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Dall’autrice di Gone Girl e dal regista di Big Little Lies, Sharp Object è la pietra angolare del nuovo linguaggio seriale

Sharp Objects, che debutta lunedì 17 novembre su Sky Atlantic, è un gioiello raro, un prodotto che sgretola (se ancora qualcuno aveva dubbi) i confini sempre più opachi fra piccolo e grande schermo, un’opera che si impone di testa e di pancia.

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C’è chi lo ha capito da subito, dai tempi dei Soprano e di Sex & The City; c’è chi ha dovuto aspettare la new wave di Lost e 24; e c’è chi lo sta afferrando ora. Il linguaggio seriale non solo ha inglobato l’intrattenimento audiovisivo (vedi i blockbuster di qualità dei Marvel Studios, ma anche lo sdoganamento delle Mostre del cinema, in particolare Venezia, nei confronti dei serial, con capolavori come L’Amica Geniale ma anche The Young Pope), ma ha ormai stabilito dei nuovi canoni estetici, qualitativi e artistici su come fare cinema e tv, se ancora ha senso fare distinzioni.

Sharp Objects è la pietra angolare di questo progresso del linguaggio, uno studio approfondito sulla sua effettiva natura e sulle sue innovazioni: la splendida produzione HBO ha la scrittura originaria di Gillian Flynn, autrice del romanzo da cui è tratta la serie e dell’indimenticato Gone Girl; la regia di Jean Marc Vallèe, noto ai più per l’altro suo gioiello Big Little Lies; la produzione di Jason Blumdeus ex machina del nuovo horror di qualità; e le interpretazioni, che svettano su tutto, di Amy Adams e di Patricia Clarkson, non certo le ultime arrivate.

Tutto questo preambolo per arrivare a dire a ragion veduta che Sharp Objects, che debutta lunedì 17 novembre su Sky Atlantic, è un gioiello raro, un prodotto che sgretola (se ancora qualcuno aveva dubbi) i confini sempre più opachi fra piccolo e grande schermo, un’opera che si impone di testa e di pancia. Un racconto stratificato, prima di tutto, una miscela perfetta di intimo e pubblico dove i ricordi, i traumi, le presenze fantastiche del passato rivivono sia nella testa di una bravissima Adams sia intorno a lei, dove si muovono ancora più sbiaditi degli spettri del passato le presenze di un presente assente.

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E la storia si apre mentre sembra vagare intorno ai suoi protagonisti apparentemente perdendosi in mille rivoli narrativi: fermandosi invece sui dettagli e sui dolori familiari, salendo come una marea invisibile finchè non leva l’aria e soffoca con un crescendo insistente e straziante, lacerante. Sharp Objects è una detection, in senso lato: e al tempo stesso non lo è per niente, perché in realtà è la storia di una malattia, della memoria di famiglia e del rapporto della memoria con la famiglia, con le origini. Vallèe è manierista, certo, ma mai come in questo serial si trova a suo agio girando intorno a trine, merletti, velette e bare scoperchiate: lezioso ma implacabile fissa un quadro terribile e fumoso al tempo stesso.

Ritratti di provincia in nero, ma anche ritratti di donna e donne, approfondimenti triangolari di relazioni e rapporti, sfaccettate morbosità – il tutto calato in un cromatismo pastello sfumato che dà l’impressione di calarci in un quadro d’epoca.  Può sembrare, ad una prima visione, di non capire niente, di perdersi nei labirinti della memoria, nel (ri)flusso interiore e ininterrotto, nell’inestricabilità di vero e falso, di presente e passato: invece alla fine i tasselli vanno magicamente a posto, e Sharp Objects si incolla all’anima prendendone le forme, le sembianze e le emozioni, per non andare più via.

di GianLorenzo Franzì

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  • Anno: 2018
  • Durata: 8 episodi
  • Distribuzione: Sky Atlantic
  • Genere: Drammatico, Giallo
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Jean Marc Vallèe
  • Data di uscita: 17-September-2018
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