The Predator, un guilty pleasure di tutto rispetto firmato dal genio di Shane Black

Sorta di A-Team moderno, The Predator riporta Shane Black dietro la macchina da presa dopo il divertente The Nice Guys e si rivela un prodotto di intrattenimento in puro stile anni Novanta

  • Anno: 2018
  • Durata: 107'
  • Distribuzione: 20th Century Fox
  • Genere: Azione
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Shane Black
  • Data di uscita: 11-October-2018

Mentre è impegnato in una missione di salvataggio in Messico, Quinn McKenna (Boyd Holbrook, Narcos, Logan) assiste alla caduta di un’astronave aliena da cui preleva parte dell’equipaggiamento. Quello che non sa è che il Predator a cui appartengono le armi farà di tutto per riappropriarsene, ma non con lo scopo di distruggere il genere umano…

I puristi del genere e i fan della saga originaria molto probabilmente storceranno il naso di fronte a questo ennesimo capitolo, sesto in ordine cronologico se si contano anche le commistioni con Alien, ma The Predator è un cosiddetto guilty pleasure di tutto rispetto: divertente, non pretenzioso, a tratti surreale, il film di Shane Black sembra fondare le sue radici nell’immaginario degli anni Novanta, dei quali si percepisce spesso il mood. La cialtroneria che caratterizza i personaggi si intreccia con quell’ironia da macho man che rende il tutto più accattivante; il tasso di testosterone è portato alle stelle – e un plauso a parte va all’inedito in simili vesti, ma sempre spettacolare, Sterling K. Brown – ma non mancano situazioni alla Mr. Bean, per cui l’effetto che ne risulta è qualcosa di fresco, geniale e assolutamente irresistibile.

Come una sorta di A-Team dei nostri giorni, il gruppo di protagonisti esibisce tutta una serie di particolarità che li contraddistingue uno per uno, portando lo spettatore ad affezionarsi e a seguirne le gesta con rinnovato interesse. Ma come si dice, “l’unione fa la forza” ed è appunto da qui che il progetto si snoda e si evolve, grazie alla creazione di una serie di figure simboliche, per lo più appartenenti all’esercito, alle quali spetta il compito, tra le altre cose, di gettare luce su determinati meccanismi che scattano durante i conflitti. Certo, stiamo parlando di un prodotto pensato, voluto e costruito per l’intrattenimento, ma il fatto che nel mezzo si possa anche elaborare un qualche pensiero di senso compiuto non guasta mai. E se è possibile rintracciare una pecca negli effetti speciali un po’ dozzinali (che sia una scelta voluta?), la battuta finale che fa presagire possibili sequel vale da sola l’intero prezzo del biglietto.

Sabrina Colangeli

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