Dal 14 luglio è disponibile in PRIMA VISIONE ON DEMAND su CG Digital, la piattaforma di CG Entertainment, CECCHI GORI – UNA FAMIGLIA ITALIANA, il film scritto e diretto da Simone Isola e Marco Spagnoli.
Prodotto da Giuseppe Lepore per Bielle Re, e distribuito da Istituto Luce-Cinecittà, Cecchi Gori – Una famiglia italiana vede le preziose testimonianze di un cast stellare, amici rimasti vicini nonostante tutto a Vittorio Cecchi Gori: dai vincitori dell’Oscar® Roberto Benigni e Giuseppe Tornatore, ai campioni di incassi Leonardo Pieraccioni e Carlo Verdone, agli amici Lino Banfi, Rocco Papaleo e Marco Risi. Nonché ai grandi allenatori e campioni della Fiorentina, passione di famiglia, Giancarlo Antognoni, Claudio Ranierie Roberto Mancini, attuale CT della Nazionale di Calcio italiana.
Nei mesi del lockdown milioni di italiani (per non dire tutti) si sono rivolti, per resistere al contenimento, al racconto del cinema. Hanno cercato ovunque film, per intrattenersi, passare il tempo, divertirsi, commuoversi. E in molti casi hanno riscoperto, se non scoperto, la grandezza del cinema italiano, spesso automaticamente ricordato come ‘il secondo del mondo’. E talvolta giustamente, come il primo.
Ora un film documentario arriva a quel pubblico per raccontare una grande storia, se non la più grande, su come sia nato e abbia raggiunto il tetto del mondo il cinema italiano, attraverso il racconto dei suoi registi, dei suoi divi, dei suoi capolavori. Tutti riuniti sotto un mestiere, quello del produttore cinematografico, e un nome, che ha reso possibile questa storia.
Cecchi Gori – Una famiglia italiana è il film, scritto e diretto da Simone Isola e Marco Spagnoli, presentato in prima mondiale alla Festa del Cinema di Roma e in uscita dal 14 luglio in PRIMA VISIONE ON DEMAND anche su CG Digital, che racconta l’irripetibile avventura di una famiglia di produttori, Mario Cecchi Gori, e suo figlio Vittorio, in grado per sei decenni di regalare al nostro cinema molti dei suoi più grandi successi di pubblico e di critica, in Italia e all’estero. Una factory capace di creare fenomeni di divismo entrati nell’immaginario collettivo, e forse a incidere positivamente nelle vite di un Paese. Una storia ineguagliata nel nostro cinema, che si può sintetizzare con un numero: 4 premi Oscar®.
A raccontare questa storia è Vittorio Cecchi Gori, protagonista a sua volta di una storia-nella-storia, appassionata, drammatica e avventurosa come un film. Dalle sue parole di uomo che ha conosciuto la gloria e la polvere, e un presente di resistente dignità, gli spettatori hanno in regalo non solo la visione di titoli che li hanno accompagnati per mezzo secolo, e ancora oggi. Ma anche un’epica privata che racconta molto dell’Italia, della sua storia, politica, potere, e umanità.
In Cecchi Gori – Una famiglia italiana, si trova il racconto di un grandissimo sogno, una ineguagliabile lezione su cosa è il cinema, e un pezzo delle vite di tutti, noi spettatori.
SINOSSI È proprio il produttore Vittorio Cecchi Gori in prima persona a raccontarsi nel docufilm di Simone Isola e Marco Spagnoli, ripercorrendo la nascita e l’ascesa del più grande gruppo di produzione e distribuzione cinematografica italiano di tutti i tempi, con oltre 300 successi prodotti e ben oltre 1.000 distribuiti in 50 anni di continua crescita con “Silence”, il film di Martin Scorsese uscito nel 2016, ultimo film che ha visto Vittorio Cecchi Gori nella compagine produttiva.
“CECCHI GORI – Una famiglia italiana” è la storia di padri e figli, intellettuali appassionati, uomini talora deboli dinanzi alle tante donne delle loro vite, ma – nota il regista Marco Spagnoli – è anche il racconto di una bottega rinascimentale diventata industria con l’ambizione di trasformarsi in qualcos’altro ancora”.
NOTE DI REGIA
di Simone Isola e Marco Spagnoli
L’idea del film nasce da lunghi confronti con Vittorio Cecchi Gori, dallo studio dei suoi comportamenti, dalla voglia di raccontarsi e di raccontare la storia della sua famiglia. Un racconto costruito su materiali inediti, testimonianze esclusive, documentazioni fotografica, oggetti personali, appunti preparatori e di lavorazione, copioni di progetti cinematografici mai realizzati. Il nostro obiettivo è quello di unire l’osservazione umana e al tempo stesso il rigore dell’analisi storica e sociale di un percorso di vita emblematico; con acume documentario e spiccata tensione narrativa, si intende esplorare il percorso umano e artistico di un uomo, Vittorio Cecchi Gori, e della sua famiglia, combinando materiali eterogenei, il tutto con uno sguardo autoriale diretto e privo di manierismi, superando la classica impostazione del docu-film “ad interviste”. In particolare, ci si propone di scandagliare con estrema sensibilità il confine tra vita privata e pubblica, portando il personaggio ad avere fiducia negli autori e a non “sentire la macchina da presa”.
