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Giornate degli Autori #Venezia77: Tengo Miedo Torero di Rodrigo Sepúlveda

Presentato alla Giornata degli Autori #Venezia77, Tengo Miedo Torero racconta la solitudine di un anziano omossesuale per un giovane rivoluzionario durante la dittatura di Pinochet in Cile negli anni Settanta.

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Tengo Miedo Torero di Rodrigo Sepúlveda è stato presentato nella selezione ufficiale della 17° edizione della Giornata degli Autori organizzata dall’Anac, Associazione dei registi e degli autori cinematografici italiani all’interno della 77° Mostra di Arte cinematografica di Venezia.

Una coproduzione tra Cile, Argentia e Messico grazie a Forastero con la collaborazione di Tornado, Caponeto e Zapik, Tengo Miedo Torero è un dramma ambientato durante la dittatura di Pinochet in Cile.

L’interpretazione magistrale di Alfredo Castro in Tengo Miedo Torero

Un vecchio omosessuale di nome Regina, scappando da un locale di travestiti durante una retata della polizia, incontra per puro caso un giovane che lo salva. L’uomo di nome Carlos è un rivoluzionario e chiede a Regina di poter utilizzare la sua casa per conservare una serie di scatoloni pieni di libri. Nella realtà, Carlos fa parte di una cellula che sta preparando un attentato a Pinochet e l’appartamento di Regina è il luogo ideale per conservare le armi.

Tengo Miedo Torero gira tutto intorno alla figura di Regina, interpretato in modo magistrale da Alfredo Castro, attore feticcio di Pablo Larrain, a cui a partecipato a quasi tutte le sue pellicole, e protagonista di Ti guardo di Lorenzo Vigas, vincitore del Leone d’oro a Venezia nel 2015. Castro tratteggia con dolente malinconia l’anziano omossesuale che vive nel suo mondo solitario con le poche amicizie di anziani compagni. E il film non è altro che una storia di un amore impossibile, quello di Regina per il giovane Carlos. Il Cile di Pinochet è tratteggiato sullo sfondo, attraverso le manifestazioni di protesta e l’organizzazione del piano dell’attentato, in cui Regina si muove suo malgrado, distante, quasi disinteressato, spinto a collaborare solo per l’amore per Carlos.

In Tengo Miedo Torero  ci sono frammenti di bellezza e felicità in un mondo decandente e mortifero

Tengo Miedo Torero è un’elegia sulla vecchiaia e sulla solitudine dove tutto appare come una rappresentazione di un ultimo anelito di un mondo in trasformazione. L’appartamento di Regina è tenuto su da delle travi, pericolante, sporco e spoglio, in un vicolo di un quartiere isolato. La scenografia è la forma esteriore della decadenza personale di Regina, cosciente di non poter lasciare il proprio mondo e la propria vita.

Anche se Carlos utilizza come rifugio la casa di Regina e in qualche modo lo sfrutta, in lui cresce un sentimento di amicizia affettuosa per quell’uomo che cerca di trovare bellezza e frammenti di felicità in vecchie canzoni che canta en travesti. Anche il sopralluogo nella campagna dove dovrebbe passare il convoglio di Pinochet, se per Carlos è un’attività per la riuscita dell’attentato per Regina è l’occasione di una gita spensierata e felice da vivere ogni minuto con l’innamorato.

Il regista Sepúlveda apre lo sguardo in questa scena, immergendo i personaggi in uno spazio pastorale dietro cui si nasconde la morte onnipresente. Sprazzi di vitalità in una pellicola in cui la macchina da presa è claustrofobica nelle sue inquadrature, in cui i primi piani sul volto di Castro, malamente truccato e invecchiato lo trasformano in una maschera tragica.

Il debito al cinema di Pablo Larrain e Hector Babenco

Pur avendo un certo interesse, soprattutto nel tratteggiare la figura di Regina, Tengo Miedo Torero rimane comunque un’opera derivativa e di scarsa originalità. Proprio per Castro e la scelta di ambientare la vicenda nel Cile di Pinochet, la pellicola imita il cinema di Pablo Larrain, in particolare la sua trilogia sul Cile – Tony Manero, Post Mortem e No – I giorni dell’arcobaleno. Ma soprattutto esso ha un grande debito nei confronti de Il bacio della donna ragno di Héctor Babenco. La storia d’amore tra Regina e Carlos è una traslazione di quella tra l’omossesuale Luis Molina (William Hurt) e il rivoluzionario argentino Valentin Arregui (Raúl Juliá). Le citazioni di vecchi film nazisti fatte da Molina hanno la medesima funzione delle canzoni cantate da Regina in Tengo Miedo Torero fin dal titolo a cui si riferisce un brano cantato nella pellicola.

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Tengo Miedo Torero

  • Anno: 2020
  • Durata: 93
  • Genere: drammatico
  • Nazionalita: Cile/Argentina/Messico
  • Regia: Rodrigo Sepúlveda