S’inserisce nella collana Midnight Classics di Plaion pictures Saw 4-film collection. Un’edizione mediabook a tiratura limitata e numerata per celebrare in alta definizione i primi quattro tasselli del popolarissimo franchise horror thriller Saw. Franchise per ora costituito da dieci capitoli. Franchise nato dalle menti del James Wan artefice poi della saga The conjuring e del Leigh Whannell passato anni dopo anche alla regia. Del resto, suoi sono, tra gli altri, Insidious 3 – L’inizio, il fantascientifico Upgrade e L’uomo invisibile del 2020. Con poster e cinque cartoline da collezione incluse nella confezione, più oltre cinque ore di contenuti speciali ad arricchire il tutto, cosa offre, dunque, questo cofanetto? Come già accennato, i primi quattro lungometraggi sawiani, il capostipite dei quali diretto dal citato Wan e i tre successivi da Darren Lynn Bousman. Quattro lungometraggi proposti però su otto dischi, in quanto sia in 4K Ultra HD che su supporto blu-ray. Quattro lungometraggi che, insieme al contemporaneo Hostel di Eli Roth, hanno aperto la strada al cosiddetto torture porn. Un sottogenere dell’horror che, come è intuibile, si basa sulla rappresentazione estrema della violenza. Sebbene, ai tempi della genesi dell’apripista, Wan osservò: “Ho sempre considerato questo progetto come un ‘giallo’, un film del mistero”. Precisando: “Ho preso la storia di un thriller e l’ho raccontata con lo stile di un horror”.
Saw – L’enigmista (2004)
Un uomo si risveglia in una vasca colma d’acqua e scopre di avere un piede incatenato al muro di uno squallido bagno sotterraneo. Adam, dal volto del sopra menzionato Whannell, co-sceneggiatore del film insieme al regista, e che scopriamo subito non essere solo nel posto. Insieme a lui, infatti, oltre ad un corpo privo di vita c’è il dottor Lawrence Gordon alias Cary Elwes, anch’egli con un piede incatenato. I due sono prigionieri di un ignoto folle conosciuto con il nome di Jigsaw, ricercato dalla polizia. Un folle che, tramite messaggi registrati, gli comunica informazioni utili per poter trovare il nascondiglio in cui si trova la chiave libera-catene. Mentre apprendiamo anche che ha rapito la moglie e la figlia di Gordon e che ha un preciso scopo. Quale? Far sì che uno dei due elimini l’altro entro otto ore, altrimenti moriranno entrambi. Perché la sua particolarità è la capacità di porre le sue future vittime dinanzi a terrificanti scelte da cui dipende la loro stessa vita. Un serial killer chiaramente debitore nei confronti dell’assassino moralista di Seven, a differenza di cui, però, Saw – L’enigmista non ha il timore di apparire esplicito. Tra corpi smembrati ed emoglobina che schizza copiosa, Wan – che parte da una claustrofobica situazione alla Cube – Il cubo – non manca infatti di shockare visivamente.
Ma la violenza che tira in ballo non risulta mai gratuita. Tanto che l’elemento veramente terrorizzante non è ciò che l’obiettivo della macchina da presa immortala.
Bensì le atroci azioni che i diversi prigionieri del “mostro”, psicologicamente stressati, vengono spinti a compiere. Basterebbe citare il tizio che, per evitare di essere sepolto vivo, s’infila in una rete che gli squarcia la carne. Man mano che, tenendo abilmente alta la tensione, il puzzle in fotogrammi costituito da indizi conduce al sorprendente epilogo. Rivelandosi – con incluso nel mucchio un Danny Glover impegnato nelle indagini – un probabile attacco al falso perbenismo che caratterizza l’American dream (e non solo). Quasi privo di situazioni ambientate in esterni e che pare citare il Dario Argento di Profondo rosso nell’introdurre l’inquietante pupazzo Billy. Un già classico qui proposto nel 4K Ultra HD con due diversi commenti audio. Uno di Whannell ed Elwes sottotitolato e uno non sottotitolato dei produttori Mark Burg, Gregg Hoffman e Oren Koules. Commenti presenti anche nel blu-ray, accanto ad altro materiale extra. Dal cortometraggio originale cui s’ispira il film allo storyboard di una sequenza alternativa, passando per trentasei minuti di dietro le quinte. Più una breve featurette in cui cast e troupe parlando di Billy e quasi un’ora di Game changer: The legacy of Saw. La versione di Saw – L’enigmista ospitata da entrambi i dischi è director’s cut.
