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Ischia Film Festival

‘Aisha Can’t Fly Away’ verso Cannes: il toccante teaser di Morad Mostafa prende il volo

Il regista egiziano porta una storia profondamente personale di migrazione, memoria e femminilità

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Presentato all’Ischia Film Festival, Aisha Can’t Fly Away segna l’esordio nel lungometraggio del regista egiziano Morad Mostafa. Dopo il riconoscimento ottenuto con la selezione nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes, il cineasta porta sullo schermo un racconto intenso dedicato alle vite dei migranti africani al Cairo, confermando la forza di una delle voci più promettenti del cinema mediorientale contemporaneo.

Potere Silenzioso, Emozione in Divenire

Il teaser rilasciato offre uno sguardo sommesso e poetico alla figura centrale del film: Aisha, una badante somala di 26 anni che vive nel densamente popolato quartiere di Ain Shams al Cairo.

Non rivela molto della trama, ma non è necessario. In brevi istanti, cattura un mondo emotivo completo: un silenzio lacerato dalla stanchezza, il peso dell’alienazione urbana e un desiderio silenzioso, quasi insopportabile. È sufficiente a suggerire che Aisha Can’t Fly Away non parla solo di immigrazione o difficoltà, ma della dignità dell’immobilità e della sopravvivenza in una città che minaccia di cancellarti.

La Scintilla della Memoria

L’ispirazione per Aisha Can’t Fly Away nasce da un momento semplice e bruciante, come ha spiegato Mostafa in un recente comunicato stampa:

“Ho assemblato questo film un po’ di tempo fa usando momenti rimasti impressi nella mia memoria”,

ha affermato.

“Ricordo che, mentre ero su un minibus in visita ad Ain Shams, notai una ragazza africana con il viso stanco che appoggiava la testa sul vetro e dormiva accanto a me; poi si svegliò improvvisamente spaventata e in lacrime isteriche, spaventando me e gli altri passeggeri prima di andarsene senza dare alcuna spiegazione. Credo che sia stato questo a dare il via a questo progetto. Spesso mi ritrovavo a pensare a quella ragazza: quali erano i suoi sogni e le sue paure? Come si sarebbero fusi nel tessuto della realtà che la circondava, in una città crudele con la sua stessa gente, per non parlare dei nuovi arrivati?”

Questo momento, fugace ma profondo, testimonia il talento del regista nell’estrarre potere narrativo dai margini della vita quotidiana. È un gesto poetico: costruire un film attorno a un trauma inespresso, un volto intravisto per un attimo e una domanda che rimane a lungo in sospeso.

Una voce emergente con le credenziali del Festival

Morad Mostafa non è nuovo a Cannes. Il suo cortometraggio I Promise You Paradise ha vinto il Premio Rail d’Or della Settimana della Critica nel 2023, e gli altri suoi cortometraggi, tra cui Henet Ward e What We Don’t Know About Mariam, sono stati proiettati nei principali festival di tutto il mondo.

Ma Aisha Can’t Fly Away è il suo primo lungometraggio e promette già di essere un trionfo silenziosamente devastante. Come i migliori lavori della sezione Un Certain Regard, non si concentra sullo spettacolo, ma sulla verità emotiva dei personaggi che affrontano lotte invisibili.

Perché questo è importante ora

Mentre l’Europa e il Medio Oriente continuano a confrontarsi con le realtà dello sfollamento, della migrazione e dell’identità culturale, Aisha Can’t Fly Away arriva in un momento di urgenza politica e di necessità emotiva. Si unisce a un canone cinematografico in crescita che si rifiuta di lasciare inosservati coloro che sono ai margini. Al contrario, la macchina da presa di Mostafa offre ad Aisha – e alle innumerevoli donne come lei – qualcosa di raro: testimonianza, empatia e permanenza cinematografica.

 

 

 

Fonte: IndieWire