Alice nella città

‘Tutti giù per terra’ – Il trauma e la memoria

Da Alice nella cittá

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C’è una delicatezza quasi spietata nel modo in cui Marco Simon Puccioni (qui l’intervista) racconta il tema della violenza. In Tutti giù per terra, presentato nella sezione Onde Corte di Alice nella città, il regista torna al formato breve per affrontare un tema che raramente trova spazio nel cinema italiano. Il cortometraggio, infatti, parla del trauma e della memoria di chi è sopravvissuto.

‘Tutti giù per terra’: Bullismo e violenza di genere

La protagonista è Viola, interpretata da Cinzia Scaglione (da adulta) e da Beatrice Stella (da bambina). Da piccola subisce episodi di bullismo, mentre da grande è vittima di una violenza sessuale: due forme diverse della stessa sopraffazione, due ferite connesse tra loro, anche a distanza di tempo. 

Puccioni non si limita a raccontare il fatto in sé, ma si concentra anche su ciò che rimane, sul dopo: il silenzio, la frattura, il provare a rimettere insieme i pezzi. “Non parlo solo di trauma, ma dell’impossibilità di liberarsene, di come la memoria lo trasforma in qualcosa che continua a vivere dentro di noi”, le parole del regista.

Tutti giù per terra, Beatrice Stella in una scena del corto

Tra il ricordo e l’allucinazione

Tutti giù per terra oscilla tra realismo e visioni o, nello specifico, tra il presente di Viola e i flashback della sua infanzia. Il risultato è un racconto breve ma intenso e stratificato. E proprio la caduta, che viene ripresa nel titolo e che si interseca su piani differenti – fisico, psicologico, simbolico e metaforico -, diventa il punto di incontro tra il passato e il presente.

La regia alterna piani ravvicinati, luci lattiginose e movimenti che sembrano fluttuare nella memoria. Non c’è mai compiacimento, né retorica: Puccioni sceglie un linguaggio sospeso, a tratti quasi onirico, per dare corpo al trauma senza mai renderlo spettacolo. L’effetto è quello di un incubo silenzioso che continua anche a occhi aperti.

Le interpretazioni contribuiscono in modo decisivo. Cinzia Scaglione offre una prova intensa, tutta interiore, che trasmette dolore e resistenza senza bisogno di parole. Beatrice Stella, appena undicenne, riesce invece a restituire con sorprendente naturalezza la fragilità dell’infanzia e la paura di non essere creduta. Insieme, compongono due volti dello stesso corpo, due tempi della stessa ferita.

‘Tutti giù per terra’: La caduta della società

Il titolo, Tutti giù per terra, evoca l’infanzia, il gioco, la filastrocca. Ma anche la resa, la caduta collettiva. Non c’è solo Viola che cade: cade una società incapace di proteggere, cade un sistema che tace, cadono gli adulti che non vedono. “È un invito a credere in una possibilità di cambiamento”, ha spiegato Scaglione, “ma solo se impariamo ad ascoltare davvero chi è caduto”.

In poco più di dieci minuti, Marco Simon Puccioni riesce a tenere insieme il rigore del cinema civile e la potenza del linguaggio poetico. Tutti giù per terra non chiede pietà, ma partecipazione. È un racconto necessario, che parla con sobrietà di un dolore troppo spesso silenziato.

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