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FESTIVAL DI CINEMA

‘Rotte – storie e migrazioni’ L’arte che fa la differenza

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In scena all’Angelo Mai di Roma, si è tenuto lo spettacolo Rotte – storie e migrazioni, tratto da Il Re del Gurugù di Ferran Joanmiquel Pla, in collaborazione con Amnesty International Italia, per la regia di Mauro Lamanna (nel cast de Il mio nome è vendetta). Sul palco, a sostenere il monologo e a dargli letteralmente vita, Gianmarco Saurino – noto al grande pubblico per Maschile singolare e per il recente I viaggiatori – accompagnato dalle suggestive note di Daniele Greco.

Rotte – storie e migrazioni | Quando l’arte invita a riflettere

Progetti simili servono non solo a puntare i riflettori su particolari aspetti della società, quanto a sensibilizzare, svegliare le coscienze e far riflettere su quanto ogni azione, anche la più piccola, possa fare la differenza. E non è mai scontato ribadirlo, nè superfluo. In circa un’ora di monologo, Saurino trasporta il suo pubblico a Gurugù, in Marocco, dove non esistono barriere, se non un unico muro, che separa la morte dalla vita.

In Nordafrica esiste una città spagnola, si chiama Melilla, ed è circondata da questo muro, sormontato da filo spinato. I migranti tentano di scavalcarlo, rischiando il tutto per tutto, per raggiungere una salvezza che prende il nome di “futuro”. L’Europa è a un passo, eppure uomini, donne e bambini, possono percepirla solo come un miraggio. Un miraggio fatto di speranza, di possibilità, di pace.

La guerra e la violenza li perseguitano, lasciando segni sulla pelle e nella mente. La dignità e i diritti umani vengono calpestati, dimenticati, ignorati. Ma le risorse di questi esseri umani hanno dell’incredibile, andando a pescare da una forza vitale inesauribile.  Qualcuno ce la fa, riesce nell’impresa, ma talvolta deve dire addio agli affetti, agli amici, a qualsiasi specie appartengano.

Esempi da seguire ed emozioni da condividere

Saurino “interpreta” così un cane, Marley, che nella sua esistenza ha conosciuto solo bastonate e stenti. Lo stesso vale per chi decide di adottarlo: Abdul sa cosa significhi soffrire la fame, avere paura, non potersi fidare di niente e di nessuno. Tra i due, si instaura un legame speciale, semplice e istintivo. Testimoni e confidenti, l’uno dell’altro, per un periodo limitato, Abdul e Marley diventano i rappresentanti di una realtà, attualissima, alla quale poniamo troppa poca attenzione.

Il piccolo spazio dell’Angelo Mai vibra a ogni parola e a ogni nota degli artisti sul palco. Non ci sono scenografie, nè distrazioni o ostacoli, giusto un paio di leggii, una chitarra e una maglia del Barcellona. Perchè in fondo non serve altro, se non la condivisione di un’emozione. La voce calda, potente e modulata, dell’attore foggiano avvolge il pubblico e lo catapulta in un universo parallelo, lo scuote e lo abbraccia, a seconda delle necessità. Quando gli occhi si fanno lucidi, la commozione contagia tacitamente, ma profondamente, l’intera platea.

Quando chi è in scena riesce a scendere e ad avvicinarsi, in maniera così vera, a chi lo ascolta e lo osserva, avviene una magia. La magia del teatro è anche questa, ma non solo. Rotte – storie e migrazioni è un progetto a cui Saurino tiene molto, e ci tiene a sottolinearlo in ogni occasione. La sua partecipazione, insieme a Lamanna e a Greco, non ha a che fare con un discorso artistico, quanto piuttosto con uno umano. E dovrebbe essere un esempio da seguire.

*Salve sono Sabrina, se volete leggere altri miei articoli cliccate qui.

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