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David Lynch – Darkened Room

Un ARTISTA a 360°

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8 minuti a David Lynch sono più che sufficienti per creare un indefinito riverbero di elucubrazioni mentali, oserei dire ancor più fantasiose e oscure dell’occhio visionario del regista che le ha pensate, scritte, girate.

C’è lo sguardo allucinato che vuole indagare nella complessità della psiche umana. C’è l’interiorità esasperata che sfocia in un’emotività esasperante. C’è la realtà che trascende nel sogno fino a diventare incubo.

Quest’aperiti-corto va servito a freddo, da accompagnare con un buon calice di corposo vino rosso.
In abbinamento, un gustoso mulholland drive da rivedere con il sesto senso aperto sulla porta dell’inconscio.

E se la Darkened Room non dovesse soddisfare i palati più fini, per cena consiglio il Lynch musicista e artista poliedrico, che fra un progetto e l’altro lascerebbe di che saziarsi restando comunque a bocca asciutta.

Oltre che PITTORE (attività di matrice surrealista filtrata attraverso la pittura più inquieta ed esistenziale di Francis Bacon, suo maestro diretto, passione nata prima del cinema e tuttora coltivata)

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FUMETTISTA (è del 1973 The Angriest Dog in the World, striscia umoristica pubblicata agli albori della sua carriera su LA Reader)

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FOTOGRAFO (Industrial, Nudes and Smoke, Snowmen, Man with Instrument, Fetish … sono solo alcuni nomi dei suoi progetti fotografici, serie di foto per lo più in b&n che ritraggono ambienti sinistri, deserti o popolati da figure ambigue e sfuggenti)

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SCRITTORE (nel 1991 assieme a Mark Frost e Richard Saul Wurman ha scritto il libro Welcome to Twin Peaks),
DESIGNER (ha realizzato mobili e arredi presenti in diversi suoi film e ha creato insieme allo stilista Christian Laboutin la linea Fetish)

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VIDEOMAKER (da ricordare il video musicale per Short in the Back of the Head di Moby nel 2009, quello per I Touch a Red Button Man degli Interpol nel 2011 e il più recente per Come Back Haunted dei Nine Inch Nails, nonché gli spot pubblicitari per Armani, Gucci e Dior)

e poi REGISTA, SCENEGGIATORE e MONTATORE (da annoverare i primissimi cortometraggi realizzati negli anni ’60: l’animazione proiettata in loop in Six Figures Getting Sick ha qualcosa di assimilabile a quella che lampeggia nel video dei Nine)

il folle regista dell’assurdo, ritrattista del sub-reale, colui che come nessuno sa dar vita ai mostri che abitano i lati oscuri della mente, è anche un amante della musica, COMPOSTIORE e CANTANTE. Insomma, un ARTISTA a 360°.

Tra le collaborazione dirette con Alan Splet (per Eraserhead, Dune e Blue Velvet) e con Angelo Badalamenti (per Blue Velvet, Cuore Selvaggio, Twin Peaks, Strade Perdute, Una storia vera e Mulholland Drive) nella produzione delle colonne sonore dei suoi film, passando da quelle con Danger Mouse e Sparklehorse (per Dark Night of the Soul ha curato un libretto di circa 100 pagine, ricco di foto), sono molti gli esperimenti musicali coi quali il grande regista si è confrontato, prima di arrivare alla realizzazione di un disco tutto suo.

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The Air is On Fire: Soundscape è un album del 2007 tutto firmato Lynch, registrato, montato e mixato dal lui. Realizzato in occasione dell’installazione sonora interattiva allestita per la mostra The Air is on Fire svoltasi presso la Fondation Cartier (contenente dipinti, fotografie, disegni, film sperimentali e creazioni sonore dell’artista, per la prima volta assemblati in una mostra unica d’eccezione e installati in uno spazio concepito dall’artista stesso) l’album è una sorta di tributo al maestro Badalamenti e alle sue musiche cariche di mistero.

L’album che vede il suo debutto in qualità di cantante – Crazy Clown Time (2011) – è la traduzione in chiave sonora delle sue ossessioni visive, in una fusione di industrial, garage ed electro accompagnata da un sospiro di voci striscianti che sembrano uscire dai suoi film più inquieti. Scritto, composto e interpretato da Lynch, Crazy Clown Time prende il nome dal titolo di un brano in esso contenuto, del quale Lynch ha realizzato anche il video di lancio:

The Big Dream, secondo album firmato Lynch (2013), è una miscela di rarefatti suoni blues, trip-hop e psych-dub dalle atmosfere decisamente più chiare e disciolte che sfociano in un sound molto più lento e ipnotico. Da segnalare The Ballad of Hollis Brown, nel quale Lynch si cimenta con Bob Dylan regalandoci una sua versione tenue e oscura del pezzo, e I’m Waiting Here, brano composto assieme all’estrosa vocalist svedese Likke Li.

Una cosa è certa, o forse due.

Nella sua lunga e polimorfa carriera di artista a tutto tondo, il manifestarsi ossessivo di un onnipresente subconscio è il fil rouge che lega opere di natura diversa, il leitmotiv di una produzione incentrata sulla sfera interiore di ESSERE in quanto tale profondo e ineffabile, e che fa di Lynch il portavoce di un dark side che a noi comuni mortali non è dato sapere, o meglio non è dato esprimere con altrettanta potenza del significante.

L’opera d’arte totale nasce solo dal genio, e il signor David Lynch è l’altro che contiene l’uno.

Una matrioska di specchi esponenzialmente elevati all’infinito.

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