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IN SALA

Ken il guerriero – La leggenda del vero salvatore

Ne “La leggenda del vero salvatore”, Kenshiro dovrà intraprendere un cammino di passione e purificazione.

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Si conclude con Ken il guerriero – La leggenda del vero salvatore (Toshiki Hirano, 2008) la serie di cinque lungometraggi realizzati in occasione del venticinquesimo anniversario della nascita del personaggio. Questo quinto titolo, come i precedenti Ken il guerrirero – La leggenda di Hokuto (Takahiro Imamura, 2006) e Ken il guerriero – La leggenda di Raoul (Toshihiro Hirano, 2007), vedrà la luce delle sale italiane, mentre gli ulteriori due capitoli Ken il guerriero – La leggenda di Julia (Takahiro Imamura, 2007) e Ken il guerriero – La leggenda di Toki (Takahiro Imamura, 2008) hanno preso diretti la via per l’home video.

La leggenda del vero salvatore ci cala inizialmente in un patinato incipit in cui il guerriero della Divina Scuola di Hokuto, dopo aver sconfitto Raoul, è intento a scambiarsi frasi da innamorato con Julia, in mezzo alle quali si fa largo anche una mezza dichiarazione su un futuro discendente in arrivo. Ma se c’è una cosa che in venticinque anni di attività Kenshiro è riuscito ad insegnarci è che, quando tutto sembra tranquillo, è più che sicuro che il male si farà vivo per rovinare l’idillio. Così è anche stavolta. Julia domanda al suo uomo di narrargli le vicende che lo hanno portato ad essere l’unico erede della Divina Scuola di Hokuto, e il muscoloso dal cuore puro non si lascia certo pregare. Nel lungo flashback che rappresenta il corpo del film, il Maligno si presenta nella forma di Shin, combattente della scuola di Nanto che, dopo aver rapito la donna, infligge a Ken le storiche sette ferite sul torace, che richiamano per forma e posizione le stelle della costellazione di Hokuto.

Fine dei siparietti romantici, ma non del sentimentalismo che l’oscuro guerriero solitario si porta dietro da sempre: lo ritroviamo stremato, disteso nel mezzo di uno dei tanti deserti che la distruzione post-atomica ha prodotto dove prima si estendevano paesi e città. È assalito, all’improvviso, da un branco di famelici lupi, cui riesce a tenere testa, prima di perdere definitivamente i sensi.

Ritrovato il giorno seguente da una famiglia in viaggio, l’affaticato Kenshiro non potrà difendersi dall’arrivo dei predoni al soldo di uno spregiudicato trafficante di schiavi. Caricato dentro un furgone blindato, assieme ai suoi soccorritori, Ken viene scortato nella città-prigione retta dallo spietato Siska, lì dove finiscono tutti coloro che, per paura, non sono capaci di difendersi dalla violenza che si aggira ormai spregiudicata e multiforme per tutto il pianeta. Sarà proprio in questo periodo di prigionia che il guerriero di Hokuto riuscirà a comprendere definitivamente il suo ruolo all’interno della rinascita di una nuova umanità.

Il parallelismo tra Ken e un nuovo messia, già fin troppo esplicito all’interno degli episodi della serie televisiva e nei volumi manga, diventa stavolta non solo titolo del lungometraggio, ma addirittura solida base su cui sviluppare lo stesso.

Il commercio di schiavi e le vessazioni che la povera gente è costretta a sopportare iniziano a far aprire gli occhi al confuso combattente che riuscirà ad afferrare con chiarezza il motivo che spinge ancora tante persone a cercare un contatto divino attraverso la preghiera. La gente ha bisogno di un salvatore e lui potrebbe essere questa figura invincibile e pura, protetta dal cielo.

Ne La leggenda del vero salvatore, Kenshiro dovrà allora intraprendere un cammino di passione e purificazione, che attraverso dubbi e prove di forza, lo porterà anche ad appropriarsi, in maniera del tutto iconografica, del posto sulla croce, dalla quale, però, scenderà vivo e vegeto e pronto a scontrarsi a mani nude contro un intero esercito.

L’episodio è saturo di quell’esagerata caratterizzazione dei personaggi, anche secondari, tipica della serie animata, oltre che di momenti atti ad esaltare le tecniche di combattimento, cariche dei solito accenti splatter. Il tutto si avvolge in un pesante mantello pseudo-mistico, un po’ troppo caricato, ma che di certo non rovina l’aura del guerriero di Hokuto.

Film d’animazione davvero in grande stile. Per goderne a pieno la piacevolezza, sono richieste esperienze pregresse nel campo!

Luca Ruocco

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