La storia dei Cecchi Gori attraversa quella del nostro Paese, passando dal cinema al il calcio, dalla politica alla televisione: parliamo di mondi solo apparentemente distanti, mai come in questo caso il concetto di ‘confine’ deve essere inteso non già come ‘separazione’, ma piuttosto come ‘contiguità’.
Oggi Vittorio è un uomo solo, ma si sente ancora il magnate, il produttore, il Presidente della squadra di Calcio, il Senatore, il playboy; sono i frammenti di un passato dissolto rapidamente, davanti a noi riuniti, concentrati, distillati dal tempo, dalle traversie e dagli eccessi in un uomo che, di persona, è un pallido riflesso di quello raccontato dalla cronaca di oltre trent’anni di vita, affari e pettegolezzi. Gran parte del docu-film verrà girato nella sua casa patrizia con tracce sensibili dei pignoramenti indifferenti agli onori e alle glorie del passato, tra abat-jour mancanti, libri che non vuole pignorare nessuno e Oscar che non sono pignorabili, vive lui, ex rampollo di una delle più potenti famiglie italiane, oggi, anziano, malandato, ferito nell’animo, ma – nonostante tutto – ancora determinato e pronto a raccontare. Tornare a vivere nella casa dei genitori, acquistata con i ricavi de Il sorpasso, lo ha costretto a fare i conti con i propri vizi e le proprie virtù, con i successi e gli errori di una vita condotta al massimo. Chiusi i palazzi, finite le cene, rimasti vuoti i bicchieri di champagne e i letti una volta riempiti da donne abituate a schermi panoramici per le loro bellezze, Vittorio Cecchi Gori, come succede solo agli adolescenti scapestrati e ai nobili russi decaduti nei romanzi di Dostoevskij, è tornato a casa dei suoi genitori per non uscirne più. Ed è qui che in continuo rimando tra passato e presente, la macchina da presa vola per descriverne umori ed ossessioni, debolezze e grandezze, miserie e tracce di nobiltà perduta in un colpo solo. Per quello che sembra essere stato in parte anche un complotto contro un uomo che non si poteva permettere certe debolezze in momenti delicati. Oggi Vittorio è forse abbattuto, ma non sconfitto; amaro, ma non rassegnato; dispiaciuto, ma – a suo modo – gioviale e combattivo. Il docu-film è anche un modo per riconciliarlo con tutto quello che si è lasciato alle spalle, dopo aver scansato la morte con l’ictus che lo ha colto il giorno di Natale del 2017.
Un racconto storico, sociale e personale che – non senza sorprese – ripercorre un’epoca conclusasi per sempre: quella di centinaia di milioni di spettatori pronti ad entrare nelle sale cinematografiche, facendo staccare biglietti con la stessa leggerezza con cui gli olimpionici del tempo che fu, tagliavano traguardi segnando l’era di gesta eroiche. Anni d’oro del cinema italiano, anni bellissimi, anni perfino ‘facili’ come diceva un film del tempo, ma – soprattutto – anni irripetibili e indimenticabili. Incontreremo spesso Vittorio con la macchina da presa così: su una poltrona di un salotto solitario, con una vista mozzafiato su Roma che, però, non riesce più ad emozionarlo. In quello sguardo, infatti, sa che – comunque vada – quella città non lo ascolterà più come una volta quando il suo impero cine televisivo, ambiva a diventare un Terzo polo che nessuno voleva, perché avrebbe significato una perdita di potere e di posizioni per tutti i soggetti coinvolti. Una volta Roma era (anche) ai suoi piedi. Oggi da quell’altezza e quella distanza lo guarda sorniona come per dire “A Vittò, e che ce dici oggi?”
Ecco che Vittorio Cecchi Gori, dopo la buriana fatta di donne, eccessi e guerre legali e finanziarie, è pronto a parlare davanti alla macchina da presa che lo segue nel suo racconto di ricordi e di pensieri. Un filo narrativo forte e lucido, dove i film e la biografia personale tracciano un primo piano narrativo interrotto – di tanto in tanto – dalle visite e dagli incontri con amici del tempo che fu: Giuseppe Tornatore, Roberto Benigni, Marco Risi, Leonardo Pieraccioni – tra gli altri – vengono a trovare Cecchi Gori nel suo appartamento per condividere un pezzo del suo cammino, una parte del viaggio. E l’altra parte, invece, è affidata alle immagini di repertorio, ai film, a pezzi ritrovati – come foto private, documenti e perfino cortometraggi – di un glorioso passato, sepolto sotto l’eruzione giudiziaria di una rabbiosa gragnuola di cause, esposti e ricorsi che hanno sciolto la storia di un’intera società, lasciandone, in compenso, il calco indelebile nel cinema italiano di oggi, sempre pronto a dimenticare e – come si sa – ad andare in soccorso del vincitore.