Finalmente in sala, distribuito da Trent Film, arriva l’intenso film del regista palestinese-danese Mahdi Fleifel. To A Land Unknown è la cartina da tornasole dei senza patria e senza identità.
Presentato con successo in molti Festival internazionali tra cui Quinzaine des Cinéastes e Toronto, fregiato di 30 premi in 60 Paesi, supportato nella stima da Ken Loach, To A Land Unknown traccia con realismo e zero retorica la perdita di identità di chi è costretto a fuggire dalla propria terra, fermo e sospeso nel limbo di un confine di mezzo nel quale, semplicemente, non esiste.
Chatila e Reda (i bravi Mahmood Bakri e Aram Sabbah alla sua prima prova davanti alla macchina da presa) sono due cugini palestinesi scappati da un campo profughi in Libano. Bloccati ad Atene, aspettano i passaporti falsi per arrivare in Germania.
Racimolare la somma che il presunto ‘benefattore’ richiede, è una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Chatila, dei due, è il più disincantato: già marito e padre di una famiglia che ha lasciato in Libano, si sporca le mani rubando, trovando qualunque espediente che possa servire per procurarsi denaro. Ha fame di riscatto, di rivalsa, sente tutta la rabbia di una esistenza ingiusta. Reda, più piccolo e sensibile, lo segue nonostante i dubbi e le perplessità morali, attaccandosi alla sua forza. L’arrivo di Malik, un piccolo profugo da Gaza, solo e senza genitori, che vuole andare in Italia dalla zia, diventa per Chatila il cavallo di Troia del suo sogno di lasciare finalmente Atene.
Il fuori campo esistenziale
Dopo il pluripremiato documentario A World Not Ours Mahdi Fleifel con To A Land Unknown continua nella riflessione-racconto intorno al destino dei rifugiati palestinesi. Qui si concentra sullo sradicamento spirituale, identitario, umanitario di coloro che vivono in clandestinità dentro una terra in cui sono costretti a stare senza poter essere. Fermi nei sogni, nella speranza di un riscatto. Immobili. La maggior parte del tempo i due protagonisti e gli altri rifugiati accampati con cui condividono un tetto e un letto lo passano in attesa. Fermi, senza fare nulla.
Atene: il nuovo deserto urbano per i profughi
Mahdi Fleifel si è presto reso conto che la Grecia è diventata il nuovo muro per i Palestinesi che scappano dai campi in Libia e Siria.
Questa storia non ha fine, perché lo scrittore palestinese Ghassan Kanafani aveva scritto lo stesso tipo di storia negli anni ’60 con “Uomini sotto il sole”. All’epoca i rifugiati cercavano di andare a lavorare in Kuwait attraversando il deserto. Ho pensato: ora Atene è questo nuovo deserto urbano che i rifugiati palestinesi cercano di attraversare.
To A Land Unknown era un progetto nato nel lontano 2011, quasi impossibile da realizzare: trovare un finanziamento per un regista palestinese, in esilio, su un film in esilio sugli esiliati… L’intento assolutamente riuscito era costruire dei personaggi autentici, nei quali gli spettatori potessero immedesimarsi, con i quali scoprire un mondo che altrimenti non avrebbero mai potuto conoscere. Superare le statistiche, renderli umani, con i loro sogni, le loro paure, le loro speranze.
La fotografia di Thodoris Mihopoulos scelto appositamente per la sicurezza di uno sguardo greco su Atene che potesse filtrare l’occhio degli esiliati, è una poetica quanto disperata visione di fantasmi che abitano una materia ostile.
Greca è anche l’unico personaggio indigeno che lega il proprio destino ai due giovani protagonisti: Tatiana (Angelika Papoulia, il famoso volto emblematico dei film di Yorgos Lanthimos). Lei stessa capace di offrici il vuoto e l’isolamento di una Nazione saccheggiata da una classe dirigente interna e da una Europa senza scrupoli nella condanna economica che ha subito.