Miele, l’ottimo esordio alla regia di Valeria Golino

Irene (Jasmine Trinca), nome di servizio Miele, ha trent’anni, si sposta tra Roma e il Mexico. Sopratutto oltreoceano per via del suo lavoro, un impiego molto particolare, che cerca di svolgere con il doppio della“delicatezza” che si potrebbe avere per qualunque altro mestiere. Aiuta infatti malati cronici, a porre “fine” alle loro esistenze. “Perché non è più vita”, quella che fanno i pazienti, “clienti” di Irene. Una sorta di angelo della “morte”, con regole precise, e il cui “tocco” non lascia tracce, che ha anche per chi lo svolge, una specie di codice deontologico. Ma un giorno un cliente diverso dal solito richiede le sue “cure”. Sarà un incontro decisivo per la vita della ragazza, da cui nascerà anche un legame molto speciale.

Esce nelle sale il 1 Maggio il primo film di Valeria Golino per il grande schermo, film a trecentosessanta gradi, che per essere un primo tentativo, dimostra come gli attori sappiano anche essere acuti osservatori di coloro che li hanno diretti nel tempo dietro la macchina da presa.

Miele è un film molto intenso, che non scende mai nel pietistico e tocca un tema molto delicato. Il risultato è un’opera che porta lo spettatore dentro situazioni molto spinose, ma che non lo induce mai a puntare il dito, casomai in punta di piedi lo fa mettere da un lato ad osservare, con il rispetto richiesto quando si vedono sofferenze enormi come quelle raccontate, ma senza fargli dire se sia giusto o sbagliato ciò che viene fatto (naturalmente ognuno poi può avere la propria idea, ma qui non c’è nessuno schieramento da parte dell’autore). Questo è il nodo cruciale: portare dentro la sofferenza, vedere le reazioni che il singolo soggetto può avere e cosa decide di fare per provi fine, ma senza voler veicolare alcun “grido” o “credo” a livello politico su argomenti come l’eutanasia, o lo stesso “suicidio assistito” (quello di cui si parla in questo film) in senso polemico;  sollevare solo la questione, far parlare di una tematica esistente, con le relative “soluzioni” che alcuni scelgono o possono voler scegliere. Questo a livello contenutistico; quanto alla parte interpretativa da parte di tutto il cast, della sceneggiatura, e della regia, i risvolti sono eccellenti per una esordiente alla sua prima, vera produzione importante.

C’è una cura nella fotografia, nella scelta anche delle colonne sonore, delle inquadrature, impostazione dei dialoghi che rende Miele una piccola perla del cinema italiano. Talmente ben fatto da questa prospettiva, che alcuni stentano a credere che sia un film italiano, segno che si vuole fare un bel film, sappiamo ancora farlo, a discapito di chi ritiene che per il cinema nazionale non ci sia più speranza. Sugli attori bisogna necessariamente evidenziare la bravura generale di tutti, ma specialmente della Trinca e di Carlo Cecchi nei panni dell’Ing. Grimaldi, la figura centrale nella narrazione e co-pratogonista con quella di Irene, con cui riesce a creare un rapporto profondo, e che aiuta a trovare una sorta di serenità che probabilmente le è sempre mancata.

Valentina Marchetti

Utlima modifica: 3 Febbraio, 2020



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