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ShorTS International Film Festival Maremetraggio

‘Ho ballato di tutto’ – Noia tematica e fascino simbolico

La recensione del cortometraggio di Sarah Narducci presentato allo Short International Film Festival nella categoria Italia in Short

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Presentato allo Short international film festival nella categoria Italia in Short, Ho ballato di tutto di Sarah Narducci è un cortometraggio del 2023 prodotto dal Centro Sperimentale di Cinematografia.

Le recensione degli altri cortometraggi presentati al festival sono disponibili qui.

Sarah Narducci, oltre a curare la regia, firma anche il soggetto e la sceneggiatura, scritta insieme a Enrica Polemio e Roberta Ricci. A prestare i volti alla rappresentazione troviamo: Adele Dezi, Lorenzo Fantastichini e la stessa Narducci. La fotografia è affidata a Ludovico Sitajolo. Il montaggio vede il nome di Matteo Capotosti.

L’alcool, la feste e gli addii…

Lea una giovane ragazza ventenne deve fare i conti con le prime sfide dell’età adulta. Mara, la sua migliore amica, nonché coinquilina, ha deciso di cambiare casa per convivere con il partner. La festa di addio, a base di Cocktail e sigarette, si rivela essere un crogioli di sentimenti e ricordi. Fino a quando, una lavatrice inizia a perdere schiuma…

Uno sguardo intimo e simbolico

Ho ballato di tutto è un cortometraggio dalla natura lineare ma ben dettagliata. Per mezzo in una regia a metà tra dinamicità e staticità, forte l’alternanza tra inquadrature movimentate e fisse, si accenna all’esplorazione delle tematiche, tutte giovanili dell’ansia per il futuro e tutti i suoi relativi stravolgimenti nel campo delle relazioni sociali e sentimentali. Tramite l’uso di piani ravvicinati, lo sguardo registico suggerisce lo stato d’intimità delle due amiche, come se Lea e Mara fossero le uniche abitanti di una dimensione a cui solo loro possono accedere. Uno status quo, prossimi alla fine,  che si concretizza anche tramite la casa in cui le ragazze vivono. L’abitazione non è semplicemente uno sfondo scenico, ma si fa simbolo di un passaggio di crescita per le amiche, la festa altro non rappresenta che l’apertura della dimensione chiusa alla vita e all’avvenire.

Il carattere simbolico del cortometraggio è veicolato da alcune particolari inquadrature d’essenza surreale. Il rimando all’elemento irreale è suggerito dalla presenza di un colto dettaglio. La danza di Matisse, uno dei capolavori del maestro del fauvismo, anticipa il distacco dalla realtà. Lo scarto è confermato anche dalla grottesca fuoriuscita di schiuma dalla lavatrice, un elemento singolare ma affascinante che si ricollega ad alcune poetiche ormai lontane, della beat generation. Parafrasando il capolavoro di Kerouac e Burroughs si potrebbe dire che la lavatrice si sia lessata nelle sua vasca…

La forma a discapito del contenuto

Riferimenti letterari a parte, ciò che non convince in Ho ballato di tutto è il contenuto tematico.  A discapito di decorso forma, evidenziata anche da alcune interessanti scelte fotografiche, è il messaggio tematico a non risaltare. La storia di Lea e Mara rimane piatta, i nuclei tematici e narrativi non vengono approfonditi, sicuramente il breve minutaggio tipico dei cortometraggi non aiuta, ma in questo caso vi è solo un breve accenno, forse fin troppo misero per poter essere definito tale. Il messaggio che traspare non sembra essere figlio della volontà di usare il medium cinematografico per comunicare qualsivoglia contenuto o stato d’animo. Non creando così di fatto un legame tra personaggio e spettatore.

In conclusione Ho ballatto di tutto si presenta come un cortometraggio dalla forma non comune, il suo fascino risiede proprio in alcune scelte stilistiche avvincenti. La scarsità del contenuto e nella trattazione delle tematiche non rendono giustizia a un simbolismo dal carattere affascinante

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