Dopo una lunga attesa arriva su Netflix Matrix Resurrectionsnuovo episodio della saga di Neo e Trinity diretto da Lana Wachovski, per una volta orfana del sodalizio con la sorella Lilly, con annessa recensione.
Per fortuna a restare sempre uguale è il principio di Matrix, la filosofia della matrice, ovvero lo scarto tra realtà e apparenza, tra la vita che si crede di vivere e quella che invece viene vissuta. A sussistere è anche il principio dei principi ovvero la roulette russa delle pillole da scegliere per scoprire la verità o continuare a sognare. C’è il bianconiglio e quelle meravigliose sparatorie in cui gli eroi fanno fuoco camminando sui muri e facendo continue giravolte. Insomma, Matrix Resurrections sancisce che il carrozzone è ripartito e che lo spettacolo è assicurato (al solito: the show must go on). Fatto sta che a tratti sembra un remake degli altri tre film, con strategie e azioni che risultano rimesse in scena con piccole varianti. Altre invece sono del tutto nuove: il tentativo di provare ad andare avanti con la storia, mostrandoci cosa può fare la splendida coppia formata da Neo e Trinity, nonostante i trascorsi, mostrati senza aver paura delle rughe, cioè ancora in grado di dare filo da torcere alle torve di cattivi che hanno sottomesso la specie umana. Che poi un po’ di colpa ce l’ha anche quest’ultima, incapace, come si afferma esplicitamente nel film, di essere libera, preferendo le certezze di una vita da schiavo che la responsabilità del libero arbitrio. Ma come direbbe qualcuno, questa è un’altra storia e noi stiamo ancora digerendo questa.
Di Matrix e della sua portata sociologica, filosofica e morale tutto e di più è stato detto. Lui e i suoi creatori – qui c’è solo Lana, ma noi la consideriamo comunque inscindibile dalla sorella Lilly – sono riusciti a incanalare le paure del nuovo millennio indirizzandole verso quel transumanesimo con cui in futuro ci dovremmo confrontare. Per il momento tutto scorre e questo ci basta.