Saw II – La soluzione dell’enigma (2005)
Nel folgorante e disturbante incipit abbiamo l’ennesimo sfortunato prigioniero del sadico serial killer Jigsaw, che ormai sappiamo possedere i connotati di Tobin Bell. Prigioniero alle prese con un diabolico meccanismo a tempo collegato ad una sorta di maschera chiodata. Un omaggio a La maschera del demonio di Mario Bava? Potrebbe essere. In ogni caso, ci troviamo dinanzi ad un numero due sfoggiante un notevole aumento delle dosi di gore e violenza grafica. Nonché del numero delle vittime, in quanto, nella situazione proto-Cube che caratterizzò il primo film non abbiamo più due persone sole. Bensì otto, tra cui il giovane Daniel incarnato da Erik Knudsen, figlio del detective Eric di Donnie Wahlberg. Inevitabilmente, quindi, la sceneggiatura a firma del regista Bousman e di Whannell viene infarcita con situazioni ed elementi tipici del filone slasher. Quindi, con Wan produttore esecutivo insieme a Whannell stesso, la struttura narrativa si evolve ulteriormente. In quanto stavolta non abbiamo il lento e teso intrigo volto a trasportare all’inaspettato twist ending. Sebbene venga mantenuta la claustrofobia suggerita dalla quasi totale ambientazione in interni. Un set che lo scenografo David Hackl ha miracolosamente costruito in sole tre settimane mettendo insieme ventisette differenti set in un unico teatro di posa.
Set su cui, tra siringhe, fuoco e gas nervino, vengono introdotti shockanti momenti destinati a mettere a durissima prova non solo gli spettatori impressionabili.
Mentre vediamo tranquillamente in volto Jigsaw fin dall’inizio e, attraverso una veloce narrazione garantita dal serrato montaggio di Kevin Greutert, veniamo condotti a diverse rivelazioni finali. Rivelazioni tutt’altro che aspettate, al servizio di un coinvolgentissimo sequel che lascia oltretutto emergere allegorie sull’istinto paterno e, in generale, sui rapporti tra padri e figli. Sequel che troviamo nella sua versione cinematografica nel 4K Ultra HD, corredato di tre commenti audio. Quello di Wahlberg e dell’attrice Beverly Mitchell sottotitolato e due diversi non sottotitolati. Uno del regista insieme allo scenografo e al montatore e uno di Whannell in compagnia di Wan. Più lunga di due minuti, invece, è la director’s cut ad essere ospitata nel blu-ray, corredato di medesimi commenti audio e di molti altri contenuti. Dal trailer originale a quasi quattro minuti di confronto tra storyboard e girato, passando per dodici minuti di intervista a Bousman. Più sei minuti di ricordo del compianto Gregg Hoffman, tre de Il gioco di Jigsaw, quattro sugli oggetti di scena. E ancora, quasi tredici minuti in cui Bell parla del film e, infine, tre featurette. Inquadratura iniziale: con il regista Darren Lynn Bousman, di circa sette minuti, La storia dietro la storia, di quasi quattro, e Il documentario di Scott Tibbs, di sedici.
Saw III – L’enigma senza fine (2006)
Ripartiamo con un tizio dal piede incatenato che tenta disperatamente di liberarsi. Il sadico serial killer Jigsaw è tornato! Sfuggito alla polizia ed affiancato da una complice, come avevamo potuto apprendere al termine del secondo capitolo, è ancora a caccia di sventurate vittime. Tutte ovviamente da sottoporre ai suoi perversi test, mentre il cancro provvede a consumarlo. Nelle sue grinfie, infatti, cade questa volta la dottoressa Lynn Denlon di Bahar Soomekh, costretta a fare di tutto per tenerlo in vita. Mentre entra in scena anche il Jeff di Angus Macfayden. Un padre desideroso di vendetta nei confronti dell’uomo che causò la morte del figlio in un incidente automobilistico. È lui che viene introdotto in un percorso da affrontare attraverso il conseguimento dei classici diabolici “giochi enigmistici”. Quindi abbiamo un’ulteriore ritocco di quella che nei primi due episodi, come già spiegato, era una situazione proto-Cube – Il cubo. Saw III – L’enigma senza fine, infatti si struttura su due trame progressivamente sviluppate in parallelo, mantenendo comunque la tendenza a privilegiare claustrofobici interni. Ma, sotto la regia del Darren Lynn Bousman già al timone del precedente, spicca immediatamente la volontà di spingere ulteriormente sul pedale della violenza. D’altra parte, da Nightmare a Venerdì 13, si tratta da sempre dell’elemento di spicco destinato ad essere amplificato nei sequel.
