Coexistence, my ass! di Amber Fares è uno straordinario e coinvolgente documentario, Premio Speciale della Giuria nella sezione World Cinema Documentary al Sundance Film Festival, che racconta il percorso dell’attivista e pacifista Noam Shuster Eliassi, dalle file delle Nazioni Unite al palcoscenico.
In concorso al Torino film festival.
Eccellente elaborazione di una alternativa politica e civile su territorio israeliano, il film si evolve in una visione quasi utopica dopo i fatti del 7 Ottobre. Noam Shuster Eliassi è un esempio di resistenza civile che il mondo dovrebbe ascoltare con più fiducia, per non considerare Israele il solo frutto delle allucinazioni guerrafondaie del suo leader.
Coexistence, my ass!, per chiarire che cosa sia la co-esistenza
Amber Fares segue Noam Shuster Eliassi negli anni a cavallo tra il suo esordio come stand-up comedian e gli ultimi terribili sviluppi dopo il 7 Ottobre, avvalendosi inoltre del materiale video dei suoi interventi sui social e in televisione. Ne risulta un prodotto frizzante, che fa del sarcasmo un’arma pungente e non scontata, vista la cupa disperazione in cui è caduta la Palestina.
Noam è una voce insolita: ebrea di origini iraniane-polacche, cresciuta a Neve Shalom (Oasis of Peace), il villaggio collaborativo dove israeliani e arabi convivono come una società unica e pacifica. Le scuole in cui si è formata, le hanno permesso di studiare l’arabo come madrelingua, e il tema della lingua si afferma con un punto cruciale della sua identità. Noam è capace di costruire ponti e di provare empatia e comprensione, sebben il governo israeliano ci abbia da sempre visto una potenziale e utilissima spia.
Le sue scelte di vita sono decisamente andate controcorrente: e lo dimostra il monologo dal titolo omonimo Coexistence, my ass!, con cui porta in giro per il mondo la sua storia e la sua visione alternativa (sebbene non isolata).
Coexistence is only possible between equals, it’s not complicated it’s not complex.
It is painfully simple.
Noam Shuster Eliassi in ‘Coexistence, My Ass!’ di Amber Fares – immagini stampa fornite da Busan International Film Festival
Dove non arriva la diplomazia, c’è il sarcasmo
Il progetto di Fares è un film brillante, che finalmente lascia parlare la gente dalle piazze e dalle strade. Veicola verità equilibrate, punti di vista altri, e una analisi politica profonda senza necessariamente muoversi in campo accademico. C’è lo scontro civile, la discordanza e la militanza della gente comune. Perché Noam Shuster Eliassi è certo una figura pubblica, con un passato da peace-maker nelle file delle Nazioni Unite; ma l’approccio con cui Fares si avvicina a lei e la racconta, è quello di una giovane abitante di quelle zone con un inarrestabile senso di giustizia, uno humor pungente e un piglio coraggioso e sicuro.
Per questa profonda motivazione di pace, la stand-up comedy diventa un contenitore effervescente e l’unica forma di salvezza per non cadere in un profondo e sconsolato cratere di depressione.
Ci sono voci che urlano più forte e che vedono con più competenza e compassione la realtà dei palestinesi; pertanto questo film avrebbe ragione di essere visto da tutti coloro che non ci hanno capito niente. Ma anche da chi pensa che ogni atto di odio non fa che amplificare il successivo atto di odio con cui si risponde. E che per fermare questa catastrofe sia necessario rivedere un intero sistema di pensiero che sta avvelenando il mondo intero.
Resistere alla violenza e aprire gli occhi sulla follia in corso in quelle zone, che ha già raggiunto un punto di non-ritorno e dove il futuro va necessariamente riscritto, è possibile. Una comica e una regista ci hanno provato insieme.
The elephant in the room used to be occupation. Now the elephant in the room is genocide.