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‘La Comunidad – Intrigo all’ultimo piano’. Un film ancora attuale

Da non perdere la rassegna sul cinema spagnolo

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Segnaliamo su Arte, una rassegna singolare, da non perdere: La Spagna al cinema. Sottotitolo: Sette capolavori del cinema spagnolo che raccontano il Paese dagli anni Ottanta agli anni Duemila. L’anno del film di Álex de la Iglesia, La Comunidad, è proprio il Duemila.

La Comunidad Trailer del venticinquesimo anniversario

 

La Comunidad: una storia col fiato sospeso

L’agente immobiliare Julia Garcia (brillantissima Carmen Maura!) cerca di vendere un appartamento nel centro di Madrid. A ogni possibile acquirente, ripete come un mantra i vantaggi del grande affare e, nell’attesa, perché no, decide di goderne: letto ad acqua, divano in vera pelle (non come quello in plastica di casa sua), cucina super accessoriata.  Non sa che dietro ogni porta e su ogni pianerottolo si nasconde da anni un segreto oscuro, e macabro. Lo capirà a sue spese, quando, pensando di essersi imbattuta in una grande fortuna, dovrà fare i conti con i vicini e con il passaggio dalla loro curiosità alla violenza.

La Comunidad: il condominio, contenitore di nevrosi

Tralasciando i classici di Hitchcock e Polansky, che Álex de la Iglesia non esita a citare (il riferimento a Vertigo nei titoli di testa è evidente), di storie ambientate in uno stesso stabile ne conosciamo tante, ormai. Dal delizioso Il condominio dei cuori infranti, francese, al più recente e spassoso La riunione di condominio (film spagnolo). Divertente anche il francese 8 rue de l’Umanité (disponibile su Netflix) che dipinge le situazioni paradossali di chi è costretto a condividere lo stesso spazio durante il lockdown del 2020.

Sono narrazioni che si somigliano molto nei propositi di fondo: mettere in luce le ombre dei personaggi e delle loro relazioni. Cambiano i toni, però. Per esempio, Il condominio dei cuori infranti tende a una piacevole benevolenza, in uno sguardo assolutorio e disincantato. La riunione di condominio, girato all’interno di uno stesso appartamento, esaspera i pregiudizi delle persone,  inizialmente in un’atmosfera amicale, per poi rinfacciarsi le peggiori cose. 8 rue de l’Humanité  ha un tono scanzonato fin dall’inizio, rimanendo nel clima di una satira leggera, senza troppo incattivirsi.

Le atmosfere e i personaggi

La Comunidad ha i toni accesi del cinema di Almodovar, giocando con atmosfere ancora più sopra le righe, esasperando le situazioni fino rivisitare generi e sottogeneri: l’horror, il noir, il thriller, la farsa, addirittura. Manipola parecchi stereotipi, coinvolgendoci in un gioco per il quale non ci risparmia il cadavere mummificato, roso dal gatto domestico, le corse sui tetti, l’instabilità sui cornicioni, il personaggio sospeso in aria a un’altezza vertiginosa (sul Banco de Bilbao, attaccato allo zoccolo della statua di un cavallo!).

I personaggi sono grotteschi fino alla fine, caratterizzati da un loro aspetto dominante: il responsabile del condominio (diabolico), il languido e macho latin lover, il ragazzo problematico, monomaniaco, che si sente Dart Fener e fa giustizia con la sua spada laser. Lui è quello che si traveste (in un’ altra citazione, di Guerre Stellari, questa volta), ma è il più sincero, e scaltro, rispetto alle maschere degli altri. Buffissime, poi, le sciocche sorelle, zitelle. Una parola che oggi non si può dire, ma forse nel 2000 ancora, sì.

La spudoratezza delle sequenze

Film politicamente, e moralmente, scorretto, La Comunidad procede inanellando le diverse situazioni paradossali, alla  scoperta ricerca del divertissement. Non un sussulto davanti ai morti ammazzati, tra lo splatter e la dinamica da fumetto; nessun giudizio per le scelte e le azioni dei personaggi bizzarri. Bensì un’amplificazione del reale, fino al grottesco, che muove al sorriso, e piace un po’ meno quando scade nella farsa.

La critica al cinismo sociale funziona meglio nei momenti in cui il film sa creare complicità con lo spettatore, nella consapevolezza condivisa del ricorso all’assurdo, delle svolte narrative azzardate e dell’umorismo nero nei colpi di scena, nella sfrontatezza della parodia.

Carmen Maura

Unità di tempo e di luogo per questo film, in cui Carmen Maura (premiata come miglior attrice al festival di San Sebastian) è in scena dall’inizio alla fine, con il suo completino rosa, buffo, rispetto al gioco al massacro del racconto.

Il ruolo, padroneggiato con grande talento, è quello di una donna non in crisi di nervi, che affronta da sola i mostri spietati dei vicini di casa, per difendere  i soldi, tanti, che potrebbero cambiarle la vita. E il peso di quella valigia portata su e giù dalle scale, fino alla corsa sui tetti delle sequenze finali.

La riuscita del film è dovuta soprattutto alla sua interpretazione. Nell’antefatto, è una persona spiantata e furbetta, per diventare via via sempre più astuta. Mentre fa di tutto per salvaguardare la sua vita, non dimentica un attimo il denaro, in un accanimento pari a quello degli altri strampalati e biechi personaggi.

Ma lei è simpatica e si muove in un atmosfera molto spagnola che rende la visione de La Comunidad ancora più piacevole. E attuale, ahinoi, in una società non certo migliore di quella dell’anno Duemila!

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