Holy Water

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Dopo il successo di Benvenuti al Sud (2010), ecco un’altra commedia dal colore tipicamente locale, anche se di stampo irlandese: Holy Water. Come ha spiegato lo stesso regista irlandese Tom Reeve: “È un film d’intrattenimento che serve da scappatoia al momento di crisi attuale”. Già il titolo mostra lo spirito ironico e allegro dell’opera, giocando su un doppio senso, infatti la traduzione italiana “Acqua Santa” farebbe ipotizzare un film di carattere religioso, in realtà è semplicemente un riferimento ad un dato momento e luogo della stessa pellicola.

Basato su un’idea dello sceneggiatore Michael O’Mahony, trae ispirazione dalla reale presenza sul territorio irlandese degli stabilimenti dell’azienda farmaceutica americana Pfizer, famosa per la produzione del “Viagra”. È proprio intorno alla piccola pillola blu che ruota questa frizzante e surreale commedia, che non scade mai di tono, giocata su situazioni paradossali ed esilaranti, dai dialoghi irriverenti e  brillanti, che ricorda film come Svegliati Ned (1998) o, ancora meglio, L’erba di Grace (2000). I protagonisti stavolta sono quattro giovani scapoli del piccolo e povero villaggio di Killcoulin’s Leap: Tom (John Lynch), Podger (Cornelius Clarke), Donal (Lochlann O’Mearain) e Sean (Cian Barry). Le prospettive di vita in questo paesino sono decisamente scarse, dato che a causa della crisi non c’è lavoro, le donne in età da marito sono pochissime e il divertimento è relegato al sabato sera, quando i quattro hanno la possibilità di suonare per i pochi abitanti, tutti di età decisamente avanzata. La noia e la disperazione attanagliano i loro cuori, e non bastano la bellezza dei paesaggi e una buona birra a far accettare questa situazione.

Quando un giorno Sean decide di emigrare in Inghilterra, il gruppo improvvisamente si riunisce cercando il modo di evitare l’incombente catastrofe. Cosa fare? L’unica soluzione è rubare un carico di Viagra e rivendere il prodotto ad Amsterdam, dove le droghe sono legali. Con un incredibile, paradossale e sgangherato piano riescono, nonostante tutto, a mettere le mani sul tanto desiderato carico, peccato però che il valore della refurtiva non sia di qualche sterlina, come pensavano, ma di ben 63 milioni di dollari.

La Pfizer decide di inviare una squadra speciale composta di tre persone per trovare i ladri, una sorta di SWAT guidata dall’irreprensibile Cory (interpretata da Linda Hamilton, già conosciuta dal pubblico per il ruolo di Sarah Connor in Terminator del 1984). Spaventato e sconvolto dall’amara sorpresa, il quartetto di ladri decide di nascondere la refurtiva nel “pozzo santo” che rifornisce l’intero sistema idrico del paese, ma la paura e la fretta gli fa compiere una mossa avventata, e l’acqua viene contaminata dal Viagra. Si creano così situazioni divertenti e assurde, e il sonnacchioso e dormiente paesino irlandese si trasforma, nonostante l’età avanzata dei suoi abitanti, in uno dei più sessualmente attivi della zona, sconvolgendo oltretutto la vita del povero prete che si trova ad ascoltare, ogni giorno, le confessioni di tutte le sue focose pecorelle. È dunque il Viagra il vero protagonista dell’opera, ed è curioso scoprire che la Pfizer non ha sostenuto il film, nonostante l’enorme pubblicità che le è derivata, cosa che risulta ancora più singolare se si considera come di recente abbia invece sostenuto la romantica commedia Amore e altri rimedi (2010), con Anne Hathaway e Jake Gyllenhall.

Il regista Tom Reeve ha spiegato che: “È un’azienda farmaceutica che si ritiene molto adulta e avviata e vogliono sia chiaro che i medicinali li producono per uso curativo, e non ricreativo, che è invece il modo in cui il Viagra viene usato nella commedia. Noi per spiegarlo abbiamo messo dei cartelli all’inizio e alla fine del film. La Pfizer comunque non ha interferito con le riprese, è rimasta neutrale”.

Federica Di Bartolo

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