Per la regia di Lauris Ābele e Raitis Ābele, Dog of God è un film lettone del 2025. Proiettato per la prima volta durante il 24esimo Tribeca Film Festival, il film è stato proiettato in Italia al Trieste Science+Fiction Festival. La pellicola è prodotta da Lumiere Lab e Tritone Studio e distribuita da Media Move. Il film ha avuto un budget complessivo di €720.000, come riportato da Film New Europe.
Sinossi di Dog of God
Dog of God, ambientato nella Livonia del XVII secolo, una regione baltica dell’odierna Lettonia, è ispirato alla storia vera di Thiess di Kaltenbrunn, un vecchio ottantenne processato per eresia a causa della sua stessa ammissione di essere un lupo mannaro.
La sinossi presenta così il film.
Nel XVII secolo, un villaggio della Livonia svedese è tormentato da pioggia incessante e ubriachezza. Quando il furto di una reliquia genera accuse di stregoneria, un vecchio ottantenne che si autoproclama lupo mannaro e Cane di Dio arriva con un dono misterioso: le Palle del Diavolo.

La storia di Thiess?
Dog of God è la storia corale di alcuni personaggi. La figura di Tiss (grafia con cui viene riportato nei titoli di coda) è, in realtà, un po’ marginale nell’economia della pellicola. Molto spazio viene dato anche ad altri personaggi. Rilevanti sono Neze, la presunta strega, Bukholcs, il prete del villaggio, Klibis, il maltrattato trovatello che assiste Bukholcs, e il barone del villaggio. Il film mantiene alcuni elementi originali della storia, come il furto e il processo nel quale il vecchio si autoproclama lupo mannaro. Tuttavia, la maggior parte della storia è, come ci si aspetterebbe, d’invenzione. In particolar modo, sono del tutto originali gli elementi più sessualmente espliciti, come l’impotenza del barone e le Palle del Diavolo.
L’elemento originale delle Palle del Diavolo: un film sessualmente esplicito
Scene di sesso e nudità e immagini falliche sono piuttosto frequenti nel corso di Dog of God, persino più delle scene violente che ci si aspetterebbe da un film su un lupo mannaro. Il film tende a essere più evocativo che espositivo da questo punto di vista. Il lupo mannaro non si presenta mai (se non per pochi istanti sparsi nella pellicola) nella sua forma ferale. Sono, dunque, più le scene sessualmente esplicite a rendere il film adatto alla visione da parte di soli adulti. Dal momento che Dog of God parte da una storia vera prendendosi delle libertà soprattutto su alcuni temi che sarebbero potuti essere superflui nella narrazione, viene da chiedersi se questi inserti espliciti fossero davvero necessari. Nella visione artistica di un regista tutto è ammissibile, e il tema sessuale si inserisce particolarmente bene nell’atteggiamento generalmente satirico del film.
Tuttavia, le ‘Palle del Diavolo’ recise da Tiss a inizio film sembrano quasi rappresentare una forzatura di trama. Sono esse l’elemento trainante della sottotrama sessualmente esplicita. Eppure il loro inserimento nella storia (già di per sé arbitrario per quanto comunque giustificabile come libertà artistica) si limita ad aprire il fianco a potenziali problemi nella sceneggiatura. Non è molto chiaro perché Tiss faccia arrivare le Palle del Diavolo al barone. Potrebbe essere, forse, un modo di creare le condizioni adatte a far uscire allo scoperto la strega. Ma si tratterebbe di una strategia particolarmente contorta per un personaggio che, sia pur misterioso, agisce in maniera piuttosto lineare, per quanto poco chiara.
Quel che è invece evidente è che le Palle del Diavolo sono strumentali alla sottotrama dell’impotenza del barone. Sebbene si amalgamino molto bene nella storia complessiva, è comunque chiaro che siano contestuali alla volontà dei registi di rappresentare scene di sesso e nudità. Esse non stonano certo con lo stile del film, ma fanno sorgere spontanea la domanda circa la loro necessità in primo luogo.

Budget e animazione di Dog of God
Mettendo da parte la forse un po’ eccessiva presenza di scene erotiche nel film, l’animazione è comunque da premiare. Lungi dall’essere di fattura encomiabile, con evidenti limiti tecnici che emergono nel corso del film, con il budget limitatissimo il risultato è comunque straordinario. Realizzato con la tecnica della CGI alla quale sono stati applicati degli effetti che la dissimulano almeno in parte, il lento pacing di Dog of God offre la possibilità di sfruttare appieno i fondi a disposizione. Alcune trovate intelligenti accompagnano la visione dello spettatore senza turbamenti di sorta anche in scene che sarebbero di difficile realizzazione. In compenso, vi sono comunque alcune sequenze del film che lasciano perplessi, come la psichedelica trasformazione in licantropo di inizio film che lascia intravedere un’animazione sfortunatamente poco curata. Tutti problemi trascurabili, comunque, nel complesso di un’animazione da 1 ora e 36 minuti che ha del miracoloso.
Colonna sonora e doppiaggio
Dal punto di vista del sonoro, Dog of God si dota di un’ottima colonna. Dal punto di vista delle musiche, il film fa il suo dovere di calare nelle giuste atmosfere lo spettatore, per quanto le composizioni non siano comunque memorabili. Una notabilissima eccezione è, però, la sequenza finale, che è di enorme impatto. Il comparto degli effetti sonori è, invece, ben più pregevole, con un ottimo lavoro svolto in particolare nei rumori ambientali e dei passi.
Una notevole capacità interpretativa dimostrano, poi, i doppiatori: i ruoli principali sono svolti da interpreti capacissimi, che sanno trasmettere con il tono di voce le giuste sensazioni ed emozioni. Difficile apprezzare eventuali virtuosismi nei dialoghi, che vanno inevitabilmente perduti nella traduzione inglese di una lingua non molto conosciuta come il lettone. Particolarmente ben riuscita, comunque, la parte di Klibis, che nella sua voce caricaturale da personaggio sottomesso non risulta mai comico o pacchiano, trasmettendo bene l’incapacità del personaggio di emanciparsi dalla sua condizione.

Dog of God: un film ragguardevole ma un po’ confuso
In generale, il film è un ottimo prodotto considerati i necessari limiti di realizzazione. Va riconosciuto l’impegno svolto da un team di animatori in un Paese come la Lettonia che non ha una lunga storia legata alla tecnica. Molto più perplessi si rimane, invece, se ci si interroga sulle intenzioni del film. Manca, forse, una coerenza narrativa tale che leghi le vicende a un filo conduttore unico e rilevabile. Questa considerazione non vale a dire che il carattere ermetico del film sia di per sé un difetto. Tuttavia, l’eclettismo con cui i registi si volgono a diverse direttrici tematiche porta alla perdita di un punto di vista unitario. Partendo da una storia vera si decide di inserire elementi sessuali estranei ad essa e di raccontare la storia di personaggi originali che adombrano quello che dovrebbe essere il protagonista.
Se l’esplicitezza sessuale conferisce toni grotteschi alla vicenda, invitando a un’interpretazione in chiave satirica, molto più seriose e drammatiche sono le vicende di Neze e Klibis. Ne consegue un cozzare di toni nel film che non aiuta a comprendere un finale che, per quanto visivamente memorabile ed emozionante, non si rapporta in maniera chiara con il resto del film.