C’est la vie – Prendila come viene: i registi di Quasi amici tornano con una riuscita commedia piena di sorprese, lievità e interrogativi sul senso della vita

C'est la vie - Prendila come viene di Eric Toledano e Olivier Nakache, i registi del fortunato Quasi amici, è una riuscita commedia piena di sorprese, lievità e interrogativi (leggeri anche questi) sul senso della festa e della vita

  • Anno: 2018
  • Durata: 117'
  • Distribuzione: Videa-CDE
  • Genere: Commedia
  • Nazionalita: Francia
  • Regia: Eric Toledano, Olivier Nakache
  • Data di uscita: 01-February-2018

Prendere la vita come viene (C’est la vie) è una gran bella lezione, ma non è come dirlo. Ne sa qualcosa il protagonista dell’ultimo film di Eric Tolédano e Olivier Nakache, Max (Jean-Pierre Bacri), organizzatore di matrimoni, in crisi d’età e di ruolo. Costretto, per di più, a tollerare l’equipe strampalata con cui lavora, oltre ai clienti oltre modo nevrotici e pretenziosi. È il giorno del suo compleanno e lui si trova al bivio sentimentale tra moglie e amante, e forse per questo è più sensibile alla negligenze dei sottoposti, divertenti per il pubblico, ma non per lui.

Eppure, i suoi modi restano benevoli, il suo fare generoso, nonostante i momenti di rabbia che non può condividere, nella solitudine di chi ha tutto il peso della responsabilità. Davanti a noi, invece, una coralità frenetica, un’umanità problematica che si muove nelle sale del castello storico vicino a Parigi, in cui s’ha da fare questo matrimonio. Costosissimo, e quindi a tutti i costi originale. Sobrio, chic ed elegante, lo vuole lo sposo, Pierre (Benjamin Lavernhe), ma è proprio lui ad esibirsi in performance pacchiane, imbarazzanti e ridicole, mentre raccomanda di evitare che la festa precipiti nel kitsch.

Max deve far sì che tutto funzioni dove niente funziona: i camerieri (camerieri veri nella realtà) paralizzati dai problemi amorosi, che per di più minacciano l’ammutinamento; un fotografo fallito (Jean-Paul Rouve), che lavora solo grazie al suo buon cuore, e che, distratto dal cibo e dal sesso, si dimentica di fotografare; il cantante (Gilles Lellouche) anarchico e a suo modo spiritoso, sempre per gli spettatori e non per Max. Spassosissimo quando interpreta Se potesse bastare una sola canzone di Eros Ramazzotti! E la carne andata a male quando è quasi ora di servirla. Gli invitati sono tenuti a bada con fiumi di acqua frizzante per placare la fame, come nel film Cous cous di Kechiche, in cui si continuano a versare alcolici, mentre il protagonista vaga per la città all’affannosa ricerca del cous cous perduto. Nella storia di Kechiche però il risvolto non può che essere drammatico;  i duecento presuntuosi arricchiti, gli invitati, presi in giro dall’azienda di Max, fanno solo ridere perché trionfa quella giustizia sociale che non può consumarsi nella vita, ma almeno a tavola, almeno nel cinema, sì.

Il film è stato scritto nel 2015, anno tremendo per la Francia, ed esprime la domanda su come possiamo mantenere il senso del divertimento, nonostante tutto, dice Tolédano. Lui e Nakache (gli stessi registi di Quasi amici) ci riescono ancor più facilmente in quest’ultimo lavoro, che nella scrittura del progetto, ha avuto il contributo prezioso di Bacri, attore e sceneggiatore, come loro molto amato dal pubblico francese.

In C’est la vie – Prendila come viene (titolo originale, Le Sens de la fete, ma ci siamo stancati di protestare per le traduzioni insulse dei titoli!) Max/ Bacri è come un direttore d’orchestra, ripreso mentre cerca di ottenere armonia nella disarmonia della vita (e forse quel C’est la vie così azzardato potrebbe anche avere un senso). Di tenere insieme i pezzi che sfuggono dietro le quinte di un evento particolarmente importante. Il ricevimento di nozze allora si fa altamente simbolico: più è solenne l’obiettivo, più sono umoristiche le manchevolezze per raggiungerlo. Come una rappresentazione teatrale dove tutti i dettagli devono combaciare e tutti gli elementi si sfilacciano, in modo che riso e sorriso siano assicurati.

Al contrario della storia raccontata, quella del matrimonio dietro le quinte, pare che nei retroscena del film tutto abbia funzionato alla perfezione, grazie al cast scelto con cura, alla recitazione di tutti e al clima rigoroso, ma umanamente empatico, delle riprese. Dice Bacri dopo aver letto la sceneggiatura che è una commedia che ti fa ridere, ma in cui si prova empatia per i personaggi. È quello che gli è piaciuto in Primi amori, primi vizi, primi baci (altra commedia di Eric Tolédano e Olivier Nakache nel 2006). “Non potevano essere persone veramente cattive per fare un film come quello”, ha sottolineato Jean-Pierre Bacri.
La musica jazz di Avishai Cohen contribuisce al ritmo del film, pieno di sorprese, di lievità e di interrogativi (leggeri anche questi) sul senso della festa e della vita.

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