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Sole Luna Doc Film Festival

‘Wainitai’: reinventare le radici

Un’adolescente Awajún cerca il proprio spazio dentro una tradizione da custodire, ma anche da abitare in modo nuovo

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wainitai

Presentato al Sole Luna Doc Film FestivalWainitai è un cortometraggio documentario del 2025 diretto da Pablo García-Vizcarra. Il film segue Jarumi, una ragazza di 14 anni che cresce nella comunità indigena Awajún, nell’Amazzonia peruviana, dentro un quotidiano scandito da lingua, memoria, riti familiari e doveri domestici.

Il corto non racconta semplicemente lo scontro tra tradizione e modernità, ma qualcosa di più sottile: il tentativo di una ragazza di trovare il proprio spazio dentro una cultura ereditata, senza rinnegarla e senza lasciarsi definire interamente da essa. Jarumi non sembra voler fuggire dalle proprie radici. Cerca piuttosto un modo per abitarle diversamente, trasformando la tradizione da destino imposto a possibilità da reinventare.

La tradizione come eredità e confine

Wainitai si costruisce sulla tensione tra due forze. Da una parte c’è la tradizione Awajún, custodita dagli adulti come un’identità da proteggere e tramandare. Dall’altra c’è il richiamo della modernità, di una cultura globalizzata che entra nella vita dei più giovani attraverso immagini, giochi, aspirazioni.

Il corto non contrappone questi due poli in modo schematico. La tradizione non viene rappresentata come un limite assoluto, ma come un’eredità preziosa e complessa. Allo stesso tempo, il film mostra quanto quell’eredità possa diventare pesante quando non lascia spazio alla possibilità di scegliere.

La domanda centrale diventa allora chiara: come si può custodire una tradizione senza trasformarla in una gabbia? E come può una ragazza ereditarla senza esserne completamente definita?

Radici e conflitto generazionale

Il conflitto generazionale attraversa Wainitai soprattutto nel rapporto tra Jarumi e la madre. Da un lato c’è la volontà degli adulti di proteggere l’identità Awajún, la lingua e le tradizioni ricevute; dall’altro, lo sguardo di una nuova generazione che cresce già esposta a desideri, immagini e possibilità diverse. La madre afferma l’importanza di non perdere le proprie radici e di non vergognarsene. Un pensiero che nasce dalla paura concreta che la cultura autoctona venga dimenticata o svuotata.

Eppure, proprio qui il corto apre la sua riflessione più interessante. La madre dice di voler crescere una figlia libera e indipendente, ma quella libertà sembra avere confini già stabiliti. Jarumi deve imparare i lavori di casa, dare una mano al negozio, rispettare i riti della comunità e riconoscersi in un ruolo femminile preciso.

La differenza con i fratelli rende evidente anche la questione di genere. Mentre i ragazzi sembrano potersi concedere spazi di gioco e distrazione, Jarumi viene richiamata a una responsabilità precoce. La tradizione, suggerisce il corto, non ricade su tutti allo stesso modo. Sulla sfera femminile grava un peso maggiore, trasformando le radici in disciplina, attesa e controllo.

La libertà di reinventare

La parte finale concentra con delicatezza questa tensione. Dopo una discussione familiare, la madre propone a Jarumi di andare nella foresta per creare un colore naturale, secondo un rito legato agli antenati e alla pittura delle vesti tradizionali. La sequenza evita però una contrapposizione manichea tra tradizione e libertà. Il rito non è solo un vincolo, ma anche un sapere che Jarumi può fare proprio. La ragazza partecipa al rito, indossa gli abiti della comunità e condivide quel sapere con un’amica esterna alla tribù. Quel colore, nato da una pratica antica, diventa però anche uno strumento personale che Jarumi usa per dipingere, trasformando un gesto ereditato in uno spazio intimo di espressione. La cultura Awajún non appare quindi come qualcosa da respingere, ma come un’eredità che può essere attraversata e forse reinventata.

Proprio per questo, il gesto finale acquista valore. Quando Jarumi si sfila la cintura tradizionale e si tuffa nel fiume, il corto non sembra raccontare un rifiuto delle proprie radici, ma un temporaneo alleggerimento dal peso dei ruoli. In acqua, lontana dallo sguardo della madre, la protagonista può esistere per un momento senza dover dimostrare nulla: non soltanto figlia, non soltanto custode di una tradizione, ma ragazza libera di cercare la propria forma.

Wainitai è un corto sensibile su una ragazza che cerca sé stessa dentro la tradizione, senza rinnegarla né restarne prigioniera.

Wainitai

  • Anno: 2025
  • Durata: 20’
  • Distribuzione: Films on the Road
  • Genere: cortometraggio documentario, racconto di formazione
  • Nazionalita: Spagna, Perù
  • Regia: Pablo García-Vizcarra
  • Data di uscita: 06-July-2026