fbpx
Connect with us

FESTIVAL DI ROMA

‘Alam’, romanzo di formazione politica

Romanzo di formazione ambientato in una scuola della Palestina, dove un ragazzo prenderà coscienza politica di quanto accade intorno a lui

Pubblicato

il

Alam

Passato alla 17º edizione della Festa del cinema di Roma, Alam (2022) è l’esordio nel lungometraggio di Firas Khoury, autore dell’applaudito cortometraggio Maradona’s Legs (2019). Un debutto molto promettente, che affronta la storia dell’occupazione israeliana in Palestina da un punto di vista abbastanza inedito attraverso una messa in scena concisa e chiara, che si perde un poco nei doppi finali.

Alam, la trama  

Una scuola superiore in Palestina, dove sventola la bandiera israeliana. Tamer (Mahmood Bakri) è uno studente come tanti, che sta vivendo le incertezze e i primi turbamenti dell’età adolescenziale. Ha come migliori amici due studenti perdigiorno, che amano principalmente alcool, marijuana e videogiochi. S’innamora di Maysaa, e conosce meglio il compagno di classe Safwat, che non vuole sottostare all’inerzia del proprio paese e all’oblio della memoria, e quindi si ribella.

Alam

Alam, romanzo di formazione politica

Alam in arabo significa bandiera, il vessillo che rappresenta la nazione attraverso colori e simboli.

La bandiera della propria nazione/patria – o nel Medioevo del proprio feudo – si pianta sulla terra conquistata (esempio quella degli Stati Uniti sulla luna), e questo accade anche in Palestina, dove sventolano soltanto bandiere di Israele, la nazione occupante.

Una tragica e lancinante storia per il popolo palestinese che iniziò nel 1948 con la Guerra arabo-israeliana, primo di molti altri sanguinosi conflitti che persisteranno fino ai nostri giorni. Quella guerra del 1948, è interpretata in due maniere: per gli israeliani è la Guerra d’indipendenza, mentre per gli arabi il giorno del al-Nakba (la catastrofe), come è anche riportato in una scritta sul muro della scuola.

Il problema è che molti palestinesi accettano con rassegnazione l’occupazione israeliana, non protestando, ad esempio il padre di Tamer, oppure glissando, come fa marcatamente uno dei professori di Tamer e gli altri compagni.

Le nuove generazioni quasi non prestano più attenzione al conflitto, allo stato militare che li circonda e li controlla. Ormai fa tutto parte del quotidiano, e in questo stato di cose sono pochi gli adolescenti che cercano d’informarsi, di prendere coscienza delle loro radici e della necessità di ribellarsi, almeno verso i morti innocenti di quel primo conflitto.

Tamer rappresenta questi adolescenti: vive la sua giovane vita tra birichinate (è complice nell’aver rigato l’auto al Preside), acquisto di marijuana, passione per il calcio (sogna il Liverpool) e masturbazione.

La consapevolezza filtra nella sua mente poco a poco, prima attraverso l’interesse verso la sensualità di Maysaa, giovane ragazza convinta della necessità di una rivoluzione e pronta alla ribellione, e poi con Safwat, che sfida l’ipocrisia scolastica.

Se all’inizio il gesto di Tamer di mettere i due peluche, fuori dall’ufficio del Preside, in una postura sessuale è semplice celia da adolescente, quando lo rifà Safwat, che ricopia il gesto di Tamer, diviene atto di ribellione.

Alam

Alam, tra ironia e dramma (e simboli)

Il ritmo narrativo segue questo percorso di formazione politica di Tamer. All’inizio prevalgono i toni da commedia, mostrandoci i ragazzi che parlano di ragazze (però non bisogna interessarsi delle sorelle degli amici), di infantili ribellioni scolastiche (con annessi richiami del Preside) e di come trovare i soldi per comprare la marijuana (fingere di fare una raccolta contro la droga).

I toni, quando Tamer comincia con gli occhi a focalizzarsi su quanto gli accade attorno (la bandiera palestinese bruciata da un militare israeliano), cominciano a farsi più cupi, non perdendo totalmente la vena ironica: il primo tentativo di issare la bandiera palestinese sul tetto dell’istituto termina in modo demenziale.

In questa parte più drammatica, si fanno più evidenti le simbologie, come l’orologio con una sola lancetta (quella dei secondi, a marcare che ormai il tempo si è omologato), o l’albero secolare dell’ulivo che lo zio pazzo di Tamer brucia, a rappresentare l’uccisione della pace, e la fine della speranza.

Alam ha l’unica pecca di non fermarsi qualche minuto prima, e chiudere con il dialogo tra Tamer e Safwat sulla bandiera, sul doppio significato che può avere per un popolo.

Alam

Registrati per ricevere la nostra Newsletter con tutti gli aggiornamenti dall'industria del cinema e dell'audiovisivo.

Alam

  • Anno: 2022
  • Durata: 107 minuti
  • Genere: Drammatico
  • Regia: Firas Khoury