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I nazisti zombi della Dead snow collection invadono l’Italia in alta definizione

Segnali dall’universo digitale. Rubrica a cura di Francesco Lomuscio

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L’ultima sua opera che abbiamo avuto modo di vedere sui grandi schermi italiani è il sorprendente Seven sisters, con Noomi Rapace calata addirittura nei panni delle sette sorelle del titolo, ma, prima ancora, il norvegese classe 1979 Tommy Wirkola aveva avuto modo di farsi conoscere dal pubblico mondiale grazie alla sua escursione hollywoodiana segnata nel 2013 da Hansel & Gretel – Cacciatori di streghe, frenetica rilettura horror action della popolare fiaba.

Per chi già lo seguiva fin dai suoi lavori concepiti in patria, però, non fu una novità vederlo alle prese con abbondanti spargimenti di liquido rosso, in quanto nel 2009 aveva provveduto a sfornare Dead snow, chiaramente influenzato dallo splatter cult La casa e dalle primissime fatiche del neozelandese Peter Jackson.

Del resto, proprio come nel citato debutto di Sam Raimi (che viene addirittura citato nei dialoghi) al centro di Dead snow abbiamo un gruppetto misto di giovani che, in questo caso studenti di medicina, decidono di trascorrere una vacanza all’interno di una baita.

Baita, però, non sita in questo caso tra i boschi, bensì su innevate montagne e dove non è una invisibile forza maligna richiamata da un antico testo ad attaccare i poveri sventurati, ma i soldati nazisti che, insediatisi nella zona durante la Seconda Guerra Mondiale, vennero eliminati durante una violenta ribellione dagli abitanti locali.

Infatti, non tardano a tornare in vita, con tanto di uniforme ed un unico scopo: massacrare chiunque capiti sulla loro strada.

Nel corso di oltre novanta minuti di visione la cui struttura narrativa non fatica ad essere accostata a quella di molti slasher di provenienza statunitense; man mano che si procede tra crani aperti a mani nude ed arti staccati ferocemente dai corpi, ma sempre con una spruzzata d’ironia a stemperare il tutto, in maniera analoga ai sopra menzionati modelli di riferimento.

E se il fatto che il protagonista Martin alias Vegar Hoel arrivi perfino a tagliarsi via una mano richiama alla memoria non poco l’Ash de La casa 2, sono stati in maniera evidente sia quest’ultimo che il successivo capitolo L’armata delle tenebre a fare da punti di riferimento per il sequel Dead snow – Red vs dead, firmato nel 2014 dallo stesso Wirkola.

FrancescoLomuscio_Taxidrivers_Dead snow collection_Wirkola

Perché, proprio come nelle due continuazioni raimiane, è un’infinità di assurde trovate mirate a garantire un ritmo travolgente a caratterizzare un secondo episodio che, ripartendo direttamente dalla chiusura del capostipite, riporta in scena un Martin sopravvissuto al massacro e che si risveglia in ospedale; senza immaginare, però, che al posto del suo braccio mancante gli sia stato trapiantato per sbaglio quello del capo zombi Herzog, ovvero Ørjan Gamst.

Braccio che l’uomo non riesce a controllare, un po’ come accadeva all’Ash di Bruce Campbell con la propria mano, e che, di conseguenza, non può fare altro che danni; mentre l’esercito di ritornanti dalla svastica si rimette all’opera deciso a conquistare la cittadina di Talvik e ad aumentare i propri componenti trucidando il maggior numero possibile di civili.

Con la risultante di un’operazione che, estendendo l’azione ad un territorio più vasto rispetto al ristretto ambiente “casalingo” del primo film, coinvolge maggiormente orchestrando a dovere movimento, spettacolarità e alto tasso di body count consumato con rara cattiveria (a farne le spese abbiamo, tra gli altri, una paraplegica e dei bambini) che appare, però nient’affatto gratuita considerando che i trucidatori in questione si rifanno a coloro che attuarono uno dei più crudeli stermini della storia umana.

Sempre, comunque, con massicce dosi di humour, testimoniato sia dalla presenza di un bizzarro gay non dichiarato e di un gruppetto di nerd che si fanno chiamare Zombie squad, sia dai modi fantasiosi in cui, più volte, le interiora vengono utilizzate dopo essere state estratte a mani nude.

Fino all’arrivo di un’armata russa richiamata in vita per porla contro quella nazista e con un affascinante momento necro-romantico che, sulle note di Total eclipse of the heart di Bonnie Tyler, tanto ricorda, curiosamente, una situazione cimiteriale portata in scena da Stefano Sollima nella sua serie televisiva Romanzo criminale.  

All’interno della sua collana Midnight Factory, Koch Media rende disponibili i due lungometraggi nella limited edition a due blu-ray Dead snow collection, che, racchiusa in custodia amaray inserita in slipcase cartonato, include nella confezione anche un booklet.

Due minuti di papere, diciassette di intervista al regista e al supervisore degli effetti visivi Bryan Jones e tre di sguardo ai VFX sono i contenuti extra del primo disco; un commento audio, il cortometraggio Armen, lo storyboard, il fumetto Red vs dead e un’altra breve clip relativa ai VFX, invece, arricchiscono il secondo.

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