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TERRA LENTA FILM FESTIVAL

‘Hélio Melo’: la memoria di una terra

La vita di un artista autodidatta come simbolo di una terra ferita che resiste alla distruzione.

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Hélio Melo

Tele, disegni, fiumi, fango, foglie, foreste e poesie. Una regione remota, una terra di confine, quasi invisibile per il resto del mondo e persino per il suo Paese. E un uomo che è stato, in un’unica vita, seringuero, barbiere, musicista e, soprattutto, poeta, scrittore e pittore autodidatta, che, attraverso la sua arte, ha trasformato il fango, le foglie e il silenzio di quel luogo, l’Acre, una delle regioni più lontane e dimenticate del Brasile, in un palcoscenico di resistenza culturale. Un uomo, Hélio Melo, che è protagonista, con i suoi dipinti e quella stessa natura e umanità che ha cercato di restituire e raccontare con i suoi colori, e le sue parole, del cortometraggio, che porta il suo nome, diretto da Leticia Rheinhantz, presentato in concorso e in anteprima italiana, al Terra Lenta Film Fest. 

Lo spazio che si fa voce

Un luogo attraversato da migliaia di contadini in cerca di una promessa di ricchezza, da uomini e donne che, minacciata la natura circostante e le sue potenzialità, hanno protestato, manifestato e lottato, perdendo anche la vita, contro chi, dall’alto, chiedeva e imponeva la deforestazione e l’allontanamento delle comunità locale. Un luogo, poi, distrutto nel suo habitat naturale dall’essere umano definito “civilizzato”. E un racconto, quello di questa stessa terra, fatto da Rheingantz, in Hélio Melo, che, partendo proprio dalla vita e dalla storia privata dell’uomo, riflette e rispecchia, attraverso le parole del poeta, recitate dalla voice over di Chico Diaz, la storia che riunisce, in quei territori, i destini e le esistenze di molti altri.

Lo fa, non percorrendo la strada del classico documentario biografico e didascalico, ma con una sovrapposizione delle tele e dei disegni, delle linee minuziose, dei colori vibranti e del realismo magico di Melo, che unisce la quotidianità della foresta con i suoi miti spirituali, e la natura, ripresa e fotografa, dell’Acre contemporanea. In un’unione in cui la voce di Diaz, che dà corpo alle parole di Melo, sembrano dare vita e fondersi con i suoni della foresta, con la robustezza degli alberi e il flusso dei fiumi: con la natura che, nonostante il tempo e gli anni, sembra, ancora, riflettere il passato.

Ferite di ieri e di oggi

La voce fuori campo abita, infatti, lo spazio attraversato e raccontato. Da lì, sembra nascere nascere, come dal fruscio delle foglie e dallo scorrere delle acque. E, da lì, da quella voce e da quelle immagini, riemerge load memoria della dittatura militare, la violenza dei latifondisti e la dignità dei popoli che vedevano, e vedono, i propri confini violati.

È un ricordo, e un passato, che diviene e rispecchia, insieme, il tempo presente: i dolori inflitti sono gli stessi di ieri, le ferite geopolitiche ed ecologiche sono ancora aperte, in quei paesaggi ripresi dalla regista e in dialogo con le proprie raffigurazioni, dipinte dalla mano di Milo, e che diventa, con il corto di Rheingantz, un nesso temporale, un testimone di memoria storica. Un rifugio di sofferenze e storie, e un monito di identità e protezione, verso una terra che ha subito minacce di cancellazione e distruzione che la cui bellezza, impressa nelle tele, nell’immaginario e nelle immagini di Hélio Melo, resiste, e persiste.

Hélio Melo

  • Anno: 2024
  • Durata: 25'
  • Nazionalita: Brasile
  • Regia: Leticia Rheingantz