Quindi si va da toraci scoperchiati a piccoli uncini conficcati nella carne come in Hellraiser di Clive Barker. Senza contare un’operazione chirurgica a cranio aperto e il decesso di una donna congelata viva.
Tutte sequenze di tortura e morte grondanti liquido rosso e dinanzi alle quali risulta davvero difficile rimanere indifferenti. Fino ad approdare, ovviamente, al consueto twist ending di quello che, ai tempi della sua uscita, sembrava essere il tassello conclusivo della serie. Oltretutto promosso in patria, a quanto pare, tramite una decisamente macabra trovata pubblicitaria. Pare infatti che sia stato distribuito un numero limitato di locandine colorate con inchiostro rosso mischiato al sangue dell’attore protagonista Tobin Bell (!!!). E, come per i due lungometraggi precedenti, nel 4K Ultra HD abbiamo la versione theatrical e nel blu-ray la director’s cut, più lunga di dodici minuti. Entrambi corredate di tre commenti audio. Uno sottotitolato di Bousman, del montatore Greutert e del direttore della fotografia David A. Armstrong e altri due in versione originale. Quello di Bousman insieme ai produttori esecutivi Whannell, Peter Block e Jasn Constantine e quello dei produttori Oren Koules e Mark Burg. Altri extra, come di consueto, popolano il blu-ray, da dodici minuti di intervista al regista a circa otto riguardanti gli oggetti di scena. Senza contare il trailer americano, nove minuti in cui Bell parla del film, altrettanti sulle trappole, quasi sette relativi alla sceneggiatura e nove a proposito della regia. Più una conversazione di cinque minuti con Shawnee Smith, che interpreta Amanda.
Saw IV (2007)
Quando tutto sembrava essere giunto al capolinea, la saga del sadico Jogsaw ha optato per una strada cara alla serialità cinematografica del XXI secolo. La strada del prequel… anzi, in questo caso quella del mix tra prequel e sequel. Ancora con Darren Lynn Bousman alla regia, abbiamo infatti di nuovo due vicende in parallelo. Da un lato il comandante della SWAT Rigg alias Lyriq Bent alle prese con il classico percorso tempestato di diabolici “giochi enigmistici”. Nel tentativo di portare in salvo un vecchio amico entro novanta minuti. Dall’altro apprendiamo dettagli sulla genesi dell’enigmista tramite le testimonianze dell’ex moglie Jill, dai connotati di Betsy Russell. Testimonianze che fanno parte delle indagini condotte dagli agenti dell’FBI Strahm e Perez, ovvero Scott Patterson e Angus Macfadyen in seguito alla morte della detective Kerry. La Kerry che abbiamo visto possedere le fattezze di Dina Meyer e che è perita nel lungometraggio precedente. Da cui questo quarto riprende bene o male la struttura narrativa, ma non l’eccessiva carica di sadismo.
Nonostante l’impressionante autopsia d’apertura e le consuete, efferate sequenze di omicidio.
Notevole quella in cui un tizio dagli occhi cuciti e un altro con le labbra serrate allo stesso modo si trovano legati allo stesso marchingegno. Per il resto, lo script di Marcus Dunstan e Patrick Melton privilegia ai ben distribuiti momenti di violenza un non banale intreccio. Un intreccio più vicino al thriller poliziesco a tinte splatter che alle pure storie dell’orrore. Man mano che, con un buon ritmo generale, emergono chiarimenti di punti rimasti in sospeso in Saw 3. Fino alla conclusione – aperta per Saw V – di un’ora e trentadue minuti di visione: la theatrical cut proposta nel 4K Ultra HD con due commenti audio. Quello sottotitolato di Bent e del regista e quello senza sottotitoli dei produttori Koules e Burg e dei produttori esecutivi Constantine e Block. Commenti presenti anche nel blu-ray, dispensatore della director’s cut più lunga di tre minuti. Insieme al trailer originale, una scena tagliata, nove minuti incentrati sugli oggetti di scena e quasi dodici in cui Tobin Bell parla di Saw IV. Più il videoclip degli XJapan, trentatré minuti di video diario di Bousman e circa dieci in cui lo stesso si racconta.