Il Cinema Ritrovato

‘Strade violente’: noir notturno e realista di Michael Mann

La tavola calda è il luogo in cui ci si confessa a tarda notte, bevendo un caffè leggero

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Restaurato in 4K, con la supervisione dello stesso Michael Mann, che ha inoltre inserito delle infinitesimali aggiunte ad alcune scene, alla 39ª edizione de Il Cinema ritrovato è stato proiettato Strade violente. Una delle punte massime del cinema di Mann, e film cardine del cinema noir degli anni Ottanta.

In Aprile, Nanni Moretti, in uno dei suoi vezzi cinefili, liquida Heat – La sfida come un film in cui un poliziotto e un ladro si confrontano. Michael Mann ha esplorato regolarmente il mondo dei criminali professionisti e di poliziotti, e già in Thief, questo il titolo originale, c’è questa sua indagine, ma non a un livello superficiale come enunciò Moretti.

Strade violente: l’ultimo colpo

Frank (James Caan), uscito di prigione da quattro anni dopo averne passati dentro undici, è un abilissimo ladro di gioielli che scassina casseforti. Vuole mettere a segno ancora qualche colpo per poi ritirarsi e vivere con Jessie (Tuesday Weld), la sua compagna, e con un figlio in adozione. Le cose purtroppo non vanno come vorrebbe lui, perché accetta di compiere un colpo su commissione, ma chi glielo propone non è un qualcuno di cui potersi fidarsi.

Calco del cinema prossimo di Mann

Nel cinema di Michael Mann c’è un leitmotiv esistenziale che avvolge i personaggi. Un atto ossessivo e nichilista che brucia le loro vite, facendoli scappare quando sentono il peso del pericolo appena è dietro l’angolo. Questo è ben raccontato in Thief, esordio cinematografico di Mann, di cui è anche sceneggiatore.

Uscito nel 1981, con una immaginifica colonna sonora dei Tangerine Dream, Strade violente è il calco base di ogni film che poi il regista realizza da qui in poi.

Ad esempio, Al Pacino e Robert De Niro sono seduti assieme in Heat – La sfida, scena memorabile che per la prima volta vedeva i due massimi divi della New Hollywood recitare contemporaneamente.

In una delle scene più indimenticabili di Strade violente non ci sono affatto armi. Ambientata in una tavola calda, protagonisti sono Frank e Jessie, seduti a un tavolo. Frank espone il progetto di vita che ha ritagliato dalle riviste nella sua cella e incollato a una carta che tiene nel portafoglio. È lui che le dice dove si colloca lei in quel contesto e spera che lei venga con lui.

Una storia tra le cadute

In un film di Michael Mann, la tavola calda è il luogo in cui ci si confessa a tarda notte, bevendo un caffè leggero. È il luogo in cui si parla dei propri sogni e delle proprie paure mentre le luci sfocate blu e rosse della città lampeggiano attraverso le finestre. È qui che Frank lascia entrare la speranza, sapendo che la speranza è una benevolenza.

Strade violente è la storia prima della caduta, o più precisamente una storia tra le cadute. Nei capolavori di Mann non è mai semplice quando sei un uomo distrutto che cerca di rimettersi in sesto. Ma è il finale a colpire: Frank che si toglie il giubbotto antiproiettile dopo una sparatoria, uscendo così dalla sua vita e dirigendosi verso l’oscurità. Le conseguenze etiche del suo abbandono risuonano nella mente, mentre scorrono i titoli di coda, lasciandoci riflettere su cosa accadrà a Jessie e al bambino.

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