Torino Film Festival

‘Land with no rider’ il potente debutto alla regia di Tamar Lando

In concorso Al TFF.

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Land With No Rider, l’intenso debutto alla regia di Tamar Lando, non racconta semplicemente la fine mitologica del cowboy, ma mette in scena la precarietà di un intero stile di vita.

In concorso Al TFF.

Quattro uomini e un territorio in bilico

Dimenticatevi l’immaginario stereotipato dei cowboy con gli speroni a cavallo, dei duelli all’ultimo sangue e degli scontri con gli indiani attorno alle carovane.
Il documentario segue quattro anziani allevatori della valle del fiume Mimbres, uomini tra i settanta e gli ottant’anni – anglosassoni e ispanici – che lottano per mantenere vive le loro terre. Il documentario attraversa il ritmo naturale delle stagioni: dall’incipit rigoglioso ai mesi in cui la morte di un vitello, la perdita di un appezzamento o la scomparsa di un animale amato segnano il progressivo collasso di un equilibrio già fragile. Arrivano la neve, i lutti e le memorie; due anni dopo, la siccità divampa con violenza, bruciando ogni cosa. Solo una tempesta improvvisa porta un sollievo momentaneo, una tregua destinata a non durare.

Lando, che ha iniziato come fotografa di scena, lascia trasparire con chiarezza il suo background visivo. La fotografia ampia ed emozionale cattura la poesia rapsodica dell’Ovest con un senso di grandiosità pittorica: tramonti intrisi di arancio, cieli viola vibranti, colline verdeggianti e cespugli rotolanti. La campagna appare spesso come un paesaggio sospeso, anche quando la durezza del cambiamento climatico si impone con prepotenza. Lo stesso vale per il lavoro sonoro, che costruisce un’atmosfera country che avvolge lo spettatore in un mondo organico e vibrante.

Il titolo del film, ispirato agli scritti di Cormac McCarthy, anticipa la dimensione di perdita che attraversa Land With No Rider. La lente umanistica di Lando tiene saldi gli ostacoli e i dolori nelle pieghe delle mani dei suoi protagonisti e nella luce dei loro sguardi, dando vita a una toccante ode agli ultimi acri dell’Ovest.

L’eredità di un mondo che scompare

Gli ultimi cowboy cercano di resistere in un territorio segnato da una siccità che ha ridotto le precipitazioni ai minimi dagli anni Cinquanta. Le loro mandrie, ormai decimate, testimoniano la fragilità di un mondo sempre più minacciato, in un’America rurale sospesa tra terreni industriali, riserve naturali e un isolamento quasi totale.

Oltre il mito del cowboy

Girato con un linguaggio poetico e misurato, Land With No Rider scava sotto l’immagine stereotipata del cowboy per rivelare vulnerabilità, saggezza e un legame visceralmente profondo con la terra: la testimonianza di uomini consapevoli di essere gli ultimi custodi di un mondo al tramonto.

Uomini essenziali nel parlare ma ricchi di esperienza, offrono racconti che scorrono come fiumi cristallizzati nel tempo, intrisi di ricordi, fatica e bellezza. Eppure sono costretti ad adattarsi in fretta a un mondo che sembra ormai refrattario alla loro esistenza, un’epoca moderna che preferisce ridurli ad archetipi piuttosto che riconoscerli come individui vivi ed essenziali alla sopravvivenza di un ecosistema. Alla fine, il film si chiude su una nota emotivamente intensa: i titoli scorrono sulle note di Cowpoke di Colter Wall, una scelta musicale che rafforza il senso di solitudine affettiva ma anche di auto-riconoscimento.

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