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IN SALA

Hitchcock

Nel 1960 il maestro del brivido Alfred Hitchcock, dopo Intrigo Internazionale, è alla ricerca di un soggetto diverso, di qualcosa di nuovo, e si appassiona al romanzo di Robert Bloch che trae ispirazione dalla vicenda del pluriomicida del Wisconsin, Ed Gein.

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Anno: 2013

Nazionalità: USA

Durata: 98′

Genere: Biografico

Regia: Sacha Gervasi

Distribuzione: 20th Century Fox

Uscita: 4/04/2013

Tratto da un libro di Stephen Rebello, arriva sui nostri schermi un resoconto sulla lavorazione di uno dei capolavori immortali della cinematografia, Psycho. Titolo dell’operazione ovviamente non poteva che essere il primo nome che viene in mente in questa occasione, ovvero Hitchcock.

Questo lungometraggio diretto da Sacha Gervasi (sceneggiatore di The terminal di Steven Spielberg) si crea un’aurea di interesse soprattutto sulla performance di chi deve interpretare il maestro della suspance, in questa occasione ruolo ricoperto dal grande attore Anthony Hopkins che, sotto strati di trucco, rivive con raggelante somiglianza i momenti stressanti vissuti dal maestro in quel determinato periodo.

La storia parte da subito dopo l’uscita nelle sale di Intrigo internazionale, dove il noto regista, preso da creativa voglia di iniziare un nuovo film, decide di portare sullo schermo un romanzo di fattura poco lodevole come Psycho di Robert Bloch.

Scostato e allontanato da finanziatori e censori, Hitchcock farà ricorso alla sua forza di volontà per portare avanti il progetto, contando soprattutto sull’aiuto dell’amata moglie Alma (Helen Mirren), compagna di vita e di lavoro fidata, sempre presente nel momento del bisogno.

Da queste premesse parte l’idea di voler raccontare questo momento di storia cinematografica senza eguali; ma Gervasi non si limita agli aneddoti e i segreti dietro la lavorazione del film, lui entra anche nella vita privata del “maestro” delineando alla perfezione una metafora sulla sua vita sentimentale e la riuscita di un capolavoro come Psycho.

Su questo la regia ha saputo tener conto di un certo equilibrio narrativo, senza strafare a livello romanzesco e far sì che il film sembri un viaggio nella mente di Hitchcock stesso (da notare i dialoghi interiori col fantasma di Ed Gein, punto di ispirazione per il Norman Bates di Psycho).

Il cast è di quelli da leccarsi i baffi, con in testa ovviamente un onnipresente Hopkins, che magari pecca in eccessivo autocompiacimento ma che alla fine è funzionale all’aurea satireggiante che aleggia nel film.

Meglio ancora è la grande Mirren, la quale riesce a tenergli testa come comprimaria di classe, senza rendere patetica la parentesi intimista del suo personaggio.

Per il resto una serie di volti da riconoscere al volo, come Scarlett Johansson nel ruolo di Janet Leigh, Jessica Biel in quello di Vera Miles, Toni Collette nelle vesti della segretaria Peggy Robertson e così via, con partecipazioni varie di attori compiaciuti per aver preso parte ad un film come questo Hitchcock, riuscito resoconto dell’amore per il cinema da parte di un noto nome nel settore.

Un po’ come fece Tim Burton col magnifico Ed Wood, ma quelli sono risultati di ben altra pasta naturalmente.

Mirko Lomuscio

 

 

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