Presentato nella categoria Fuori Concorso alla 43ª edizione del Torino Film Festival, Le Cri des Gardes (The Fence in inglese) della regista francese Claire Denis, è un adattamento dalla pièce Black Batlles with Dog di Koltés. Prodotto da Curiosa Film, Goodfellas e Saint Laurent Productions. Nel cast anche Matt Dillon.
Le Cri des Gardes
In un grande cantiere dell’Africa occidentale, Horn (Matt Dillon), il responsabile dei lavori, condivide l’alloggio con Cal (Tom Blyth), un giovane ingegnere. Nella stessa notte in cui arriva Leone (Mia McKenna-Bruce), la moglie di Horn, un uomo si presenta ai cancelli del complesso. È Alboury (Isaach de Bankolé), e chiede che gli venga restituito il corpo del fratello, morto poche ore prima proprio all’interno del cantiere. Determinato e implacabile, resta lì per tutta la notte, costringendo i due uomini a confrontarsi con le conseguenze delle proprie azioni, mentre Leone assiste al progressivo deteriorarsi della situazione.

Una notte eterna
Le Cri des Gardes è ambientato prevalentemente di notte, fattore che dilata il tempo e la spazialità in una dimensione che sembra non avere confini. La figura di Alboury incute un timore reverenziale nei confronti dei due protagonisti, costretti a fare i conti con le proprie scelte e i compromessi. La sua figura, ripresa quasi esclusivamente in semi oscurità, si limita a pronunciare le parole “ rivoglio il corpo di mio fratello”. Parole che dilaniano la coscienza di Horn, che in qualità di responsabile dei lavori si è fin troppo abituato a coprire le morti “accidentali” sul cantiere, quando in realtà la verità è ben peggiore. Il segreto per il quale il corpo non possa essere restituito viene svelato man mano che viene approfondita la psicologia dei personaggi a schermo.
La coscienza esiste ancora?
La forza di Le cris des Gardes consiste nella capacità di Alboury di scavare con la sola voce nella coscienza di Horn affinché sia fatta giustizia. I giochi di campo e controcampo, da un lato all’altro della recinzione dove avviene il “confronto” tra i due protagonisti, dimostrano come una giusta determinazione possa ancora riuscire a smuovere le posizioni ferree assunte da chi sa, nel profondo, di essere in una situazione di colpevolezza. Sebbene il responsabile dei lavori cerchi in ogni modo di svicolare dall’argomento o di cercare un compromesso offrendo soldi in cambio, la sua posizione vacilla sempre di più, arrivando a confrontarsi con il suo storico collaboratore Cal e a trascurare l’arrivo nel cantiere di sua moglie Leone.
Leone
Leone, che di recente ha sposato Horn, raggiunge il marito per festeggiare il matrimonio e trascorrere del tempo con lui. La sua estraneità alla vicenda sembra rappresentare quella dello spettatore, che si sente quasi “aggredito” dalla presenza fisica e psicologica di Alboury. Quello che avrebbe potuto essere un momento gioioso, da celebrare con champagne e petardi, si trasforma invece in un confronto con se stessi, in cui i personaggi manifestano la loro vera natura. La donna vede Horn scivolare in una spirale di crisi, in cui finalmente emergono i sentimenti di insoddisfazione a lungo celati e la stanchezza nel dover coprire le azioni del suo ingegnere.
Le Cri des Gardes è un film psicologico, che predilige i dialoghi all’azione, in cui la recinzione che dà il titolo al film segna il confine tra giusto e sbagliato, in attesa della catarsi finale.