Rome Independent Film Festival
‘Marinella’: la breve vita di una rosa
Visse e morì, come tante altre donne, quasi all’istante, o solo un giorno, come le rose
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12 ore agoon
“Questa è la tua canzone, Marinella (…). Vivesti solo un giorno, come le rose. E come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno, come le rose”. Terminava così la celebre canzone di Fabrizio De André: Marinella.
Arriva alla 24ª edizione del RIFF (Rome Independent Film Festival) di Roma l’ultimo cortometraggio di Giuseppe Arena, noto al grande pubblico soprattutto per il ruolo di Peppe in Mixed By Erry (Sydney Sibilia, 2023), e che adesso fa il suo debutto alla regia con il suo Marinella. La canzone di De André accende l’idea di un progetto: riaprire la possibile storia di Mary, con il rischio di restarne inghiottiti. La donna protagonista del brano, e adesso del film, è infatti Maria Boccuzzi, uccisa a Milano, giovanissima, nell’Italia degli Anni ’50, dopo aver sofferto a lungo a causa del giro di prostituzione in cui è stata incastrata.
Regia alborale per una storia spietata
“Ho scoperto che la regia mi piace. Sul set di Sidney ho seguito tutti i passaggi, mi ci sono avvicinato allora mano mano anche io e mi ha dato coraggio per fare Marinella. Ho scoperto che è meraviglioso dare forma, colore, immagine a dei pensieri scritti.”
Così commenta Giuseppe Arena il suo esordio alla regia, nella nostra recente intervista. La regia è semplice ma empatica, analitica ma altrettanto vicina ai personaggi, coraggiosa di guardare in faccia tutto il Male di una novella nera.
“Ogni volta che qualcuno poserà gli occhi sul volto di Marinella, come fa il papà di lei a fine film, lei rinascerà, e avrà qualcosa da dirci.”
Un cast che dà spessore al silenzio
“Non ho dovuto fare nulla con la direzione degli attori, non sono intervenuto molto, non ce n’è stato bisogno”, spiega il regista.
Il cast del cortometraggio difatti è giovane e gode di una valente carriera pregressa. L’interpretazione di Fernanda Pinto in questo corto, come nei suoi precedenti lavori teatrali (Natale in Casa Cupiello di Vincenzo Salemme), rifulge di eleganza, sarcasmo e dolore taciuto. Il senso d’impotenza traspare dai suoi occhi e racconta senza sforzo una condizione infernale: quella di una donna costretta a passare il tempo negli angoli bui e freddi delle strade, per raccattare i soldi dei clienti. Fernanda Pinto ci racconta:
“Interpretare Marinella per me è stato difficile. Non sappiamo davvero chi sia stata, sappiamo solo il fatto di cronaca. Giuseppe ha fatto un ottimo lavoro raccontando ciò che non c’è della sua storia. Abbiamo costruito insieme questo personaggio. Io per esempio me la sono immaginata ironica e sarcastica, nonostante la sua vena malinconica. La sua caparbietà e la sua ironia mi appartengono. Rincorre la vita e scappa al tempo stesso”.
Altro personaggio emblematico è quello di Giovanni Amura (L’amica geniale). Amura interpreta Tommy, il fidanzato di Marinella, quello per cui lei scappa di casa, quello che dovrebbe proteggere la sua amata a costo di ogni cosa. Proprio il Tommy che le tira uno schiaffo alla sera, costringendola a tornare per strada.
Giuseppe: “Mi ha infastidito molto girare la scena in cui Tommy costringe Marinella a tornare in strada. Questo è anche merito della bravura degli attori protagonisti. E’ stata una cattiveria atroce da vedere e dirigere”.
Tommy è la personificazione oggettiva del Male: predatore dell’ingenuità, della tenerezza, di tutti i sogni di Marinella.
Una storia reale, spietata, raccontata con miracolosa eleganza.
Il girone dell’Inferno e un lampo di luce
Ciò che stupisce di Marinella, distribuito da Alchemia Pictures, è la creatività della sceneggiatura che ha conferito al personaggio femminile, di cui in realtà si saprebbe molto poco, grande complessità e una storia di sacrifici alle spalle. Il film, girato a Napoli (tra Bacoli, Monte di Procida e Minturno), ricrea un mondo infernale, dalle luci bassissime, sia nel mondo esterno che tra le mura domestiche. Un’eccezione in questo limbo tuttavia c’è: il personaggio a inizio film, interpretato proprio dal regista e sceneggiatore Giuseppe Arena. Colui che dà avvio alla narrazione, un giovane ragazzo che paga il triplo la prostituta Marinella solo per portarla a cena e parlare con lei.
“È il momento più tenero che mi porto dietro dal set – racconta Fernanda Pinto – la cena tra Marinella e Giuseppe”.
Questo personaggio, a inizio film, è l’unico spiraglio di luce e di tenerezza in tutta l’architettura infernale e visivamente cupa del cortometraggio. Sguardi, parole e un’intima empatia, nasce miracolosa tra lui e Mary. Due ragazzi simili, ma con destini tragicamente opposti.
Un solo giorno come le rose
Giuseppe Arena accarezza una storia per conferirle immortalità, mettendosi con umiltà e gentilezza sulla scia del grande compositore De André, e di tutti i mondi poetici che ha ispirato alle future generazioni. Il cinema incontra la cronaca, parla a nome di un coro unico, quello che oggi è sempre più al femminile, e tocca le corde profonde del pubblico maschile, a cui il film è realmente rivolto.
Mary, secondo i reali fatti di cronaca, sparì nella notte per ricomparire cadavere la mattina successiva. Per aver inseguito i suoi sogni, la sua volontà più profonda, Mary ha vissuto realmente, scontrandosi, forse troppo presto, con le angherie dell’età adulta, e purtroppo con le sue delusioni.
Fernanda: “Il film mi ha aiutata a capire quanto sia difficile riuscire a valutare una situazione quando ci sei dentro. Marinella vive una vita di cui non si rende conto. Molte donne vivono questa condizione, a causa, quasi sempre, di un’insicurezza colmata con una persona sbagliata. Quando la interpretavo ho sentito un senso di colpa e una paura enorme. Non è facile sbloccarsi, poi uno si può chiedere ‘cosa sono io poi, da sola?’. Se una donna viene picchiata e maltrattata le diciamo cosa fare ma entrano in gioco tante cose… È anche colpa di un’educazione affettiva che non c’è”.
E Giuseppe: “Ho fatto questo film proprio per aprire questa tematica. Il mondo continua dopo De André, eppure ci sono tante, troppe violenze di genere nel mondo. Marinella per me è la bandiera sventolata sulla memoria delle donne che non ci sono più. Voglio che il film, non solo sia un progetto per la solidarietà puramente femminile, ma che arrivi ancor più a tutti i Tommy, che si fermino prima”.
La fiaba non ha lieto fine e le luci del film restano basse. Tutto cade in un baratro, tranne la voglia di ascoltare storie che scuotano, tranne la voglia di ricordarle. Accompagnata da mani sbagliate, Marinella finì in sella alla moto del suo nemico, e poi al gelo notturno di un marciapiede. Visse e morì, come tante altre donne, quasi all’istante, o solo un giorno, come le rose.