Pay Day è un cortometraggio di Raphael Aherne, che ne ha curato la regia, e Luke De Brún, regista indipendente già noto per Sleep e Idiot Boy, che ne è lo sceneggiatore.
Il film è una produzione irlandese, realizzato da Sorriso Films in collaborazione con BoyFace Productions e Charolastra Productions. Già noto nel panorama domestico, Pay Day sta invece per essere lanciato a livello internazionale. Questo novembre verrà infatti presentato alla 24ª edizione del Rome Indipendent Film Festival (RIFF).
Film di genere o ibrido?
Il film si apre con una sezione girata all’interno di un negozio dell’usato vintage, Billy’s Bargains. Come sfondo ai titoli di testa alcuni elementi che sembrano un tributo al mondo dell’audiovisivo analogico: un vecchio televisore a tubo catodico e alcuni vinili. Salta subito all’occhio il cartellino sul prezzo del televisore: 800 euro. Sembrano davvero tanti per una vecchia tivù ma la sorpresa svanisce non appena compare in scena il proprietario del negozio, Billy.
Il capo entra in negozio per dare lo stipendio a Tyrone, impiegato e protagonista del film, ma la busta che gli consegna contiene meno di quanto pattuito. Dalle lamentele di Tyrone capiamo che si tratta di un avaro approfittatore che cerca di trarre più guadagno possibile dai suoi prodotti e dal lavoro dei suoi dipendenti. Le cose degenerano rapidamente.
Il film sembra voler chiedere in prestito elementi al thriller e al gangster moviesenza però prendersi sul serio. Il risultato è infatti una dark comedy che allude a molti oggetti dell’immaginario popolare, a partire dal titolo.
Che cosa sareste disposti a fare per essere pagati?
Pay Day, ovvero “giorno di paga”, è intanto lo stesso titolo di un noto film di Charlie Chaplin del 1922. Entrambi i film si svolgono durante il giorno di paga del protagonista e hanno come antagonista un dispotico datore di lavoro.
Il film allude anche alle opere di un altro regista del gangster film popolare: non stiamo parlando di Scorsese ma del britannico Guy Ritchie. L’eredità dei suoi film influenza Pay Day in particolare per lo stile attoriale di alcuni interpreti e per il tipo di umorismo. Lewis Harris,l’attore che interpreta Tyrone, costruisce il suo personaggio accentuandone la mimica facciale e muovendosi in modo impacciato. Questa scelta ben si addice a un personaggio alle prime armi con la microcriminalità. Anche la violenza assume una vena comica, proprio come nei film di Ritchie (ad esempio in The Snatch), dove i protagonisti compiono azioni assurde e impulsive.
Tyrone si rende infine protagonista di un’escalation di violenza che non ci aspetteremmo. Sebbene le circostanze in cui vediamo coinvolto il giovane impiegato risultano distanti e non condivisibili, possiamo invece comprendere le ragioni che sostengono le sue azioni. La disperazione del protagonista è data infatti da un’ingiustizia subita nel mondo del lavoro, un mondo dove spesso i diritti vengono minati. Il film vuole porsi in questo senso anche come critica sociale.
Il disagio di Tyrone deriva però anche da una crisi con la sua fidanzata, dall’impossibilità di riparare la sua automobile e da un infortunio sul lavoro. Sembra insomma che continuino a piombargli addosso sfortune. La presenza molteplice di fonti di stress, e in particolare l’aspetto lavorativo e relazionale, sono alla base anche del meltdown di Bill Foster, protagonista di Un giorno di ordinaria folliadi Joel Schumacher. Proprio come Bill, nessuno si aspetterebbe che Tyrone possa prendere tali decisioni ma in un certo senso è possibile comprendere il suo disagio nel momento in cui compie le sue scelte.
Una quotidianità che precipita
Con Pay Day, Aherne e De Brùn realizzano un cortometraggio per il quale venti minuti volano, lasciandoci incollati allo schermo. Non si tratta solamente di una trama accattivante ma di un prodotto complesso nel quale regia, fotografia e colonna sonora convergono tutte verso un unico obiettivo. Lo scopo è cioè quello di farci sentire a disagio ogni volta che Tyrone prende una decisione. Il risultato è una trama che sembra a metà tra una piccola odissea e la quotidianità.