Stasera in tv su Rai 3 alle 21,20 Lo chiamavano Jeeg Robot, il film di Gabriele Mainetti divenuto fenomeno

Una favola urbana travolgente, strabordante, cupa e sorprendentemente divertente che spolpa, setaccia e condisce con ingredienti di alta cucina artistica i generi più furbi e consumati dal grande pubblico. Lo chiamavano Jeeg Robot ha vinto sette David di Donatello e tre Nastri d'Argento

  • Anno: 2015
  • Durata: 110'
  • Distribuzione: Lucky Red
  • Genere: Azione
  • Nazionalita: Italia
  • Regia: Gabriele Manetti

Stasera in tv su Rai 3 alle 21,20 Lo chiamavano Jeeg Robot, un film del 2016 diretto e prodotto da Gabriele Mainetti e scritto da Nicola Guaglianone e Menotti. Il film è un omaggio alla serie manga e anime Jeeg robot d’acciaio di Gō Nagai, di cui riprende alcune tematiche: il titolo, infatti, è un inside joke basato sul fatto che uno dei personaggi principali crede che Hiroshi Shiba, l’eroe della serie, esista nel mondo reale e lo identifica con Enzo, il protagonista. Con Claudio Santamaria, Luca Marinelli, Ilenia Pastorelli, Stefano Ambrogi, Maurizio Tesei. Il film è stato girato prevalentemente a Roma, con un budget di circa 1700000 euro e prodotto da Goon Films in collaborazione con Rai Cinema. Il film è stato riconosciuto come di interesse culturale nazionale dal MiBACT. Il film ha ottenuto nove candidature e vinto due Nastri d’Argento, sedici candidature e vinto sette David di Donatello. In Italia al Box Office Lo chiamavano Jeeg Robot ha incassato 5 milioni di euro.

Sinossi
Enzo Ceccotti entra in contatto con una sostanza radioattiva. A causa di un incidente scopre di avere una forza sovraumana. Ombroso, introverso e chiuso in se stesso, Enzo accoglie il dono dei nuovi poteri come una benedizione per la sua carriera di delinquente. Tutto cambia quando incontra Alessia, convinta che lui sia l’eroe del famoso cartone animato giapponese Jeeg Robot d’acciaio.

La recensione di Taxi Drivers (Beatrice Bianchini)

Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria) corre, anzi scappa dalla polizia che lo insegue. Per non farsi trovare scende sulla banchina del Tevere ed è costretto a immergersi nell’acqua. Ne uscirà coperto di un liquido nero, tossico, radioattivo. È un delinquente Enzo, misantropo, ruvido e asociale; “la gente gli fa schifo”, ha solo “amici” criminali e tra questi il padre di Alessia (un’Ilenia Pastorelli perfetta erede della Ramazzotti), una giovane donna-bambina costretta dalle circostanze “moleste” a rifugiarsi nell’infanzia e nei fumetti.

Mentre Enzo scopre di aver acquisito una forza sovrumana con la quale stacca un radiatore e lo riduce come una fisarmonica e non esita a scassinare un bancomat, la giovane Alessia, rimasta sola, diventa una presenza costante nella sua vita. Lei è convinta che Enzo sia l’eroe dei suoi fumetti, ossia Hiroshi Jeeg Robot, e lo travolge di ingenuo affetto. Ma lo pseudo eroe di Tor Bella Monaca deve scontrarsi con quel “romanzo criminale” che è Roma e con la figura del crudele Zingaro che ha intrapreso un affare con la “gomorra” napoletana. Tra ladruncoli uccisi a colpi di iphone bianchi, mentre l’ordine era di rubarli neri, e quelli fatti sbranare da pittbull, Enzo continua a cercare di sbarcare il lunario mettendo alla prova la sua nuova, impressionante forza. Diventerà con un’infinità di visualizzazioni il criminale incappucciato più seguito sui social network, mentre continua a nutrirsi di yogurt e pornografia con la quale si addormenta. Ma Alessia si insinua nella sua vita fino a indurlo a seguire l’eroe del famoso cartone animato giapponese, quel tale robot d’acciaio: “se arriva il giorno delle tenebre succede un macello che è un macello”. Allora sarà l’Arianna-Alessia di periferia che consegnerà il filo a Enzo-Teseo per dominare il male-Minotauro del leggendario labirinto.

Intanto l’ambiguo Zingaro, che vuole diventare il capo dei criminali, ha qualche debolezza narcisistica, ama esibirsi e canta di “non vedere più la realtà, né vedere a che punto sta” e, tra la Oxa la Bertè, ricorda che “non è una signora, una con tutte stelle nella vita, una per cui la guerra non è mai finita”. Indimenticabili esibizioni quelle dello Zingaro, così Joker, così folle, crazy-omo-transgender, così schizzato da voler far esplodere lo stadio olimpico durante il derby Roma-Lazio per far capire finalmente allo Stato chi comanda. Un delirio post grande fratello o buona domenica, dove il trasformista zingaro, Luca Marinelli, fa la sublime parodia di se stesso in Non essere cattivo.

Ma qui la posta è tra il romanzo romano e quello napoletano: chi vince? Nunzia Lo Cosimo, a capo della organizzazione campana, viene fatta fuori con il sound di Nada “ti stringerò, giuro che ti farò male”, mentre in curva sud lo pseudo Hiroshi di periferia cerca di salvare i tifosi dalla bomba a orologeria dello Zingaro. Ma Enzo-Jeeg ormai è un supereroe e pare fosse della Roma. Ma allora chi vincerà la partita? Gomorra, Roma criminale o l’oltreuomo d’acciaio? Vedrete chi vincerà…e sarà incredibile.

Una favola urbana travolgente, strabordante, cupa e sorprendentemente divertente che spolpa, setaccia e condisce con ingredienti di alta cucina artistica i generi più furbi e consumati dal grande pubblico. Un film che riconcilia con la creatività del cinema italiano, eclettico, frastornante, inquieto, dissacrante, invadente, incisivo, tagliente, ironico, accogliente, sarcastico, violento e profondamente eroico. Indimenticabilmente nuovo, sembra risorgere dalle ceneri della banalità fastidiosa ed esclusivamente commerciale. Un film che può creare dipendenza, attenzione agli effetti collaterali. Un film  per tutti e per nessuno.

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Utlima modifica: 15 marzo, 2019



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