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‘Dune – Parte Due’ – I nuovi figli del deserto

Le sabbie di Arrakis risplendono come non mai nella guerra fantascientifica di Denis Villeneuve

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Dune – Parte Due sta per giungere tra noi. A tre anni dall’uscita del suo primo capitolo, il viaggio messianico di Paul Atreides arriva al termine, con un nuovo, epocale kolossal fantascientifico da 122 milioni di dollari.

Come epocale è l’insieme di nomi ed artisti riuniti in quest’opera. Nel cast, ai già presenti Timothée Chalamet, Zendaya, Rebecca Ferguson e altri, si annoverano nuovi nomi di alta caratura, come Florence Pugh, Austin Butler ed un inaspettato Christopher Walken, assente da parecchio sul grande schermo.

Dirige la sinfonia visiva, per una seconda volta, il maestro Denis Villeneuve, pronto a portare avanti il suo adattamento di uno dei pilastri della fantascienza letteraria, l’omonimo ciclo letterario di Dune di Frank Herbert. Impresa finora nemmeno riuscita a David Lynch, ma che Villeneuve si sente pronto ad affrontare.

Warner Bros. e Legendary Pictures producono assieme anche questo seguito, mentre la distribuzione è affidata solamente alla leggendaria azienda di Burbank.

La trama di Dune – Parte Due

La casa degli Atreides è caduta. Gli Harkonnen si prendono il pianeta Arrakis, vittoriosi, ma la stirpe dei vinti non è ancora defunta. Paul Atreides (Timothée Chalamet) e sua madre Lady Jessica (Rebecca Ferguson) riescono a fuggire e diventano parte della tribù dei Fremen.

Mentre il giovane impara le basi della sopravvivenza su Arrakis da Chani (Zendaya) e Stilgar (Javier Bardem), il suo desiderio di vendicare il padre e la casata non cenna a placarsi.

Ma la vendetta può portare a terribili conseguenze e l’avverarsi di una profezia a lungo maledetta dal popolo del pianeta sembra avvicinarsi sempre più. Sta a Paul scegliere se divenire un combattente comune dei Fremen o il simbolo di una nuova ribellione.

L’incipit di due ore e mezza di superba architettura visiva, che è la prima parte di Dune, ci porta per la prima volta sulle lande desolati di Arrakis, per conoscere le persone che se ne contendono il possesso e scoprire gli intrecci di una moderna avventura di matrice shakespeariana.

Storie di casate cadute, contatti con la morte e con le prossime vite, tra passato e futuro ancora da scrivere, giochi politici orchestrati per arrivare al più grande e peccaminoso desiderio umano: il potere.

Con la profetica frase finale di Chani (“Questo è solo l’inizio”) nel primo film allo spettatore si apriva la visione di un mondo nuovo, ancora inesplorato e che nel suo mistero spirituale nasconde la sua fonte di vita filmica.

Un Arrakis che fonda la sua essenza vitale e narrativa in tre elementi, essenziali, non solo per la pellicola del regista canadese, ma anche nel libro di Herbert.

Il mio regno per la Spezia

In primis, al centro di tutto, ci sono le risorse, o meglio lo sfruttamento di esse. D’altronde, ciò che porta sul pianeta desertico sia la casata Atreides che quella Harkonnen è la Spezia. Dapprima solo merce di scambio rara e carburante di prima necessità, ma che in questo seguito si anima, divenendo ponte di connessione per nuove realtà visive e conoscitive per protagonisti e spettatore.

Con un’ispirazione a tratti kubrickiana, Villeneuve realizza sequenze oniriche e spirituali di rara bellezza, curate egregiamente in ogni elemento di atmosfera. Così facendo, la Spezia si mostra in tutto il suo potere, divenendo legame spirituale tra Paul, il pianeta e le voci del suo passato e del suo futuro.

E con essa risplende anche l’altro fondamento ecologico di Arrakis, l’acqua. Elemento fondamentale per la sopravvivenza dei Fremen, ma che viene elevato a presenza sacra all’interno di ogni essere vivente, necessaria di santuari e idoli di prestigiosa fattura architettonica che ne incarnano la bellezza.

Ed è l’universo artistico che Villeneuve delinea a dar vita e spirito alle sabbie inanimate di Arrakis e costruire la realtà credente del popolo dei Fremen, legati indissolubilmente alla religiosità delle loro fonti di vita e alla speranza che la profezia gli dà.

“La repressione crea le religioni”

Le religioni guidano le menti di ogni popolo e abbiamo abbastanza secoli di Storia a dimostrarlo. Che si basino su fatti reali poco ci riguarda, perché quello che Dune Parte Due fa egregiamente è mostrare la realtà religiosa di Dune in ogni suo aspetto.

Anche qui si può spezzare il tutto in due versanti complementari. Abbiamo la parte terrena e sociale, smembrata dai suoi conflitti interni e ormai solamente ancorato ad antiche usanze, riti e profetici sermoni che Paul (qui, un Timothée Chalamet magnetico nel suo ruolo) esegue lungo tutto il film.

E poi c’è il lato più spirituale ed elevato, tanto oscuro quanto potente, di cui Lady Jessica ne diviene spaventosa portavoce, grazie ad una strepitosa Rebecca Ferguson, che porta con sé la maledizione di una profezia che muove ogni suo passo, volente o nolente.

Un binomio in perenne contrasto rappresentato anche dagli stessi Chani e Stilgar, spettatori ma anche attivi partecipanti di questi scontri, una di carattere più protestante, mentre l’altro fedele a ciò che la profezia sogna di realizzare per il suo popolo.

Villeneuve dà totale prova del suo estro registico, delineando ogni momento e situazione, dallo scontro politico o ai momenti di estasi mistica, con un’epica strabordante, vista raramente in questi ultimi anni.

La Guerra Secca

Dune non mostra tutta la sua bellezza solo nello splendore del deserto o nel legame della sua gente con se stessi e con la loro spiritualità, ma anche nella spietatezza con cui la sua guerra imperversa sullo schermo.

La strabiliante fotografia di Greig Fraser, che si muove sinuosamente tra un bianco e nero dall’effetto marmoreo e tempeste di sabbia quasi figlie di un Blade Runner 2049, costruisce una guerra esacerbante, combattuta nelle aride lande, tra adrenaliniche imboscate e battaglie mozzafiato.

Villeneuve mette anima e corpo in scena, unendo uno sguardo semi-documentaristico ad una messa in scena da epica greca. Così come non perde mai occasione di mostrare la lotta politica per quella che è, un gioco continuo di tradimenti e sotterfugi che porta il più forte a sopraffare tutti.

Per il controllo della spezia, gli Harkonnen uccidono Leto Atreides sotto l’ordine dell’Imperatore (Christopher Walken), qui vera, imponente figura e non più solamente un nome. E da lì parte la catena di eventi che porta all’inevitabile conflitto scritto nelle profezie.

Altra nota di merito l’esaltante colonna sonora di Hans Zimmer, fatta di canti popolari e tuonanti rimbombi di tamburi cerimoniali. che rende questa un’opera ancora più mastodontica, in grado di elevare la fantascienza, dando il giusto testamento artistico a Herbert e a una delle colonne portanti di questo genere culturale.

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Dune - Parte Due

  • Anno: 2024
  • Durata: 2 Ore e 46 Minuti
  • Distribuzione: Warner Bros.
  • Genere: Fantascienza
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Denis Villeneuve
  • Data di uscita: 28-February-2024