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‘Indiana Jones’: il cinema per antonomasia

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Se dovessimo trovare un’icona cinematografica capace di rappresentare l’essenza stessa del cinema, quella sarebbe senza dubbio Indiana Jones.
Egli incarna la quintessenza del cinema fisico, della scoperta, dell’avventura “vecchia scuola”, perfettamente in linea con le atmosfere dei romanzi classici di Jules Verne o Emilio Salgari.
Indiana Jones è diventato il simbolo dell’eroe avventuroso per eccellenza, oltre che una fonte di ispirazione per filmmaker e per intere generazioni di opere cinematografiche.

Indiana Jones: due visioni di avventura cinematografica

Per capire dove nasce il personaggio bisogna guardare ai suoi due creatori: Steven Spielberg e George Lucas.
Due tra i più influenti artisti della storia del cinema, che hanno plasmato l’immaginario moderno proprio perché, prima ancora di essere cineasti, erano spettatori affascinati dalle grandi storie d’avventura con cui erano cresciuti.

Entrambi appartengono alla generazione degli anni ’40, quella del dopoguerra, cresciuta in un’America rurale e instabile.
Lucas, sin da giovanissimo, si appassiona ai personaggi seriali come Zorro o Flash Gordon, al cinema di Akira Kurosawa e ai romanzi d’avventura come John Carter da Marte, oltre che ai racconti epici della mitologia greca. Ne rimane stregato per il romanticismo, il senso di scoperta e l’eroismo che trasmettono.
Dall’altro lato, Spielberg coltiva fin da piccolo una profonda passione per il cinema, in particolare per il western di John Ford e Howard Hawks, e per le grandi epopee di David Lean. Rimane affascinato dal carisma dei personaggi interpretati da John Wayne e dalla maestosità dei paesaggi e della costruzione visiva.

Punto d’incontro

Dopo una lunga gavetta nel mondo hollywoodiano, entrambi si fanno notare con piccole opere indipendenti ricche di personalità, come THX 1138(1971) e Sugarland Express(1974), per poi raggiungere il successo mondiale con due blockbuster che cambiarono il cinema:
Star Wars: Una nuova speranza(1977) e Lo Squalo(1975).
Queste due opere erano il frutto di anni di passioni per il cinema e per la letteratura, e rappresentarono anche il punto d’inizio di una grande amicizia personale e professionale.

Da questa unione era inevitabile che prima o poi nascesse una collaborazione. Fu proprio Lucas a proporre l’idea di un film che omaggiasse i classici serial d’avventura che guardava da bambino. Dopo una sceneggiatura firmata da Lawrence Kasdan, l’ingaggio di Spielberg alla regia e la scelta dell’attore perfetto per incarnare lo spirito del protagonista, nel 1981 esce nelle sale I Predatori dell’Arca Perduta, dando vita a una saga destinata a diventare iconica.

Indiana Jones: Indy e suo padre, interpretato da Sean Connery

Indiana Jones: il nuovo eroe delle due epoche

Il primo film fu un fulmine a ciel sereno, perché arrivava in un momento in cui la New Hollywood stava “sparando” le ultime cartucce legate alla “politica degli autori” e si stava affacciando un nuovo immaginario sociale e politico dominato dal positivismo americano.
Ed è proprio qui che entra in scena Indiana Jones:
un personaggio vecchia scuola, indipendente, razionale, democratico, che detesta ogni forma di totalitarismo, letteralmente un eroe figlio della Seconda Guerra Mondiale e della successiva contrapposizione al comunismo sovietico.

Ama la razionalità, ma non disdegna una scazzottata se necessaria; è romantico, ma anche spaccone; segue la scoperta per un bene “superiore”, ma è profondamente leale verso i suoi compagni d’avventura.
In lui si uniscono l’eroismo di una volta e la mentalità della metà del ’900. Al tempo stesso rappresenta anche l’eroe contro l’ignoranza, il conservatorismo cieco e le paure di un periodo storico in transizione, dichiarando una forte apertura al mondo e alle sue culture, oltre alla riscoperta della propria storia.

Il fascino della vecchia scuola

Un altro elemento fondamentale che ha reso la prima trilogia intramontabile è il suo amore per il cinema vecchio stampo: scenografie reali, costumi ricercati, set imponenti, comparse numerose, paesaggi maestosi, epicità degli scontri e degli stunt.
Sono gli ingredienti del cinema con cui Lucas e Spielberg sono cresciuti, quello che puntava sull’autenticità per stupire lo spettatore.
Negli anni in cui, grazie anche a Lucas, il cinema stava virando sempre più verso gli effetti speciali, Indiana Jones cercava di riportare in vita quell’atmosfera artigianale: ogni pugno, acrobazia o caduta era vera e si percepiva fisicamente sullo schermo.

È il cinema classico che si fonde con quello moderno, una commistione perfetta che ancora oggi conserva un fascino unico.

Indiana Jones: il quinto capitolo è uno dei meno amati.

Il problema del capitoli 4 e 5

Tutto ciò che funzionava magistralmente nei primi tre film non si può dire degli ultimi due, spesso considerati i più deboli, e talvolta i più odiati, della saga.

Il primo grande problema è il tempismo: sono usciti troppo tardi rispetto al terzo episodio, mostrando un protagonista inevitabilmente più anziano.
Si sarebbe potuto lavorare su un personaggio che affronta il passare del tempo, come è accaduto in opere crepuscolari di grande valore, da Logan di James Mangold ai film di Sam Peckinpah, ma per un eroe come Indiana Jones risulta difficile immaginarlo fuori dal suo mondo di avventure fisiche.

Un altro limite riguarda i personaggi secondari: mentre nella trilogia originale erano memorabili e funzionali alla trama, quelli nuovi non sono riusciti a entrare nell’immaginario collettivo, generando in alcuni casi un forte rifiuto (come il personaggio del figlio interpretato da Shia LaBeouf).

Infine, gli ultimi due film hanno sofferto un uso eccessivo della computer grafica, perdendo quella tangibilità e quell’impatto fisico che avevano reso la trilogia originale così amata, evidenziando quanto il cinema contemporaneo abbia smarrito parte del fascino delle origini.

Indiana Jones: un mito moderno

In fin dei conti, questo è ciò che rappresenta Indiana Jones: il cinema per antonomasia, una grande avventura che utilizza i miti e la cultura umana per raccontare nuove storie.
Come i racconti d’un tempo, Indiana Jones e la sua frusta sono ormai diventati essi stessi mito.

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