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HEROES

Brad Pitt: l’arte di vincere

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Brad Pitt torna in guerra. Dopo aver interpretato il tenente Aldo Raine alla ricerca di nazisti ai quali incidere una svastica in fronte in Bastardi senza Gloria di Quentin Tarantino, l’attore hollywoodiano torna nuovamente indietro nel tempo, durante la Seconda Guerra Mondiale, per interpretare il sergente dell’esercito americano Don “Wardaddy” Collier, posto alla guida di un’unità speciale impegnata in una missione oltre le linee nemiche, con Fury, pellicola bellica diretta da David Ayer, nella quale Pitt riveste anche la figura di produttore esecutivo. Ruolo quest’ultimo che ricopre dal 2002, anno nel quale ha fondato la Plan B Entertainment, casa di produzione con la quale ha partecipato alla realizzazione di svariate pellicole (The Departed, Kick-Ass, World War Z, Selma) che l’hanno aiutato ad allontanare la sola immagine di sex symbol, ruolo quantomeno riduttivo ma dal quale ha saputo trarre vantaggio (specie nella prima parte della sua carriera), per affiancare quella di attore compiuto e professionista affermato.

Dall’autostoppista truffaldino di Thelma & Luoise al sergente Wardaddy di Fury c’è tutto il percorso attoriale che ha portato al Brad Pitt di oggi, interprete consapevole, immerso nei meccanismi hollywoodiani, dei quali è diventato motore lui stesso, sapendoli gestire e sfruttare senza rimanerne vittima come è accaduto ad altri suoi colleghi meno scaltri. Tra il sodalizio con David Fincher per il quale ha interpretato l’irruente detective David Mills (Seven), Tyler Durden, l’alter-ego violento di Edward Norton (Fight Club) e il bambino nato vecchio che ringiovanisce ne Il curioso caso di Benjamin Button, e la trilogia di Ocean’s firmata da Steven Soderbergh, Brad Pitt ha preso parte a film di generi molto dissimili (dal fantascientifico L’esercito delle 12 scimmie al drammatico Sleepers). Dalla seconda metà della sua carriere poi ha collaborato con autori grandiosi come Terrence Malik per il suo The Tree of Live, i fratelli Coen con Burn After Reading o Alejandro Iñárritu per Babel, senza mancare l’appuntamento con il biopic (12 anni schiavo), il dramma romantico (Vi presento Joe Black) o il western (L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford) grazie ai quali ha vinto la sua sfida contro le etichette di Hollywood che lo avrebbe relegato nella variante continua del suo primo successo.

 

Manuela Santacatterina

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