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‘Malice’: la serie che seduce, abbaglia e inciampa nelle sue stesse omissioni

Lusso, tensione, suggestione. Un thriller patinato e ipnotico, seducente alla vista ma pieno di crepe narrative: personaggi che svaniscono, promesse mancate e un fascino disturbante che non basta a salvarlo da se stesso

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Una famiglia ricchissima, un tutor troppo perfetto, un gioco di seduzione e manipolazione che si insinua lento.

C’è qualcosa di magnetico in Malice, il nuovo gioiello del catalogo di novembre di Prime Video, una serie glamour inquieta, con una bellezza che non rassicura e un’estetica che non consola. É un thriller psicologico che si veste di eleganza patinata e si muove con la precisione di un bisturi tra le crepe di una famiglia apparentemente perfetta. Creata da James Wood e diretta da Mike Barker e Leonora Lonsdale, la serie racconta in sei puntate la lenta, inquietante discesa negli abissi del potere e della vendetta.

Nel cast: David Duchovny, Jack Whitehall e Carice Van Houten.

Una famiglia benestante, un manipolatore elegante

Ambientata tra Grecia e Londra, la serie ci introduce nella vita dei Tanner, famiglia milionaria in vacanza. Il punto di partenza è quasi innocente: Adam (Jack Whitehall), un affascinante tutor affabile e carismatico, entra nella vita della ricca famiglia durante una vacanza di lusso. Ma ben presto le sue intenzioni rivelano un disegno oscuro, meticoloso, metodico. Quando la tata dei Tanner si ammala gravemente, Adam si trasferisce nella loro casa di Londra, e qui la sua vera natura comincia lentamente a svelarsi. Manipolando Jamie (David Duchovny) e Nat Tanner (Carice Van Houten), e mettendoli l’uno contro l’altra, l’astuto tutor porta avanti un piano segreto per distruggere la famiglia. La sua crescente ossessione nei loro confronti solleva inquietanti domande sul suo passato, ma ogni tentativo di scoprirne di più si trasforma in un gioco pericoloso. E quando Jamie inizia a sospettare che Adam possa essere la causa di tutte le loro recenti disgrazie, potrebbe ormai essere troppo tardi per salvare la sua famiglia.

Un cast assolutamente perfetto

Il cast è uno degli assi nella manica della serie. David Duchovny, nei panni del patriarca affascinante e sgualcito, dona al suo personaggio quella malinconia narcisistica che ci si potrebbe aspettare da un uomo abituato al successo ma terrorizzato dall’oblio. Carice van Houten, invece, è la moglie che ha rinunciato a se stessa per la famiglia. Ora deve fare i conti con una presenza ossessiva che sembra vedere in lei qualcosa che suo marito ha da tempo smarrito. I Tanner non sono perfetti. E Adam si nutre proprio delle loro crepe: microscopiche, eleganti, devastanti.

Ma la vera rivelazione è Jack Whitehall: abbandonate le sue tipiche corde comiche, qui costruisce il suo personaggio come un’entità elegante ma subdola, un manipolatore che entra in casa sorridendo. È un cattivo postmoderno: esile, insinuante, quasi un virus sottile che si insinua nella fiducia altrui.

Un thriller che accarezza più che affondare i colpi

Uno dei limiti più evidenti della serie Malice è la gestione di alcuni personaggi secondari, trattati come pedine che entrano ed escono di scena senza una logica narrativa. Esempio emblematico: Damien (Raza Jaffrey) amico della famiglia Tanner. Appare, accenna a un arco narrativo potenzialmente interessante in quanto scopre qualcosa sul passato di Adam e poi puf! Scompare. Di lui non sappiamo più nulla. Nessuno lo cerca, nessuno lo trova. Nessun aggiornamento, nessuna conclusione. La sua fine non interessa a nessuno. È come se la serie dimenticasse di averlo scritto. E questo accade più di una volta, in diversi punti della storia.

La mappa dei personaggi si trasforma così in un mosaico incompleto, se pure fatto di tessere bellissime. In una produzione così attenta al dettaglio estetico, questi vuoti di scrittura risuonano ancora più forti.

Fotografia che brilla

Malice si muove in uno spazio di contraddizione permanente. Da un lato, una confezione visiva che sembra uscita da un servizio moda: location greche da cartolina, interni londinesi lussuosi e fotografia patinata. Dall’altro, un impianto narrativo che si comporta come se la storia fosse un semplice dettaglio. La scrittura, seppur elegante, spesso si compiace della sua stessa lentezza e la tensione narrativa fatica a decollare pienamente. La pianificazione di Adam è dichiarata fin dall’inizio, e man mano che la vicenda si sviluppa, le tensioni non sempre arrivano da qualche parte. Alcune storyline sembrano iniziare con la promessa di esplodere, ma si dissolvono come fumo in controluce. Persino i personaggi, pur tormentati, rimangono a distanza dal pubblico. Non ci sono eroi per cui tifare, né mostri da odiare. Ma laddove la scrittura vacilla, la regia e la fotografia brillano. C’è un uso consapevole del colore, del contrasto, del dettaglio simbolico. Le scene in Grecia hanno una luminosità quasi metafisica: il mare è uno specchio ma al tempo stesso una minaccia, un richiamo quasi ancestrale.

Malice è una serie che seduce mentre un po’ delude, attrae mentre sfugge,  promette fuoco e poi offre solo una brace tiepida.

Malice è disponibile su Prime Video.  attiva ora la prova gratuita di 30 giorni e guardalo adesso.

Il trailer della serie Malice

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malice

  • Anno: 2025