The Way Back

Anno: 2010

Distribuzione: 01 Distribution

Durata: 129′

Genere: Avventura/Drammatico

Nazionalità: USA

Regia: Peter Weir

A chi sa di dover morire, gli ultimi cinque minuti di vita sembrano interminabili, una ricchezza enorme. In quel momento nulla è più penoso del pensiero incessante di poter non morire, del poter far tornare indietro la vita. Allora, quale infinità! Si potrebbe trasformare ogni minuto in un secolo intero

Fëdor Dostoevskij

Qualcuno ha affermato che i totalitarismi sono stati una costante del Novecento. La massificazione culturale, l’omologazione ad un modello prestabilito, l’identificazione del soggetto nell’ideologia dello Stato appartenente comportavano un controllo psicologico e politico che invadeva ogni aspetto della vita. Nel 1939 l’ufficiale polacco Slavomir Rawicz tenta la fuga dal gulag siberiano in cui era stato fatto prigioniero e conquista la libertà dopo una traversata nella natura sconfinata pari a più di 6500 chilometri. Le sue memorie sono custodite nel romanzo Tra noi e la libertà, un testo che ha condotto all’adattamento cinematografico di quel Peter Weir che aveva abbandonato gli schermi da sette anni. The Way Back ne è il risultato. Vittime subumane condannate ad anni di lavori forzati, là dove le temperature segnano anche i -70 gradi, convivono con il terrore del proprio simile, costantemente esposti ad una morte che corrode lentamente. Nei tempi sovietici di lupi e iene lo spettro dei reati punibili con il confinamento nei Gulag si irradiava dall’omicidio a battute innocenti che non compiacevano.

Il regista australiano restituisce in via romanzata, ma aderente il più possibile al vero, l’esperienza, ancora viva nelle memorie e negli archivi, della falsità e della tragedia di un sistema dispotico corrotto. Un’Odissea che trasmette tutto il senso di transitorietà, la necessità di un gruppo di uomini di stringersi in un agglomerato comunitario per sopravvivere a condizioni estreme. Se L’attimo fuggente restituiva la magia della parola che colpisce l’anima e The Truman Show rimetteva un’intera esistenza al giudizio altrui, perpetuando l’ignara esposizione ad un voyeurismo senza ritegno, qui si parla di guerra. Una guerra senza armi e senza colpi di sparo. Una guerra tutta interiore che ruba la vita quando ancora si respira.

Dopo il successo di Master e Commander, che vedeva il mattatore Russel Crowe ancora in auge nel suo star power, Weir torna a fare luce su un tema dai grandi risvolti umani, dove il dato naturalistico tende a prendere il sopravvento fino a sfiorare quel senso di immensità in cui l’uomo tende a scomparire, sottolineato dalla fotografia attenta e conforme di Russel Boyd.  La scrupolosa ricerca di realismo e l’attenzione ai dettagli si configura nella ricostruzione dei Gulag e invade tutta la pellicola. La rigidità della Siberia, le vaste pianure della Mongolia, il torrido deserto del Gobi, fino al verde brillante di piantagioni indiane, si confrontano con la necessità tutta umana di una lotta immane per la sopravvivenza. Sette uomini uniti nella libertà, anche se per alcuni significa la morte.

The way back restituisce una vicenda estremamente violenta, che segna l’anima e va assaporata nella resistenza del cammino, piuttosto che nel raggiungimento di una meta sospirata. Un film che si avvale di una regia senza sbavature, supportata da tagli ruvidi con movimenti di macchina ben integrati. Il cast stellare riunisce un Ed Harris temprato dal dolore, la straordinaria mimica di Colin Farrel, l’esordiente Saorise Ronan e il volto delicato di Jim Sturgess, intenso nonostante sia ancora poco sfruttato dalla regia d’autore.The way back intreccia avventura e scavo psicologico, sbalorditivi paesaggi geografici e l’ineluttabilità del destino, la durezza della natura e la forza esponenziale che affiora dall’animo umano, come solo Weir riesce a tradurre. Una pellicola che sa declinare lo spaccato di un’epoca di coercizione e prigionia, quando le aspettative di vita si riducevano drasticamente e la tirannia era una firma testamentaria.

Marta Gasparroni

Commenta:

Design by Danile Imperiali