In occasione della ventiquattresima edizione, il Glocal Film Festival presenta un’intera sezione dedicata al regista e sceneggiatore Gianfranco Barberi, con una selezione di titoli tratti dalla sua filmografia: Reazione a Catena (Ecologia di un delitto), Hotel Roma. Ritratto di un amico e Requiem.
Fin dalla sua nascita, Glocal Film Festival ha avuto come obiettivo la promozione del cinema realizzato in Piemonte, fungendo da vetrina per il cinema del presente, del passato, ma anche del futuro. Questo avviene attraverso concorsi per cortometraggi e documentari, omaggi a cineasti e focus dedicati. Durante tutto l’anno, l’associazione promuove la cultura cinematografica organizzando rassegne, eventi, mostre e laboratori, contribuendo così alla diffusione della cultura cinematografica sul territorio piemontese.
La performance mancata
Hotel Roma. Ritratto di un amico è un mediometraggio del 2000, diretto da Gianfranco Barberi e scritto insieme a Cesare Viel, presentato originariamente alla 18ª edizione del Torino Film Festival.
Prima della proiezione del film, il Glocal ha organizzato un incontro introduttivo alla pellicola e alla sua vicenda, con la partecipazione del direttore generale del Festival, Alessandro Gaido, di Cesare Viel e di Gianfranco Barbieri.
Il film nasce da un’idea molto particolare: Gianfranco Barberi voleva ricostruire una performance che non si è mai realizzata. Hotel Roma. Ritratto di un amico prende infatti vita dalla lecture-performance di Cesare Viel dedicata a Cesare Pavese. Il film, che vede anche la partecipazione di Emanuela De Cecco, con le musiche di Furio Di Castri e Roberto Regis, cerca di restituire ciò che sarebbe dovuto accadere.
Nel 1999, Viel progetta una reading-performance di un giorno, rivolta a pochi spettatori per volta, basata sulla lettura di brani di Ritratto d’un amico, il testo di Natalia Ginzburg dedicato all’amico scomparso Cesare Pavese. La lettura avrebbe dovuto svolgersi nella stanza 346 dell’hotel Roma di Torino, dove lo scrittore si tolse la vita nell’agosto del 1950.
La performance, però, non ebbe mai luogo: il giorno precedente, il quotidiano La Stampa pubblicò un articolo di Lorenzo Mondo, molto vicino alla memoria dello scrittore, che definiva Viel un “vampiro abusivo”, accusando l’iniziativa di sensazionalismo. All’articolo seguì una lettera, dai toni più pacati, firmata dalle nipoti di Pavese che, pur essendosi iscritte alla performance, esprimevano perplessità sull’evento.

Una pellicola nata dalla voglia di ribellione
Un anno dopo, Viel e Barberi trasformano quella performance mancata in un film: Hotel Roma. Viel mette in scena la preparazione dell’azione artistica, racconta la censura inattesa e attraversa i luoghi torinesi cari a Pavese.
La città stessa, con la sua anima stratificata e le sue memorie, diventa un personaggio del film, contribuendo a raccontare non solo lo scrittore, ma anche la trasformazione storica e culturale del capoluogo piemontese.
Il progetto filmico nasce dall’azione performativa originaria e viene girato nella stessa stanza dell’hotel, leggermente modernizzata ma ancora dotata del caratteristico telefono nero in bachelite, unica camera a mantenere questo elemento.
L’idea iniziale di Viel, pensata per il passaggio di secolo, prevedeva di realizzare una serie di eventi nei luoghi legati ad altri grandi artisti, per riflettere sul bagaglio culturale che avremmo portato nel nuovo millennio. Ritornare in questi luoghi significava interrogarci su cosa tali spazi possano ancora restituire – anche solo un attenzione rinnovata – e su cosa accade quando si condividono letture e ritualità collettive in un luogo così carico di memoria.
Oltre a Pavese, erano previste azioni dedicate a Primo Levi, Italo Calvino a Siena, Ingeborg Bachmann a Roma, fino a Roland Barthes a Parigi.
Il senso di tutto questo era condividere il luogo insieme ad altre persone, leggendo testi dedicati all’autore scomparso. L’obiettivo, perciò, non era quello di provocare scandalo, ma di creare quello che in arte contemporanea si chiama “un momento di arte relazionale e partecipativa”, aperto a chiunque decidesse di ascoltare o prendere parte a un’esperienza collettiva.

L’approccio di Barberi
Gianfranco Barberi, da sempre attento alle problematiche della rappresentazione e alle sfumature della realtà, si avvicina all’episodio con sensibilità e rigore. Nato a Torino nel 1944, formatosi nel contesto del cinema underground torinese degli anni ’60, Barberi ha raccontato con sguardo critico e poetico le trasformazioni urbane e sociali delle città. Questo approccio emerge chiaramente in Requiem (2003), anch’esso presentato al Glocal, dove memoria, società e politica si intrecciano.
Barberi è stato una figura chiave in un momento storico in cui Torino stava perdendo la sua centralità cinematografica dopo l’epoca del grande muto e il difficile periodo postbellico. Negli anni ’70 contribuì a rivitalizzare la scena filmica cittadina in modo indipendente, proprio mentre la città attraversa profondi cambiamenti.
Come ha raccontato lo stesso regista, Hotel Roma nasce dal rifiuto della censura subita da Viel e dalla rabbia per quanto accaduto. Barberi invita quindi l’artista a non lasciarsi abbattere e a trasformare questa delusione in un’opera.
Viel sottolinea come, per la natura stessa della performance, leggerla altrove sarebbe stato inutile: il senso profondo risiedeva proprio nella lettura in quella stanza, in quel punto specifico della città, davanti a un gruppo ristretto di persone, per realizzare una connessione emotiva irripetibile tra lui e gli ascoltatori.
Il film, dunque, traduce ciò che sarebbe dovuto accadere nell’arco della giornata in quella camera: un set unico, quasi claustrofobico, una stanza singola con arredamento modesto, scelto appositamente da Pavese, segno evidente del suo disinteresse per quell’ambiente. Hotel Roma diventa così un vero atto di ribellione verso Lorenzo Mondo e questa forma di censura.