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‘Clark’ la recensione della serie sul criminale amato dalle donne

Clark Olofsson, il rapinatore di banche per il quale è stata coniata l’espressione La sindrome di Stoccolma, è il protagonista assoluto di questa appassionante mini serie.

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Clark

Clark, la serie televisiva svedese in sei episodi, diretta Jonas Akerlund, con Bill Skarsgard, è disponibile su Netflix.

Vitale, ironica e spregiudicata.

Clark Olofsson, il rapinatore di banche per il quale è stata coniata l’espressione La sindrome di Stoccolma, è il protagonista assoluto di questa appassionante mini serie. È la rappresentazione della vita di un uomo, non certo ligio alla legge, che diventa un eroe nazionale. Tra rapine in banca, spaccio di stupefacenti e fughe dai carceri, Clark costruisce un vortice di eventi che porta il pubblico a tifare per un uomo egoista e cinico, ma con un fascino irresistibile.

La trama

Il famigerato fuorilegge inizia la sua carriera criminale negli anni Sessanta e diviene una delle personalità più controverse della storia della Svezia. Clark Olofsson, condannato per innumerevoli reati, trascorre più della metà della sua vita in carcere e lascia dietro di sé una scia di traumi e delusioni.

Clark”, la serie Netflix sulla nascita della Sindrome di Stoccolma - Corriere.it

Da Don Chisciotte alla New Hollywood

La figura dell’eroe, paladino della giustizia, difensore dei deboli e protettore della donna amata è ormai tramontata. Il personaggio a tutto tondo positivo, senza macchia, non esercita più nessuna fascinazione. La crisi di questo personaggio, simbolo dell’epoca classica, è iniziata molti secoli fa. Miguel de Cervantes, infatti, con il suo Don Chisciotte non fa altro che rappresentare la crisi dei valori incarnati dall’eroe dell’antichità e il suo personaggio diviene l’antieroe della modernità. Dalle gesta del cavaliere della Mancia e delle sue battaglie contro i mulini a vento ne è passata di acqua sotto i ponti e il processo di disfacimento della figura dell’eroe positivo ha raggiunto il suo apice.

Il simbolo di fedeltà, coraggio e altruismo è progressivamente scomparso in letteratura, al teatro e ovviamene al cinema. Nella settima arte, questo processo diventa esplicito negli anni Settanta e Ottanta, con la New Hollywood. Martin Scorsese, Brian De Palma, Michal Cimino e Francis Ford Coppola iniziano a raccontare vicende in cui la demarcazione tra bene e male è sfumata e i protagonisti non sono certo esempi da seguire. Con l’avvento del nuovo millennio, lo stesso processo avviene nella serialità televisiva. Tra gli esempi più recenti senza dubbio Breaking Bad e Better Call Saul, con i loro protagonisti che agiscono senza scrupoli per raggiungere gli scopi prefissati. Jimmy Saul e Walter White commettono le azioni più spregevoli per portare al termine la loro scalata verso il successo e nonostante tutto il pubblico tifa per loro, proprio come avviene in Clark.

Il criminale e le donne

In questo caso l’atmosfera è senz’altro meno cupa delle due serie ideate da Vince Gilligan, ma la fascinazione del male non è meno potente. Clark Olofsson è un vero genio, sempre pronto ad abbandonare amici, donne e ideali per raggiungere i suoi obiettivi. Questo non avviene solo nella finzione; infatti, la storia raccontata in Clark è basata su fatti realmente accaduti e il Clark Olofsson di Jonas Akerlund (Polar, Lords of Chaos) non è tanto diverso da quello reale.

La serie televisiva romanza alcuni aspetti della vita del più grande criminale della storia svedese e l’eccezionale interpretazione di Bill Skarsgard (La strada del male) fa di Clark un’opera esilarante, a tratti irreale ma gli eventi essenziali della vita del vero Clark Olofsson ci sono tutti. La sua infanzia non certo facile, con un padre violento e alcolizzato; la madre mentalmente fragile, i suoi primi reati e soprattutto la rapina di Norrmalstorg, da cui nasce La sindrome di Stoccolma.

Un giovane e avvenente ribelle. Una piaga per la società e per la polizia. L’incubo del cittadino medio e il sogno erotico di sua figlia”.

