Robin Hood

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Facendo una rapida ricerca su IMDB sono decine e decine i film, fiction televisive e cartoni animati dedicati alla figura di Robin Hood. Nel corso di un centinaio di anni di cinema questo eroe in calzamaglia è apparso in tutte le salse nell’immaginario collettivo come ben pochi altri.

A dieci anni dal Gladiatore, Ridley Scott e Russell Crowe cercano di cancellare tutto quello che credevamo di conoscere sulla leggenda del principe dei ladri, mettendo in scena un film che racconta le cause e le scelte che hanno portato l’infallibile arciere a diventare il nemico giurato della corona.

Soldato dell’esercito di Re Riccardo Cuor di Leone, Robin Longstride, dopo l’improvvisa morte sul campo di battaglia del suo sovrano, fugge dalla Francia, allora tappa del viaggio di ritorno dalla crociata in Terra Santa, alla volta della città di Nottingham, dove deve riconsegnare la spada di un cavaliere, Sir Robert Loxley, morto tra le sue braccia.

Una volta giunto in Inghilterra, il soldato trova un paese in miseria vessato dalle tasse del giovane e avido nuovo regnante, Re Giovanni. Giunto a destinazione, Robin, incontra il vecchio e cieco Sir Walter Loxley (Max Von Sydow), padre di Robert, che gli propone un’accordo. Robin accetta di fingere di essere il defunto figlio per permettere a Marian (Cate Blanchette), vedova del cavaliere, di poter mantenere i possedimenti della casata, una volta deceduto il vecchio nobiluomo.

Ma all’ombra della corona trama Sir Godfrey (Mark Strong) a favore della monarchia francese, pronta ad invadere il paese. Approfittando del suo nuovo ruolo di maresciallo, il doppiogiochista, attraverso saccheggi e violenza, crea una spaccatura interna tra il re e i baroni del nord del regno. Robin Longstride/Robert Loxley sarà colui che riunirà gli eserciti per lottare insieme e condurli alla vittoria contro l’invasore francese.

Una volta spazzato via l’esercito nemico, al momento di mantenere fede alle promesse fatte in precedenza, il Re Giovanni ritratta tutto e bandisce dal suo regno Robin, trasformandolo in un delinquente costretto a nascondersi nella foresta di Sherwood, pronto a rubare ai ricchi per dare ai poveri. Qui comincia la leggenda…

Ridley Scott con la solita cura maniacale per i dettagli, ricostruisce un’Inghilterra medievale da lasciare a bocca aperta, costumi e scenografie sono stupefacenti, le scene di battaglia estremamente articolate. Un’imponente macchina produttiva da 200 milioni di dollari con l’obiettivo di bissare il successo del Gladiatore.

Ma nel tentativo di ottenere tale risultato, Scott è caduto vittima di un facile citazionismo al limite dell’autocelebrazione. I rimandi continui alla già citata pellicola del 2000 e al successivo Le Crociate (2005), sono palesi. Il tanto acclamato sguardo visionario che ha contraddistinto per anni la carriera del regista britannico si scioglie in un più rassicurante manierismo da blockbuster.

Ci sono anche intuizioni riuscite in questa rivisitazione. Prima fra tutte, un divertente e divertito Max Von Sydow, come mai visto prima nella sua carriera, e la trasformazione di Lady Marian, dalla dama di corte descritta nelle classiche rappresentazioni in un’eroina proto-femminista alla Giovanna D’Arco. Siparietti comici e tempi da commedia brillante estremamente godibili. Non a caso Ridley Scott ha dichiarato di recente che una delle sue trasposizioni preferite del bandito di Sherwood fosse quella comica di Mel Brooks, Robin Hood: un uomo in calzamaglia (1993). Ma se nella pellicola del papà di Frankenstein Junior, la parodia era volutamente cercata, in quella di Scott si ride anche per momenti di grande imbarazzo, come per l’omaggio allo sbarco in Normandia del Salvate il soldato Ryan. Riproposto quasi fedelmente.

Enzo Pompeo

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