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‘La colonna’: Quando la memoria si ribella

Difendere il passato

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«Difendere il passato non è nostalgia ma responsabilità»

C’è qualcosa di profondamente umano nelle pietre. Nel modo in cui resistono, si spezzano, si ricompongono. In quel silenzio che non è assenza, ma memoria.

Nel cuore della Calabria, dove il mare tocca la storia e il vento soffia tra i resti della Magna Grecia, si erge solitaria la Colonna di Capo Colonna, ultimo frammento visibile del Tempio di Hera Lacinia. Da secoli è lì, testimone immobile del tempo. Ma nel cortometraggio di Antonio Cofano, questa pietra antica torna a vivere per difendere ciò che molti hanno dimenticato: il valore della memoria.

Prodotto da Yellow Bright Stories e Mediterraneo Cinematografica, il cortometraggio La colonna racconta la storia di Erika, una giovane archeologa interpretata da Giorgia Arena, figlia di quella stessa terra che vuole raccontare. Quando il sindaco di Crotone decide di vendere l’unica colonna rimasta del tempio a un ricco emiro arabo — in cambio di un alleggerimento fiscale per i cittadini — Erika sente crollare qualcosa dentro di sé. Il senso stesso di appartenenza. Da quel momento, la sua vita cambia: con l’aiuto del padre Nicola, ex tombarolo, (Carmelo Giordano), e di un prete amico (Fausto Romano), decide di compiere un gesto folle e poetico: rubare la colonna per salvarla.

Il coraggio di restare

Cofano trasforma una vicenda all’apparenza surreale in un racconto universale: quello di una generazione che vive la frattura tra il desiderio di partire e il bisogno di restare. Erika è una donna radicata nella sua terra e allo stesso tempo ferita dal suo abbandono. Nei suoi occhi c’è la rabbia di chi assiste all’ennesima svendita del sud, e la dolcezza di chi, nonostante tutto, continua a credere che la cultura sia un bene sacro. Il gesto di rubare la colonna si trasforma così in un atto di resistenza civile. Un modo simbolico per gridare che la bellezza non è in vendita e la storia non si baratta.

Uno dei punti di forza del corto è il suo equilibrio delicato tra dramma e commedia. La Colonna non è un racconto che alterna emozione e leggerezza, riflessione e ironia. Il regista riesce a far convivere il realismo delle situazioni con il tono quasi fiabesco di certe scelte narrative, il tutto con lo sguardo concreto di chi conosce bene il territorio. Il personaggio del padre, ex tombarolo dal cuore buono, aggiunge una dimensione umana e tenera alla storia. Il rapporto tra Erika e Nicola è quello di due generazioni che si ritrovano, unite da un ideale e da un dolore condiviso.

Immagini scolpite nel vento

Dal punto di vista tecnico e narrativo, La Colonna è un lavoro coerente e maturo. La regia è rispettosa dei tempi e dei luoghi: la macchina da presa non invade, ma osserva. La fotografia cattura la luce con grande sensibilità, regalando immagini che sembrano scolpite nel vento: la sabbia dorata, il mare che taglia l’orizzonte, il profilo severo della colonna.

Giorgia Arena, con la sua presenza intensa e naturale, è il cuore pulsante del film: il suo sguardo comunica la passione e la rabbia di un’intera generazione. Al suo fianco, Carmelo Giordano regala un personaggio pieno di umanità, capace di incarnare un uomo nella sua contraddizione più vera: ingenuo e saggio, rassegnato e caparbio.

Il cortometraggio porta con sé, però, qualche piccola ingenuità narrativa. Alcuni dialoghi risultano talvolta troppo espliciti, più funzionali al messaggio che alla spontaneità della scena. In certe transizioni la regia cede un po’ alla retorica della denuncia, perdendo la magia sottile della sottrazione. Ma parliamo di imperfezioni che non pesano e in parte rendono il tutto più umano perché si percepisce che dietro ogni fotogramma c’è una necessità, non un calcolo.

Il significato della colonna

Una colonna, da sempre, regge e racconta: è sostegno, ma anche memoria. Il regista la osserva come se fosse un essere vivente, ferito dal tempo ma ancora orgogliosamente in piedi. Intorno, il mondo cambia, si svuota, dimentica. La colonna resta, come l’eco di un’idea più grande dell’uomo stesso: quella di durare. In un’epoca in cui tutto si consuma in fretta, Cofano ci costringe a guardare ciò che resiste. La colonna diventa così una metafora dell’uomo, della sua ostinazione a restare in piedi anche quando tutto intorno crolla. E proprio per questo ci vuole una “ladra di colonne” per ricordarci quanto siamo poveri senza la nostra storia.

Il trailer del corto La colonna

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