Oro Verde di Ciro Guerra e Cristina Gallego: una notevole esperienza cinematografica tra noir e tragedia greca

Oro verde - C'era una volta in Colombia di Ciro Guerra e Cristina Gallego è una notevole esperienza cinematografica che rivisita i consueti codici narrativi attraverso un felice lavoro di sintesi. Designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, sarà nelle sale dall'11 Aprile

  • Anno: 2018
  • Durata: 125'
  • Distribuzione: Academy Two
  • Genere: Drammatico
  • Nazionalita: Colombia, Danimarca,
  • Regia: Ciro Guerra, Cristina Gallego
  • Data di uscita: 11-April-2019

Ciro Guerra, il cineasta colombiano che già si era fatto notare nel 2015 per l’eccellente El abrazo de la serpiente, lungometraggio in cui veniva rievocato lo spirito universale delle antiche culture amazzoniche, nominato all’Oscar come Miglior Film straniero, torna, coadiuvato nella regia dalla moglie, la sceneggiatrice e produttrice Cristina Gallego, con un’opera che racchiude in sé diversi, e in apparenza contrastanti, regimi narrativi, riuscendo ad amalgamarli con fluidità, attraverso una felice sintesi che viene raggiunta man mano che si dipanano le due ore di visione.

Partendo dalle fine degli anni Sessanta, il film mostra una lenta ma inesorabile mutazione (meglio sarebbe dire degenerazione) antropologica di una famiglia indigena Wayuu facente parte di una popolazione nativa della Colombia, ancora animata da una cultura centenaria che ne regola lo stile di vita, l’etica e anche l’atteggiamento negli aspetti più pratici della vita, come quelli meramente economici.

Oro Verde – C’era una volta in Colombia comincia con il meraviglioso rito di iniziazione della giovane Zaida (Natalia Reyes), che dopo un anno di vita reclusa, come prevede la tradizione, può essere offerta in matrimonio al pretendente che si rivelerà all’altezza della sposa. I due registi mettono in scena l’ipnotica danza della giovane donna, ricoperta da un drappo dall’acceso color rosso, in cui alcuni maschi le si avvicinano nella speranza di conquistarla. Da questa atmosfera quasi documentaristica, che rivela la natura fortemente matriarcale della cultura Wayuu, il film lentamente si addenta nel narcotraffico che nel periodo della cosiddetta bonanza marimbera (un arco temporale tra gli anni Settanta e Ottanta in cui l’esportazione di cannabis negli Stati Uniti si è concentrata particolarmente nel deserto de La Guajira) si diffuse massicciamente in quella regione, divenendo la principale fonte di guadagno.

Ciò che piace di Oro Verde, allora, è l’iperbolico mutamento di tono che fa slittare il film da una dimensione mitica, con cui viene presentata l’umanità di cui seguiamo le gesta, a una prosaica, che fa emergere una cinematografia di genere – nella fattispecie quella del gangster movie – spiazzando piacevolmente lo spettatore. Tra noir, western e tragedia greca, la nuova opera di Guerra e Gallego rivisita i codici mutandone le prospettive e gli stilemi.

Ma, soprattutto, ciò che costituisce l’anima di Oro Verde è il desiderio di denunciare il processo di sussunzione operato dalla proliferazione del capitalismo nei confronti delle antiche culture dell’America Latina, provocandone la fine e generando una miserabile omologazione che viene resa attraverso il drammatico precipitare degli eventi, con il contrapporsi in uno scontro mortale, fino all’ultimo sangue, di due famiglie un tempo alleate. Nulla resiste alla caduta dei valori, tutto implode in una mattanza che non ha alcunché da invidiare, in termini di messa in scena cinematografica, ad altri film noti al grande pubblico.

Oro verde – C’era una volta in Colombia sarà distribuito nelle sale da Academy Two dall’11 Aprile. È stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con questa motivazione: “Attingendo con sapienza alla mescolanza dei generi classici ma attraverso uno sguardo visionario e originale che conferma l’ormai riconoscibile cifra estetica di Ciro Guerra, qui in co-regia con Cristina Gallego, il racconto delle origini del cartello colombiano assume tratti epici, che trovano forma nell’uso potente di un realismo magico capace di contaminare il segno poetico arcaico con il destino criminale di una famiglia, simbolo e sintomo di un popolo“.

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Utlima modifica: 3 aprile, 2019



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