, pupazzi e quant’altro, anche i gremlins.

Un pezzo di cultura pop

Perché, al di là della critica più o meno cinica alle festività (la storia narrata da Phoebe Cates resta uno dei momenti più orrorifici legati al Natale) e al sistema, Gremlins è stato ed è tuttora soprattutto un fenomeno pop e di costume come pochi altri. Un titolo che, assieme a E.T. l’extraterrestre (di cui, per certi versi, riprende lo stupore infantile), Ritorno al futuro (con il quale condivide lo stesso set), Indiana Jones (omaggiato sin dall’incipit), ha fatto grande un’epoca, imprimendosi nell’immaginario collettivo e mettendoci a contatto con un mostruoso che non viene da fuori, ma è frutto delle nostre azioni più irresponsabili.

“Voi avete fatto con mogwai quello che fate sempre con i doni di madre natura”, dice il vecchio cinese dopo aver assistito alla devastazione portata dall’incoscienza dei protagonisti. Una chiusa perfetta per attestare definitivamente l’immaturità di un Paese e di un intero sistema, lontani dall’accettazione di qualsiasi responsabilità.

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