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Bellaria Film Festival

‘Ludendo docet’ Opera avanguardistica elitaria sulla finzione della realtà

Un lavoro ambizioso del regista Luca Ferri, che cerca di proporre qualcosa di nuovo riuscendoci solo in parte. In cartellone al Sicilia Queer FilmFest 2024 e vincitore al Bellaria Film Festival 2024 nella categoria Gabbiano

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Ludendo docet - Un'immagine dal film di Luca Ferri

Ludendo docet è l’ultimo lungometraggio del regista autodidatta bergamasco Luca Ferri. L’opera è, per dichiarazione dello stesso autore, un esperimento: il critico cinematografico Domenico Monetti risponde a una serie di domande mentre pasteggia a ostriche e vino. La produzione è affidata a 5e6 e Lab 80 film, quest’ultima anche distributrice.

Il film è stato presentato al Bellaria Film Festival 2024, dove si è aggiudicato il premio come miglior film nella sezione Gabbiano. Ludendo docet è stato anche selezionato al Sicilia Queer FilmFest 2024 nella sezione Nuove visioni con proiezione il 26 maggio.

Una non storia transmediale

Il pubblico viene subito indirizzato attraverso l’uso di marionette, che presentano le intenzioni del regista. Il critico Domenico Monetti deve rispondere a domande mentre mangia ostriche e beve vino. Le domande gli verranno poste attraverso delle sfere e senza una regolare frequenza temporale: a ogni nuova domanda che gli arriva, Monetti deve sospendere la risposta precedente. Le domande sono inerenti a persone ed eventi legati alla cultura italiana piuttosto che decisamente personali. Un’ultima domanda, incartata nella pagina dei necrologi di un quotidiano, chiuderà il rito.

Ludendo docet - Le marionette presentatrici

Ludendo docet – Le marionette presentatrici

Durante questa esondazione di parole e nozioni, tre personaggi assistono allo spettacolo. Un uomo, preso dalla noia e rapito da Morfeo, e due donne, le quali hanno alcuni momenti di dialogo decontestualizzati. Un trittico decisamente âgé, in rappresentanza di un pubblico vecchio e volutamente poco avvezzo ad accettare le novità. Un mix fra cinema, teatro e narrazione in un non-stile cercato e voluto dall’autore.

Una allegoria fine a se stessa

Ludendo docet lega due concetti, il gioco e l’insegnamento, che spesso possono essere legati anche alle arti sceniche e visive. Luca Ferri vuole dimostrare la non essenzialità del regista in un lavoro in cui tale figura è indispensabile.

Dove il cinema contemporaneo manipola la realtà nascondendosi, questo esperimento manifesta il suo opposto in maniera esplicita ed evidente (dalla scheda del film)

Ferri mette insieme una serie di concetti che rendono questo lavoro complesso. Cinema sperimentale e d’avanguardia sono spesso unificati, ma hanno una sottilissima differenziazione. Ciò per dire che, in realtà, l’autore usa una modalità rappresentativa più legata a uno stilema avanguardistico.

Nulla di male in tutto ciò, ma la presentazione dei burattini rischia di essere forviante. Anche la forte connotazione territoriale – il dialetto bergamasco usato dalle marionette e la pagina del quotidiano L’eco di Bergamo – àncora a una scelta non fortuita.

Rompere le regole per finzione

Luca Ferri decide di destrutturare il suo film partendo dalla componente primaria: la regia. L’obiettivo è dimostrare come un’opera filmica possa nascere anche senza il ruolo guida. Viene ben specificato come, sia durante le riprese del piano sequenza con il critico Monetti che per i controcampi, Luca Ferri fosse altrove, a chilometri di distanza. Una scelta ambiziosa se non fosse, però, che lo stesso Ferri delega il suo vice, Luca Sorgato, a seguire entrambi i momenti di ripresa, rendendoli inevitabilmente non così lasciati al caso.

Ludendo docet - Domenico Monetti in un momento della pellicola

Ludendo docet – Domenico Monetti in un momento della pellicola

La scena iniziale con il critico, ispirata e dedicata al maestro Marco Ferreri, è una parte fra le più interessanti, con i versi di Monetti che fanno da colonna sonora a una scena che, per contro, non mostra la naturalezza che invece richiede. Per quanto l’estemporaneità e la casualità dovessero dominare il piano sequenza teatrale, il tutto invece sembra abbastanza preparato. Gli interventi di Vincenzo Turca, il “portatore di domande”, non creano uno stacco mentre rafforzano quanto, alla fine, un canovaccio fosse ben presente – al contrario di quanto dovrebbe avvenire in una sperimentazione.

Domenico Monetti non fa altro che declamare pensieri, lanciare nell’etere libere parole legate al gesto della bevuta di vino, rendendole non pienamente leggere come avrebbero dovute essere. Tutto diventa ampolloso, greve, una lezione accademica con un linguaggio erudito.

Ha scritto poco ma avrebbe voluto scrivere ancora meno (epigrafe della poetessa Cristina Campo, citata nel film)

La citazione a Cristina Campo poteva essere presa da esempio per questo progetto, rendendolo più accessibile. Un vizio che fa perdere efficacia anche al finale: la dichiarazione d’amore paterno prende le sonorità di un melodramma tanto scenico quanto invece doveva essere naturale.

La finzione più reale della realtà ricercata

Gli inserti che Sorgato fa e che riguardano il pubblico diventano il momento, per assurdo, più vero di ciò che doveva rappresentare la realtà. Questo grazie anche ai tre protagonisti – Stefano Burroni, Annamaria Poma Swank e Antonella Burroni – che donano, con i loro lunghi silenzi e le poche parole, momenti di sospensione dalla realtà irreale voluta da Ferri e creata da Sorgato, Monetti e Turca.

Ludendo docet - Un frame del documentario

Ludendo docet – Un frame del documentario

L’originalità di Ludendo docet è temeraria, ma se ne può apprezzare l’incosciente coraggio, soprattutto se si va oltre certe sottigliezze. È un lungometraggio appannaggio sicuramente di una critica elitaria, meno vicino al pubblico generalista il quale, non per niente, è rappresentato dalle tre figure anziane.

A ragion di ciò, la motivazione del premio al Bellaria Film Festival, che recita: «Semmai un pupazzo, in divenire nella sua analisi elegiaca, criticasse la ragion autoptica perché il vino rivela? Il film si rivela nella tensione tra campi regolamentari, dirige e rompe le regole del ping-pong, per un pubblico esigente…».

Il trailer di Ludendo docet

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Ludendo docet

  • Anno: 2023
  • Durata: 70'
  • Distribuzione: Lab 80 film
  • Genere: Documentario
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Luca Ferri
  • Data di uscita: 11-May-2024