Isola è un film scritto e diretto dalla regista tedesca Nora Jaenicke, proiettato alla 43ª edizione del Torino Film Festival nella sezione Zibaldone.
Un dramma psicologico che si consuma nello spazio ristretto di un’isola del Mediterraneo
La regista, che ha studiato cinema presso l’Istituto Europeo del Design di Roma, ha ambientato questa sua opera prima su una remota isola italiana dominata da un vulcano in attività, utilizzando come location alcune località dell’Isola d’Elba.
Su quest’isola, in una splendida villa con vista sul mare cristallino del Mediterraneo, vive Joanna (Joanna Kulig) una giovane donna che assiste il marito Oskar, un geologo molto più anziano di lei costretto a letto da un’infermità che lo rende non autosufficiente.
La sua vita trascorre in una solitudine alla quale cerca di supplire intrattenendo una relazione clandestina con Joaquin (Marco Rossetti), un giovane insegnante di disegno che trascorre del tempo con Joanna nella speranza vana di beneficiare della ricchezza di Oskar.
Gli equilibri sull’isola vengono stravolti dall’arrivo di Ada (Fanny Ardant) una donna francese non più giovane, assunta da Joanna come infermiera per sollevarla dalle faticose incombenze del dover badare a Oskar. Il carattere pragmatico della nuova arrivata e il fascino che sprigiona fanno sì che, tra le due donne, nasca un legame fatto di desiderio e ambiguità. Ada oltrepassa il confine, andando oltre il compito assegnatole, iniziando a esercitare un fascino attrattivo nei confronti di Joanna, la quale pensa di poter riacquistare la propria libertà grazie alla presenza di Ada, senza rendersi conto che quello che sta intraprendendo non è altro che il passaggio da una forma di prigionia a un’altra.
Un film che racconta una violenza psicologica ma lo fa con armi spuntate e poco incisive
Con IsolaNora Jaenicke mette in scena un dramma psicologico con venature thriller allo scopo di indagare quello che, secondo le parole della stessa regista, è
“il confine labile tra cura e controllo, e come la violenza psicologica, spesso invisibile a occhio nudo, possa silenziosamente plasmare la vita di una donna a porte chiuse”.
L’arrivo di Ada rappresenta per Joanna un vero e proprio stravolgimento di una routine obbligata in uno spazio ben circoscritto e definito. Joanna, infatti, è condannata a vivere in una sorta di prigione con una doppia serie di inferriate, rappresentate dalla villa, nella quale è costretta per accudire il marito infermo e l’isola, altra realtà isolata e isolante che le impedisce di coltivare il sogno di viaggiare e, quindi, di evadere.
Un sogno che potrebbe esaudire con l’arrivo di Ada la quale, tuttavia, si impone fin da subito con una violenza psicologica che si riversa su Joanna impedendole, di fatto, di raggiungere la libertà tanto agognata.
Un tema, quello proposto da Nora Jaenicke, che certo non rappresenta una novità, tanto spesso è stato utilizzato al cinema. Proprio per questo Isola necessiterebbe di un guizzo che gli permettesse di rendere accattivante la visione. Ma è proprio qui che il film naufraga, mettendo insieme una recitazione alquanto sottotono, personaggi poco definiti per non dire imbarazzanti, come quello di Joaquin, e una sequenza finale che dovrebbe rappresentare l’apice della tensione drammatica ma che, al contrario, non riesce a suscitare la benché minima inquietudine nello spettatore.
Alla fine Isola si rivela essere un film decisamente poco incisivo in relazione alle tematiche, pur interessanti, che esplora.