Il club di Pablo Larrain

Il tema religioso impregna Il Club di Pablo Larrain, ma è anche un j’accuse contro un clero che si è fatto complice di una dittatura crudele con cui non vuole fare i conti. E se la Lussuria e l’Ira sono i peccati più frequentati da questo gruppo di personaggi, il film è un’opera sulla Superbia, il peccato più grave per la chiesa, superbia per la propria intoccabilità, superbia per la mancanza di verità, come atto di volontaria giustificazione di un passato con cui i conti non si fanno perché quello che è successo, è tutto sommato giusto

Toponimia di Jonathan Perel

Jonathan Perel con Toponimia realizza un’opera concettuale, un manifesto metafisico, di grande forza per la sua iteratività visiva della messa in quadro. In un circuito scopico che porta lo spettatore a essere ipnotizzato dalla geografia dei luoghi e lanciato nel passato prossimo attraverso la macchina del tempo chiamata Cinema

Neruda di Pablo Larrain

Ancora su Neruda di Pablo Larrain. Antonio Pettiere realizza un’estesa analisi dell’ultimo film del regista cileno. “Si rimane affascinati di fronte a Neruda, ultima opera di Pablo Larrain (la sesta), che conferma uno stile coerente e personalissimo, ma allo stesso tempo riesce a rinnovarsi per messa in scena e linguaggio cinematografico, in una progressione costante del suo cinema”

Sicario di Denis Villeneuve

Tutto il film di Denis Villeneuve si muove tra confini spaziali, etici ed estetici. Una geografia visiva composta da frammenti che si inseriscono in modo lento all’interno del tessuto narrativo come un puzzle che lo spettatore compone frame dopo frame con lo sguardo.

Citizenfour di Laura Poitras

Il documentario di Laura Poitras rimane comunque l’esempio per antonomasia della potenza della rappresentazione cinematografica e della capacità di un mezzo popolare anche nel XXI secolo di mettere in scena, ancora una volta, le istanze libertarie e creative, dove la visibilità e la (re)interpretazione della realtà che stiamo vivendo forniscono uno strumento di sopravvivenza

“Red Lights” di Rodrigo Cortés

Bombardato da milioni di immagini attraverso strumenti di comunicazione differenti, l’uomo contemporaneo è sempre più obiettivo di finzione e manipolazione che soggetto senziente ed elaboratore della verità. Il regista spagnolo Rodrigo Cortés con il suo “Red Lights” cerca di affrontare questo lato oscuro della postmodernità mettendo in scena le vicende di due scienziati che investigano sui fenomeni paranormali

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