La prima serie in lingua spagnola tratta dal capolavoro di Isabel Allende arriva su Prime Video con otto episodi e l’ambizione di restituire quello che la versione filmica del 1993 aveva mancato.
Il capolavoro originale
Ci sono libri che appartengono alla memoria collettiva di un’intera cultura, prima ancora di diventare film o serie. La Casa degli Spiriti di Isabel Allende è uno di questi. Pubblicato nel 1982, il romanzo ha attraversato decenni, traduzioni, generazioni di lettrici e lettori. Ha resistito persino a un adattamento cinematografico ampiamente criticato per la scarsa aderenza al testo originale.
Oggi, a quarantaquattro anni dall’uscita, arriva su Prime Video nella sua prima forma seriale e, soprattutto, nella sua prima versione autentica: in spagnolo, girata in Cile, con un cast interamente ispanico. Il risultato, almeno dai primi tre episodi disponibili dal 29 aprile, è qualcosa di raro. Una serie che porta il peso di un’opera gigantesca sulle spalle e sceglie, deliberatamente, di non scrollarselo di dosso.
La scelta da parte della piattaforma streaming sembra ricalcare quella dell’anno scorso di Netflix, per quanto riguarda la trasposizione seriale di Cent’anni di solitudine. Altra opera portante della letteratura latinoamericana, la saga familiare di Gabriel Garcia Marquez è apparsa sugli schermi con un cast completamente sudamericano e in lingua spagnola. Anche nel caso del capolavoro di realismo magico di Marquez, l’adattamento si è rivelato estremamente fedele al testo originale, riscuotendo enorme successo di pubblico e critica. Una speranza certamente condivisa da Prime Video con la presente versione dell’opera allendiana.

Una saga che si costruisce mattone per mattone
La struttura originale è quella di una saga familiare che abbraccia oltre mezzo secolo: tre generazioni di donne, Clara, Blanca e Alba, in un paese sudamericano conservatore plasmato da disastri, lotte di classe e magia. La narrazione si apre con un espediente fedele al romanzo: Alba scopre i diari della nonna Clara e viene trascinata in un viaggio nel tempo, un lungo flashback che attraversa l’interezza dei primi episodi. Da quel momento, la serie si ambienta negli anni’20, in un ritratto completo della singolare famiglia Trueba.
La narrazione dei tre episodi iniziali procede con la calma consapevole di un prodotto che ha tanto da raccontare, e che sa di avere otto ore a disposizione. Vi è una costruzione paziente, quasi rituale, che richiama la scrittura di Allende: ogni personaggio viene depositato nella scena come un oggetto prezioso, con cura, senza sbrigarsi. Il racconto della giovane protagonista Alba accompagna lo spettatore nel mondo incantato (ma non per questo privo di disgrazie e disavventure) dipinto dalla scrittrice cilena.
Il peso di un fantasma chiamato Bille August
È impossibile parlare di questa serie ignorando il confronto. Nel 1993 Bille August diresse un film con Jeremy Irons, Meryl Streep, Glenn Close, Winona Ryder e Antonio Banderas. Nonostante l’indubbia eccellenza del reparto tecnico (dai costumi alle ambientazioni, dalle interpretazioni alla colonna sonora), quella versione scatenò numerose critiche, rivolte soprattutto a una sceneggiatura giudicata poco convincente nella trasposizione.
La risposta della showrunner Francisca Alegría e dei co-creatori della serie Fernanda Urrejola e Andrés Wood è di segno opposto. Dove August aveva scelto Hollywood, loro scelgono Santiago. Dove lui aveva compresso cinquecento pagine in due ore, loro le espandono in otto episodi da ottanta minuti l’uno. Il dispositivo seriale sembra ormai quello definitivo per la trasposizione di lunghe saghe come quella qui rappresentata. D’altronde, l’ormai conclusa Game of Thrones ha dimostrato ampiamente l’aderenza di tale affermazione, facendo scuola alle serie successive.
Isabel Allende stessa ha spiegato che la differenza non è solo di durata, ma di autenticità: il film non aveva niente di latinoamericano, mentre la serie è stata girata in Cile con tutto il cast ispanico. La produttrice esecutiva della serie è la stessa Allende, affiancata da Eva Longoria e dalla casa di produzione Film Nation Entertainment, che negli ultimi anni ha firmato i successi commerciali e di critica Anora e Conclave.

Clara, Esteban e il realismo magico come lingua madre
Il cuore pulsante dei primi episodi è il rapporto tra i due protagonisti. Esteban Trueba (Alfonso Herrera) è un uomo ambizioso e autoritario, determinato ad accumulare potere economico e politico. Sua moglie Clara del Valle, sorella minore della bella e dolce Rosa del Valle, è dotata di capacità soprannaturali, tra cui quella di poter comunicare con gli spiriti.
Dolores Fonzi interpreta Clara nella versione adulta con una compostezza magnetica. Nicole Wallace le dà vita nel periodo dell’infanzia con una leggerezza che nasconde, sotto ogni sorriso, una drammaticità sottesa, che si svelerà con l’avanzare degli anni. Herrera costruisce Esteban come una figura di contraddizioni irrisolvibili: l’uomo capace di amare con violenza, di possedere ciò che venera. È il patriarcato latinoamericano riportato in vita, con tutta la sua brutale coerenza interna.
Il realismo magico della Allende viene trattato dalla regia con la stessa naturalezza con cui appare nel romanzo: gli spiriti entrano nelle scene senza annunciarsi, le premonizioni di Clara sono riconosciute dagli altri personaggi come un dato di fatto, non un’eccezione. Il talento degli interpreti si mescola a una regia fluida e cristallina, e a una narrazione alla quale è impossibile sfuggire per la sua capacità di immersione nell’universo narrativo rappresentato. La ricostruzione storica di costumi, ambientazioni e toni drammatici risulta anch’essa impeccabile.
Un’estetica classica, qualche ombra
Una critica che si può muovere alla serie riguarda la messa in scena: parrebbe essere legata a un’impostazione fin troppo classica, solenne e a tratti prevedibile, come se dal 1993 a oggi non fosse cambiato niente nel modo di fare cinema e televisione. Ci sono momenti in cui la fotografia indugia troppo, in cui la regia sceglie la solennità al posto del rischio. La serie, tuttavia, ha la solidità di chi ha imparato bene le regole del mestiere e, per ora, non sembra avere il bisogno di infrangerle.
Gli otto episodi usciranno a cadenza settimanale fino al 13 maggio. I prossimi cinque definiranno definitivamente il peso di questa operazione. Per ora, i tre episodi disponibili indicano qualcosa di chiaro: questa volta, la casa degli spiriti sembra costruita per durare.