A subire il fascino di Clark Olofsson sono soprattutto le donne. Lui le ama tutte, senza distinzioni, e, come spesso ricorda, ogni giorno della sua vita è stato innamorato. Ma, nonostante le buone intenzioni, le abbandona tutte, pronto a sostituirle con una nuova fiamma. In tutti i sei episodi di Clark appare accanto al criminale una nuova donna pronta a condividere avventure e disavventure. A partire dal primo episodio, in cui Clark riesce a conquistare Madou (Isabelle Grill) e sua madre. Convince le due donne a concedergli ospitalità per una notte, ha un rapporto con entrambe, rapina preziosi e va via. Lo stesso, con le dovute differenziazioni, si ripete con la donna della sauna, con Maria, interpretata da Hanna Bjorn, Kicki e tante altre.

Il rapinatore seriale è innamorato delle donne ed è fortemente attratto dal sesso. È questa, per Clark Olofsson una vera ossessione, soprattutto durante i suoi periodi di detenzione. Nella serie ci sono molte scene erotiche che non cadono mai però  nella volgarità fine a se stessa. Le sequenze sono costruite soprattutto con un registro ironico. Come il rapporto sessuale tra Clark e Maria, durante il quale discutono dei grandi sistemi e delle teorie di Marx contro il capitalismo. Il montaggio poi usato in questi casi rende queste scene ancora più esilaranti. Il primo amplesso del giovane, anzi giovanissimo Clark, con una donna molto più grande è alternato con un panino pronto ad essere farcito con una salsiccia.

In altri casi, invece, i riferimenti all’organo sessuale femminile vengono montati in successione con deliziose ostriche. Il tutto all’insegna dell’ironia, dell’irriverenza e della spregiudicatezza, proprio come il protagonista della serie.

Clark la Miniserie Netflix Anticonformistica e piena di Suspense - PlayBlog.it

Un eroe nazionale

Il suo comportamento con le donne si ripete con i suoi amici, che vengono usati e poi abbandonati. Come Gunnor, lasciato al suo destino, dopo aver ucciso un poliziotto che li sorprende a rapinare articoli da campeggio. Lo stesso vale per le ideologie, usate da Clark per rapinare una banca in Danimarca e poi rinnegate appena queste sono diventate un peso. Un personaggio, dunque, davvero cinico, a tratti spregevole, ma nonostante tutto un eroe nazionale amato dalle masse.

Ero diventato una celebrità e mia madre era fiera di me”.

Lo spettatore si ritrova a fare il tifo per lui, sperando che la faccia sempre franca e ciò avviene per diversi motivi. Anzitutto il protagonista pare agire per soddisfare il suo desiderio di libertà, lo stesso che lo ha spinto a uscire dall’utero materno. È la libertà, appunto, che lo allontana da ogni donna amata, da ogni amico e a ribellarsi a ogni regola sociale. Una libertà che paga a caro prezzo, ma che lo distingue dalla massa. Il suo spirito libero, certo non giustifica del tutto i suoi crimini; Clark Olofsson, però, rende reale il desiderio dell’uomo comune e ciò lo fa apparire affascinante.

Una regia tra tradizione e innovazione

L’amore nei suoi confronti, poi, cresce quando gli autori della serie rappresentano, con potenza, il suo trascorso. Clark ha una fotografia a colori, il passato del suo protagonista, invece, viene rappresentato in un bianco e nero carico di tensione. In questi squarci sul passato viene raccontata l’infanzia del futuro criminale, cresciuto in una famiglia per nulla felice. Il giovane Clark capisce molto presto che deve cavarsela da solo e ciò ha segnato per sempre la sua esistenza. Questo elemento, ovviamente, non può fare altro che portare lo spettatore a solidarizzare con lui.

La personalità sfaccettata del suo protagonista fa di Clark una serie televisiva avvincente e appassionante, ma  la regia non è da meno. Ogni singolo episodio, della durata di circa un’ora, ha una fattura più cinematografica che televisiva. Nel corso della serie ci sono molte inquadrature composte come dei veri e propri quadri; ad esempio, l’immagine di Madou abbandonata, disperata sotto la pioggia.  Il regista crea un flusso d’immagini che cattura l’attenzione dello spettatore e usa il montaggio serrato per un ritmo quasi musicale.

Il testo visivo di Clark è disseminato da citazione cinematografiche. La sequenza in cui Clark Olofsson prepara la sua rapina è un chiaro riferimento a Taxi Driver di Martin Scorsese. La serie, poi, spesso ricorre all’uso di scene animate, proprio come avviene in Kill Bill di Quentin Tarantino. In Clark, inoltre ci sono anche le tecniche filmiche più innovative. Più di una volta, infatti, il regista utilizza lo spleen scrim, per rappresentare diverse azioni contemporaneamente.

Clark, dunque, è una serie dove la tradizione e l’innovazione si ibridano a vicenda e il risultato è davvero piacevole.

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